Tōkyō tutto l’anno – Laura Imai Messina

L’8 settembre dell’anno in cui non si poteva più viaggiare è uscito, edito da Einaudi, Tōkyō tutto l’anno, viaggio sentimentale nella grande metropoli, scritto da Laura Imai Messina e illustrato da Igort.

La correlazione fra letteratura e viaggio è vecchia come la scoperta del mondo. Narrativa, diari, epistole, tutto scritto con il solo fine di raccontare della ricerca, dell’esplorazione, dell’esotico. Coniugazione perfetta di fascino e utilità, soprattutto in tempi di grandi e nuove scoperte. Ma se il legame fra letteratura e viaggio è ormai un sodalizio, lo stesso non si può dire di quello fra letteratura e turismo.

Da sempre, il viaggio ha assunto un valore puramente positivo; il turismo è invece associato a stereotipi negativi e tuttavia sbagliati, a cui nessun vacanziere vuole essere accomunato.

Eppure, non tutti coloro che viaggiano possono essere definiti turisti e a distinguerli non sono criteri effimeri, bensì le motivazioni che inducono a compiere tale viaggio. I crociati viaggiavano, ma non erano turisti. Per fare un paragone più attuale, ogni giorno migliaia di persone si imbarcano su improbabili gommoni, ma nessuno li apostroferebbe mai con il termine turista.

Il turismo è una forma di viaggio, ma dettato dal piacere. Il turista è il viaggiatore che non ha un intento ben definito se non l’unico e puro piacere di viaggiare. Se il solo scopo dell’arte era l’arte stessa per l’art for art’s sake di Oscar Wilde, così il piacere è l’unico fine del viaggio per il turista.

La nascita del turismo in Occidente si colloca fra il diciottesimo e il diciannovesimo secolo, per ragioni ben precise. La prima è senz’altro l’ascesa economica della borghesia; la seconda è la rivoluzione dei trasporti che concesse comodità ai nuovi viaggiatori. 

Oggi come allora, il motore che induce al viaggio è la ricerca di qualcosa di straordinario. Luoghi, culture, persone. Ogni viaggio non è altro che un incontro con il diverso in ogni sua forma. Pertanto, la figura del turista ha acquisito, con l’avvento della modernità, una nuova rilevanza. 

Dean MacCannell, in The Tourist: A New Theory of the Leisure Class (1976), promuove l’idea per cui il turista sia il prototipo dell’uomo moderno. Infatti, la modernità è caratterizzata da due fattori primari: instabilità e inautenticità; e la ricerca dei loro opposti si concretizza proprio nella figura del turista, che le trova nell’incontro con l’altro. Ryszard Kapuściński in L’Altro (2006), sostiene che l’incontro con il diverso sia fondamentale per la costruzione identitaria poiché essa esiste solo in base alle differenze e ha senso solo in relazione all’altro. Da ciò si evincono le motivazioni per le quali MacCannell sia stato spinto ad affermare che il turista, l’uomo in cerca di altro, rappresenti la condizione emblematica dell’uomo moderno.

Si potrebbe pensare che questa premessa non abbia nulla a che fare con Tōkyō tutto l’anno, invece è il fulcro della mia riflessione.

Già dal sottotitolo, viaggio sentimentale nella grande metropoli, si può intuire in cosa Imai Messina ci accompagnerà, quasi per mano. Nata a Roma, pensava di rimanere in Giappone pochi mesi, e invece non è più andata via. Sarà lei la prima viaggiatrice, il nostro Virgilio, in quello che si può definire una guida turistica per turisti seduti in poltrona.

Con l’espediente narrativo di far conoscere la città, e di conseguenza abitudini e tradizioni del paese che l’ha adottata, ai suoi figli Sōsuke ed Emilio, Imai Messina scrive una dettagliata guida turistica per chiunque intenda viaggiare verso Tōkyō, anche solo con l’immaginazione. 

La sua scrittura fluida e a tratti poetica intesse un’intricata tela di strade, quartieri, festività, mitologia, dei e tradizioni, il tutto intervallato da momenti di spiegazione, a cui si intrecciano personaggi letterari e vita. Per un lettore avido di nozioni potrebbe risultare quasi un’esperienza faticosa, fatta di note al margine e sottolineature, come in un libro di scuola o in uno da cui si voglia imparare. Perché Laura Imai Messina sa che è questo che fa Tōkyō tutto l’anno: insegna. 

Il ritmo della narrazione è cadenzato dal susseguirsi dei mesi, che hanno in coda tutti il kanji tsuki (luna). Ognuno di loro funge da motivo letterario per l’autrice, che trova, ogni volta, nuovi modi per insegnare ai bambini -e al lettore con loro- usi e costumi della città e, per esteso, del Giappone intero. Come tutto l’anno e come la ciclicità tipica del passare delle stagioni, inizio e fine si inseguono al ritmo dei centootto rintocchi della campana, durante le celebrazioni del Capodanno. E se a gennaio si cercano le prime parole e le prime cose, a febbraio è il tempo di imparare alcune scomode credenze del periodo Edo e in quanti modi i giapponesi possono usare i fagioli per preparare un dolce. Marzo è il momento della festa delle bambine, mentre ad aprile è l’hanami a fare da padrone. Nei giorni dispari dei mesi dispari in Giappone è festa nazionale, così il quinto giorno del quinto mese si celebra la festa dei bambini, con colorate carpe di carta che sventolano fuori dai balconi, e il sette luglio il Tanabata, dove, sempre di carta, appese ai rami di bambù ci sono striscioline di desideri. A giugno si ascolta il rumore della pioggia, mentre agosto è il mese del momijigari. Settembre insegna il valore della morte per i giapponesi, a ottobre i kami vanno via, novembre ci dice che Tōkyō è la dimostrazione che siamo tutti destinati all’incontro e infine a dicembre ci si prepara all’anno che verrà.

Ogni mese è anche il momento per visitare una parte sempre diversa della città; che siano posti tipici o sentieri meno battuti, Imai Messina dipinge a parole la città bassa, Omotedandō, Shinjuku, il municipio di Tōkyō, il monte Fuji, il palazzo imperiale, Shibuya e la Tōkyō Tower. Stazioni, ponti, parchi, santuari, quartieri, musei e negozi, osservati da lei -e di riflesso- da noi.

Attingendo dalle parole di MacCannell, a sua volta riprese dagli studi di Erving Goffman, il turista, nella sua ricerca di esperienze autentiche si scontra con una front e una back region. Egli vorrebbe conoscere il reale che giace nel sostrato delle cose, oltre ciò che viene mostrato, ma nell’epoca in cui ogni originale ha una rappresentazione, ciò risulta difficile. Nell’esperienza che offre Tōkyō tutto l’anno però, la ricerca di un background autentico e vero è facilitata dall’opera dell’autrice stessa, Imai Messina. Ogni simbolo del viaggio, che sia un cibo esotico o un più comune monumento della città, è reso autentico dal tessuto di esperienze che ella vi colloca all’interno. Nel viaggio che compiamo insieme a lei, nulla si ferma all’apparenza, alla front region delle cose, ma essa sa sapientemente scavare oltre la patina dorata che le ricopre, che nell’era dei display è mostrata su ogni cartolina e pagina internet. Abbinandovi sempre un episodio di vita vissuta, l’autrice è in grado di trasformare la finzione in reale, illudendo forse di far provare anche al lettore un’esperienza che sia autentica: la sua.

Potrei andare avanti per giorni e approfondire ogni singolo tema ma penso che, per il momento, questo sia più o meno tutto quello che avevo da dire su questo libro.

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