Sylvia Beach – Emilia Cinzia Perri e Silvia Vanni : recensione

Conoscete la libreria parigina indipendente Shakespeare&Co?

Nel periodo d’oro dell’estetica dettata da Tumblr avere una tote bag targata Shakespeare&Co era il non plus ultra del fashion per lettori, una libreria di vero e proprio culto.

In una nuova uscita firmata Bao Publishing, Emilia Cinzia Perri e Silvia Vanni ci raccontano la storia di Sylvia Beach e di come fondò la prima libreria americana a Parigi.

Sylvia, nata Nancy, è una giovane ragazza americana, vive con la famiglia e i frequenti mal di testa la portano a passare molto tempo in casa, anche da sola. Ed è così che scopre la lettura, un amore così grande che ti permette di volare sempre più in alto, cosa che le succede davvero!

Nancy diventa Sylvia, come la Sylvia della commedia di Shakespeare. Nel 1917 si trova a Parigi per studiare letteratura francese contemporanea e mentre è in biblioteca trova il nome di una libreria, La Maison des Amis des Livres, al 7 di Rue de l’Odéon sulla Rive Gauche.

Pur di andarci, Sylvia sfida le bombe; e una volta davanti alla libreria l’incontro con Adrienne Monnier, la proprietaria, è talmente bello che la stessa Sylvia lo riporta nel suo libro Shakespeare and company, e grazie ai disegni di Silvia Vanni è come se fosse accaduto davanti a noi.

Adrienne, bionda e sorridente, con una gonna lunga e un gilet sopra una camicia bianca, e Silvia che indossa cappello e mantello spagnolo, come succede qualche volta ai lettori che incontrano i propri simili, si perdono subito nel mondo che più amano; Sylvia si iscrive alla biblioteca circolante di Adrienne e grazie a lei conosce e diventa lei stessa una Potasson (un circolo di scrittori).

Grazie a questi incontri, all’amicizia con Adrienne e con molti scrittori parigini, Sylvia comprenderà qual è lo sbocco finale della sua passione, del suo talento di lettrice, aprire una libreria!

I tassi di cambio franco-dollaro fecero cadere la sua scelta su Parigi, città che in ogni caso amava, e il 19 novembre del 1919 la Shakespeare and Company diventa realtà al 12 di rue de l’Odéon, di fronte alla libreria di Adrienne, ma come fare per la concorrenza? Semplice! La Shakespeare and Company sarà una libreria americana a Parigi (in realtà la prima sede della libreria si trovava al n. 8 di rue Dupuytren e successivamente ebbe bisogno di locali più grandi).

Sylvia Beach, da lettrice che apre una libreria, ci mostra tutta la difficoltà del mestiere, catalogazioni, fornitori, conti che non tornano e notti insonni :’(

Questo è sicuramente un dettaglio che ho molto apprezzato e discusso, con la collaborazione della mia amica G., ex libraia, che mi ha fatto notare quanto a volte, in alcuni testi inventati, si può arrivare a banalizzare quelle che sono le difficoltà del mestiere librario, dai doveri pratici alle difficoltà di vendita; e che invece in questa storia, vera, non si tralasciano.

Cari amici lettori, il sogno di una libreria è sempre sui nostri scaffali, ma le difficoltà sono reali :(

In suo soccorso, oltre all’amicizia offerta dai Potasson, anche la preziosa Adrienne, e tra le due donne nascerà un amore che durerà trentasei anni.

La libreria americana diventa un importante luogo di riferimento per gli americani a Parigi, frequentata anche da autori come Gertrude Stein, Thomas Eliot, Ezra Pound e un giovane Ernest Hemingway; a tutti Sylvia offre la sua amicizia e ne viene ricambiata, fino all’incontro con James Joyce.

Questo incontro la convincerà ad intraprendere la strada di editrice e a pubblicare L’Ulisse, opera già pubblicata a puntate sul giornale americano Little Review e interrotta con l’accusa di oscenità e pornografia. Qui il merito a Sylvia Beach di aver avuto il coraggio di credere alla novità senza lasciarsi turbare dal tempo, ma soprattutto di aver puntato tutto in un progetto che amava.

Anche perché L’Ulisse di Joyce diventa, come ci raccontano le bellissime tavole, l’odissea personale di Sylvia; tra ritardi di consegna nei capitoli, acquirenti che si lamentavano, i malesseri fisici dell’autore, la tipografia che non capiva la scrittura di James, le dattilografe che si rifiutavano di battere un testo osceno per Sylvia, la data di pubblicazione sembrava divenire sempre di più un miraggio, appariva alla vista per poi scomparire come Itaca dopo che venne aperta l’otre dei venti di Eolo.

Se vi state chiedendo se sono riuscita a sviluppare dell’antipatia inutile nei confronti di questo Joyce, la risposta è: ovviamente.

Ma la speranza è l’ultima a morire e il due febbraio 1922, per il compleanno di Joyce, l’opera vede finalmente la luce e numerose ristampe, anche se l’autore non ci pensò due volte ad abbandonare la Shakespeare & Company per un editore più grande :’(

L’ultimo capitolo ci parla dell’arrivo della guerra, e io me lo sono fatta tutto a piangere, è bellissimo e toccante, tra gli sforzi di tenere aperta la libreria, le letture pubbliche che accompagnano gli orribili sviluppi del tempo, gli occhi mi si riempivano di una grandissima tristezza, qualcosa si stava rompendo e difatti le cose continuarono a peggiorare.

Appena in tempo Sylvia nascose i libri in un piano sfitto sopra la libreria e poi venne deportata, in quanto americana, come prigioniera di guerra a Vittel dove restò per sei mesi.

In seguito non riaprì più la libreria, “non si può mettere al mondo lo stesso figlio due volte”, tutto, troppo era cambiato dopo la guerra, tranne la sua capacità di volare, quella ancora restava.

Dopo la lettura, soprattutto dopo il capitolo sulla guerra e tutte le mie lacrime, mi sono sentita scoraggiata come Sylvia Beach quando si rende conto che gli anni Venti sono davvero terminati. Mi attanagliava un senso di sconforto e nostalgia che neanche Owen Wilson che viaggia nel tempo in Midnight in Paris.

In Sylvia Beach realtà e sogno si scontrano (i miei, quelli dei lettori), tra il sogno di poter aprire davvero una libreria che diventa davvero un centro di cultura, incrocio di menti e circolo di amici e la realtà che i tempi ormai sono diversi, e che questo figlio non nascerebbe uguale due volte, magari lo si potrebbe fare, ma non allo stesso modo.

Mentre invece e per fortuna i sogni e la realtà di Sylvia Beach s’incontrano e si realizzano, perché questa è la sua storia, ma ora è anche un po’ la nostra.

Oriana D'Apote

Oriana D'Apote classe ’93 un pendolo che oscilla tra la Puglia e l’Abruzzo. La mia prima natura è quella di ascoltatrice di storie, con l'animo inquieto sempre alla ricerca di qualcosa, il dettaglio, la poesia. Sogno di acquistare centinaia di fiabe illustrate, leggo storie crude. Vivo come il protagonista di un noir a colori dove alla fine prenderò il cattivo, risolverò il caso.

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