Spilli – Greta Olivo : recensione

Spilli di Greta Olivo è la storia di Livia, undici anni, che scopre di essere affetta da retinite pigmentosa, non una semplice miopia molto grave. Sul sito abbiamo proposto spesso romanzi di formazione adolescenziale come La ragazza gazzella però, in questo caso, vedere una Livia che cresce e inizia a frequentare le scuole superiori mi ha fatto pensare alla sua ipotetica stagione monografica stile Skam Italia. 

L’autrice in diverse interviste racconta di aver sviluppato il romanzo in modo visuale, qualità che mi piace molto perché mi ha agevolata nella mia personale trasposizione cinematografica mentale. 

Il romanzo comincia con Livia che corre, lei è bravissima in atletica, sembra nata per quello sport che sprona a sfidarti sempre, cercando di oltrepassare ogni volta i propri limiti personali. Correre permette di uscire fuori dalla realtà, estraniarti dal tutto e poter smettere finalmente di pensare. Mi sono riconosciuta molto in questo aspetto, almeno spero che sia stato così anche per Livia. Anche quando smetti di correre non lo fai veramente. Mentalmente andrai sempre a ricercare nella tua memoria sensoriale le emozioni provate. Con una miopia rilevante non è semplice poterlo fare, con gli occhiali o con le lenti a contatto non è la stessa cosa, almeno per me. 

Una brutta caduta durante una gara farà capire che non si tratta solo di una miopia che sta progredendo troppo in fretta, c’è dell’altro. La diagnosi immediata del medico si dimostra il primo grande trauma della vita della protagonista. Livia inizierà a crescere più in fretta rispetto a tutte le sue compagne e affronterà le prime perdite prematuramente. 

Le lenti a contatto le regaleranno piccoli attimi di normalità adolescenziale; Livia non vuole far capire subito alla sua cerchia esterna ciò che sta vivendo, nemmeno al suo amico Daniele, innamorato di lei, che cerca di starle vicino aiutandola con i compiti scolastici. Non vuole essere compatita da nessuno ma vivere le classiche esperienze da ragazzi: girare per la città con il motorino, andare alle feste, innamorarsi del rappresentante di istituto e dormire a scuola durante l’occupazione. Deve godere appieno tutti gli attimi possibili e afferrarli perché non sa ancora quanto tempo ha a disposizione. La paura della cecità è reale per molti, tutti sono terrorizzati dall’idea di perdere la propria autonomia, di leggere, guardare film o emozionarsi davanti al trittico delle Tentazioni di sant’Antonio di Bosch. Ciò che differenzia Livia dagli altri è che il suo non è un semplice timore, ma la prospettiva futura e inevitabile. 

Grazie al suo tutor Emilio, dipendente di un ottimo centro per ciechi, capisce che tutto ciò che ci viene tolto, in qualche modo, viene anche restituito. Non sempre, secondo me, però acquisisce più consapevolezza di sé, accelera questa maturazione e inizierà a tener sempre meno conto dello sguardo degli altri. È sicuramente significativa la passeggiata in via del Corso a Roma per rendersi conto che da sola, un passo alla volta, tutto può evolversi adattandosi a questa nuova vita. 

Spilli di Greta Olivo permette a noi lettori di correre insieme a Livia, vederla crescere, perdere e incontrare nuove amicizie e metabolizzare i suoi traumi personali. 

Unico neo per me, e da come ho letto per molti, il finale affrettato e poco delineato. O forse il mio è un punto di vista miope e questo non poteva che essere il giusto finale per Livia.

Federica Andreozzi

Leggo da sempre, e ho deciso di diventare miope e astigmatica solo per provarlo a tutti. La mia compagna di vita si chiama Ansia, che mi somiglia ma ci vede benissimo. Recensisco di tutto, anche le etichette delle camicie, ma se mi date un fantasy non potrò che assumere l’espressione schifata in foto.