Tutta sola al centro della terra – Zoe Thorogood : recensione

Tutta sola al centro della terra l’ho scelto di pancia, guidata da quella precisa e nitida sensazione che ti fa dire: questo. Seguito da nessun dubbio o esitazione, lo sai è basta.

Se vi siete imbattuti in alcune miei altri testi, lo saprete già, certe volte capita di scegliere un libro con questa incrollabile certezza (ho scelto così Nonostante tutto, per fare un esempio, e ora sono piena di roba di Jordi Lafebre) e, ho controllato, il mio like ad un post di Zoe Thorogood del settembre 2022, in cui annunciava il libro, è realtà, non me lo sono immaginato.

Questo libro l’ho voluto da subito, per cui, quando Bao Publishing ha detto: “Bella raga, il 22 marzo 2024 esce Tutta sola al centro della terra di Zoe Thorogood ✌️” (mia personale chiave di lettura), sapevo che l’avrei comprato – per poi piangere sulla non tracciabilità del piego di libri (lo sapete perché si sceglie il piego libri, inutile girarci intorno).

Tutta sola al centro della terra è un graphic novel autobiografico che racconta la depressione. Non è la prima lettura sulla salute mentale che mi capita di fare, mi viene subito in mente Il mare verticale, ad esempio.

Ma, la cosa che mi ha colpito di più è sicuramente il modo di raccontarla; io non amo i racconti non lineari, è un mio limite, ma il caos creativo che genera questo libro è comprensibile, seguibile, come se sotto le vignette colorate che cambiano stile e forma in maniera rapida, ci fosse sempre quel sottile filo di Arianna ben visibile.

La tristezza è una nota di basso sempre presente, tiene il tempo anche mentre credi di star ballando un’altra musica, è lì.

Zoe Thorogood ci racconta la sua esperienza personale, non pretende di parlare della malattia a nome di tutti, eppure, già all’interno del libro, ci sono riferimenti a come le persone che seguono il suo lavoro riescano ad immedesimarsi in quello che scrive, nelle cose più personali; da un lato, per l’artista è una cosa bellissima, che l’arte arrivi, ma dall’altro, se arriva, se ci si immedesima, significa che quel dolore potresti conoscerlo.

Crea una dicotomia, che cos’è che speriamo? Di poterci comprendere tutti al meglio, perché tutti soffriamo, o che non soffra nessuno?

E se tutti soffriamo perché ci sono alcuni che riescono a cavarsela meglio degli altri?

Queste sono tutte domande che accompagnano la lettura e in alcuni punti le ho sentite sottintese nel discorso della protagonista, senza però star qui a voler dare una risposta. Sicuramente dipende anche da cosa intendiamo per sofferenza e soffrire, dal fatto che non sentiamo tutti allo stesso modo e dal fatto che la depressione non può essere banalizzata nella parola sofferenza o semplice tristezza.

Quando leggi Tutta sola al centro della terra, tutto va in pezzi, la realtà la frammentazione dell’io, lo scorrere del tempo, le infinite possibilità che si rincorrono sulla carta, per poi tornare sempre al niente all’uno, a Zoe, al vuoto.

Quello che l’artista crea sulla carta e quello che non riesce a creare nella vita, come essere chiusi tutto il tempo nella propria testa e avere millemila cose da dire, da pensare, da inventare, millemila storie e personaggi e mondi e colori e non riuscire a tirarli fuori con nessuno, a volte neppure con sé stessi, bloccati, c’è un’ombra e poi c’è il mondo e l’impossibilità, invisibile, di comunicare con l’altro, di essere raggiunti, tranne, forse, in uno spazio, quello della carta, dove tutto è possibile, e che può diventare veicolo, ponte verso gli altri, tra un mondo fatto di vuoto e uno fatto di possibilità reali.

In questo libro non c’è alcuna trama, solo sei mesi di vita e di convivenza con un ospite ingombrante che non va mai veramente via, una vita che deve essere vissuta, un lavoro da portare avanti e un nuovo libro da terminare, avanti così mese dopo mese, cercando di guardare sé stessi attraverso i proprio occhi e non attraverso il modo in cui ci hanno detto di essere, cercando di arrivare in cima a la pila senza essere schiacciati dall’ansia che si arrampica sulle braccia.

Non c’è un vero finale, e la perla di saggezza è coperta dal volo di un piccione, saremo anche soli al centro della terra, ma le nostre esistenze si influenzano (musica da titoli di cosa).

Oriana D'Apote

Oriana D'Apote classe ’93 un pendolo che oscilla tra la Puglia e l’Abruzzo. La mia prima natura è quella di ascoltatrice di storie, con l'animo inquieto sempre alla ricerca di qualcosa, il dettaglio, la poesia. Sogno di acquistare centinaia di fiabe illustrate, leggo storie crude. Vivo come il protagonista di un noir a colori dove alla fine prenderò il cattivo, risolverò il caso.

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