VIS L’energia dei ricordi – Gerardo Maria Cinelli : recensione

Nel titolo c’è già tutto, ed è proprio L’energia dei ricordi ad animare il romanzo. Il narratore naviga nei ricordi di bambino e di ragazzo, non sappiamo la sua età, e non è importante: conta solo la capacità di ripescare nella memoria quelle storie a cui aggrapparsi quando ne abbiamo bisogno.

Nel primo capitolo c’è la dimensione dell’infanzia, gli amichetti, il ritorno da scuola, quella parentesi del dopo pranzo dove nulla esiste prima che finiscano i cartoni animati, persino lo studio è un bel frammento del vissuto. C’è il gioco, ma soprattutto c’è la prima persona con cui condividiamo la vita, la prima parola che invochiamo da piccoli quando siamo in difficoltà, la mamma.

Viola però ha una sua storia prima della famiglia, ed è la storia preferita del figlio. Per molti versi conosco bene le sensazioni descritte nel libro, perché la donna è una maestra e ne leggiamo la trasferta per lavorare, per il concorso, la molla che permette di passare alle prime forme esperienziali da adulti.

“Lei, ragazza di un paese sperduto nel cuore dell’Abruzzo, dove i sogni rimangono nel cassetto chiusi a chiave, era appena approdata a Milano con l’obiettivo di aprire il suo cassetto dei sogni e provare a realizzare quello di diventare insegnante. In cuor suo, covava con forza e tenacia quel sentimento di riscatto tipico di chi ha una sola occasione per poter plasmare e dare forma al proprio destino. E di occasioni, Viola, era certa che non ne avrebbe avute altre.”

Ogni immagine è una novità, dai tram alla nebbia, che c’è anche in Abruzzo ma molto diversa; conosco anche quei paragoni tra la capitale meneghina e la piccola realtà abruzzese (forse uno dei leitmotiv delle conversazioni tra me e il capo di Bookrider), e i sogni di Viola alimentano le speranze di noi lettori senza patria.

VIS L’energia dei ricordi è il racconto dell’amore di un figlio per la madre, del rimpianto di non avere il coraggio di dirlo apertamente, o quantomeno dell’incapacità di dirlo quando si è in tempo. Per comodità potremmo dire che si tratta di timore reverenziale verso un sentimento così grande e puro, e invece chissà cos’è che blocca la voce. Ci sarà un’altra volta, quella buona, e così passano le occasioni. È per questo che VIS è anche un romanzo sul tempo, che in un modo o nell’altro governa la vita e i rapporti. I “perditempo” sono una categoria, come dice l’autore, “estremamente negativa, quasi sacrilega”, quelli che lasciano scivolare la vita verso un nulla di fatto.

Dopo Le grandi mani di mio padre, questo romanzo è stato un po’un colpo di grazia emotivo, con la differenza che in questo caso non ho versato barili di lacrime. Da un lato c’è ancora la possibilità di recuperare, smettendo di fare il perdigiorno (sì, amo esagerare e superare i confini), e soprattutto Gerardo Cinelli propone l’antidoto alla tristezza e l’amarezza, ovvero la capacità di pescare nei ricordi per ritrovare la serenità.

“Sfortunato è dunque colui che non ha la forza del ricordo e che non godrà mai dei frammenti eterni che lo compongono.”

Aniello Di Maio

Aniello di Maio è nato l’ultima volta a Castellammare di Stabia (NA), ma si definisce pescarese per evitare lo spirito di competizione. Allevato da un diplomatico presso l’ambasciata spagnola, ha acquistato un veloce eloquio, così veloce che è meglio leggerlo che ascoltarlo. Ha amato così tanto studiare Lettere moderne che ha trascorso almeno il doppio degli anni fuori corso, un po’per l’ansia dilagante, un po’perché non riesce ad essere serio a lungo. Neanche in quattro righe di biografia.

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