Zardo – Tiziano Sclavi e Emiliano Mammucari

A volte ritornano, e in forma smagliante. È questo il caso dello scrittore pavese Tiziano Sclavi che propone il fumetto Zardo edito dalla Sergio Bonelli Editore.

I dylaniati – tipo i “sorcini” però di Sclavi – conoscono certamente il romanzo Nero. (con il punto finale, come sottolinea l’autore nella prefazione), pubblicato nel 1992 dalla Camunia Editore. Nello stesso anno di uscita venne diretto il film dal regista Giancarlo Soldi e con Sergio Castellitto come protagonista, Hugo Pratt e ad altri attori.

A distanza di 26 anni rispunta la sceneggiatura di Sclavi da un cassetto del regista Soldi, neanche fosse lo Scartafaccio di Manzoni. Sclavi ritorna col botto, stile Twin Peaks.

È possibile respirare esattamente l’aria degli anni Novanta quando Tiz si faceva notare nel panorama letterario. La sua carriera da sceneggiatore aveva raggiunto la fama e lui era il più acclamato nel genere; si faceva spazio anche come romanziere: divennero noti e ripubblicati i suoi romanzi precedenti come Dellamorte dellamore (scritto nel 1983 e pubblicato nel 1991), Film (1974) e Sogni di sangue (1975).

Come dicevo, il fumetto ripropone una storia già scritta in precedenza, ma con le splendide tavole di Emiliani Mammucari che danno dinamicità e veridicità, più qualche lievissima aggiunta apportata dallo sceneggiatore pavese.

 Il romanzo era stato pensato come un film. Il modo in cui Sclavi racconta i vari avvenimenti ha un assetto da sceneggiatura cinematografica e qui vediamo la messa in opera.

I diversi controcampi, primi piani e dissolvenze giocano un po’ sul fatto di aumentare e abbassare la tensione mantenendo, in questo modo, la continua attenzione da parte del lettore.

Ci troviamo in una Milano di periferia, squallida e riconoscibile, probabilmente, solo per la nebbia. Niente Navigli e Duomo.

Zardo è il protagonista della storia ma in realtà questo non è il suo vero nome – ha una evidente crisi di identità visto che viene chiamato “Ciccio” –, lo diventa dopo aver trovato un morto nel bagno della casa della sua nuova compagna, Francesca. Chiede a quest’uomo di andare a casa del suo ex perché ha dimenticato la sua crema anticellulite. Lui va e trova un cadavere. Ipotizzando che l’assassina potesse essere la sua Francesca, decide di coprirla cercando di sbarazzarsi del corpo e pulendo tutto il sangue.

Nella storia non c’è niente di vero, di stabile, è tutto un film, una situazione assurda o a tratti anche comica, un sogno. Purtroppo per Zardo ormai il destino è quello di essere condannato a rimanere in questo inferno.

Tiziano, per attirare ancora di più l’attenzione del lettore, fa sì che la narrazione si basi su ciò che avviene in superficie. L’analisi psicologica approfondita spetta al lettore.

È un noir con il tema del doppelgänger sommato a una commedia degli equivoci da cui non si riesce più a fuggire, come un incubo. Caratteristici dell’universo sclaviano sono anche La Morte, il sesso e il cimitero. Un trio perfetto. Il fumetto si conclude proprio con questa “troppia” bellissima, richiamando molto una delle prime scene del film Dellamorte dellamore con quel figo di Rupert Everett e la bellissima e sinuosa Anna Falchi che ci danno dentro sulla tomba del marito.

La chiusa di Zardo ha un finale aperto e riporta proprio la didascalia “Fine?”

Su questo c’è qualcosa da ridire perché manca ancora il clou della storia, se Sclavi ha deciso di mantenere lo script originale e di non rimaneggiarlo. Lo stesso autore dichiara di aver immaginato episodi indipendenti per il povero protagonista. C’è da aggiungere che la Bonelli non si farebbe mai scappare la possibilità di produrre un’ottima serie, piuttosto che un solo volume conclusivo. Mossa commerciale? Può darsi.

C’era anche del timore iniziale viste le sole 64 pagine del volume, sicuramente troppo poche per trasporre il romanzo.

Per i romantici, invece, diciamo che stiamo aspettando il seguito che manterrà l’asticella alta e triboleremo in attesa nel finale. Io il romanzo lo ricordo ancora bene e quel che dovrebbe seguire, nel caso, sarà sicuramente pazzesco.

Non possiamo che aspettare un seguito. Chissà fra quanto?!

Federica Andreozzi

Leggo da sempre, e ho deciso di diventare miope e astigmatica solo per provarlo a tutti. La mia compagna di vita si chiama Ansia, che mi somiglia ma ci vede benissimo. Recensisco di tutto, anche le etichette delle camicie, ma se mi date un fantasy non potrò che assumere l’espressione schifata in foto.

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