Sonetti lussuriosi, dubbi amorosi – Pietro Aretino

La letteratura italiana ufficiale ha il fianco scoperto: in più secoli si trovano autori che hanno scritto opere fondamentali nel corpus di libri da studiare a scuola, ma hanno prodotto anche pagine licenziose.

Si possono censurare? Nì.

Le antologie scolastiche raccontano la vita di questi scrittori un po’controvoglia, facendo passare l’idea che conviene non approfondire la restante bibliografia fuori dai banchi. Qualche titolo, però, devono pur metterlo. E fu così che studiando il Cinquecento, tra Machiavelli e Poliziano, trovai una curiosa stringa di testo che recitava “Ragionamento della Nanna e della Antonia fatto a Roma sotto una ficaia” affiancato dal seguito “Dialogo nel quale la Nanna insegna alla Pippa sua figliola”.

Nanna era una passeggiatrice. Una meretrice. Una prostituta. Avevo appena scoperto che si poteva scrivere anche di entraîneuse, nello specifico mentre insegnano il mestiere, e in questo caso con lezioni alla figlia dal nome profetico. Per me era roba da strapparsi i capelli, ma ho evitato sapendo che il tempo avrebbe fatto il suo corso.

Le due opere citate sono di Pietro Aretino. Nei libri sono ben divise le sue creazioni: da un lato ci sono i poemi e il teatro, dove l’elemento scherzoso è presente ma non eccessivo, e dall’altro c’è solo una sommaria elencazione di titoli sotto la voce “Altre opere”. Come si spiega questa enorme differenza in un solo scrittore? Semplice: L’intellettuale cortigiano scrive per chi lo paga meglio. Aretino era intimo amico del capitano di ventura Giovanni delle Bande Nere, sanguinario condottiero, ma era anche legato agli ambienti papali (la sua unica tragedia Orazia è dedicata a Papa Paolo III) e diversi Signori lo proteggevano.

Nel 1526 Pietro Aretino pubblica clandestinamente i Sonetti lussuriosi illustrati da Marcantonio Raimondi e Giulio Romano, e in effetti il testo rovina i rapporti col Vaticano: Papa Clemente VII lo condanna a morte per la seconda volta (la prima riguardava il pontefice precedente Adriano VI). I sonetti sono 29, distribuiti in due libri. I versi con cui si apre l’opera racchiudono i temi trattati.

“Fottiamci, anima mia, fottiamci presto

Perché tutti per fotter nati siamo;

e se tu il cazzo adori, io la potta amo,

e saria il mondo un cazzo senza questo.”

Possibile che dopo tutti questi decenni di scuola dell’obbligo non si sia ancora capito come attirare l’attenzione? È la stessa letteratura ufficiale a girarci spesso intorno, quando si parla di sesso. Non si tratta di lasciare l’immaginazione al lettore, è solo triste pudicizia. Eppure, secoli addietro, c’era il coraggio di scrivere queste cose nonostante i pericoli dell’epoca. I papi avevano la condanna a morte facile, ma la libertà era più importante.

Ogni sonetto immagina e descrive i piaceri della vita in ogni sfaccettatura, da ogni angolo, in ogni anfratto, in tutti i pertugi possibili. C’è varietà di linguaggio e di forme, eleganza (anche se incostante), importanza alle singole parole. A censurare queste poesie, si creeranno lettori che potrebbero far diventare Cinquanta sfumature di grigio un bestseller (ops!). Io stesso sono cresciuto con una sorta di censore fantasma che si affaccia sulla spalla e mi giudica mentre trascrivo parole disdicevoli, ma sarà pur arrivato il momento di dare una bella sterzata in favore della cultura libera su tutti i fronti.

Aretino è un intellettuale del suo tempo, mette in ballo Bembo, Sannazaro, il Morgante e altri, quindi non stiamo trattando un autore liminale, fuori dalle dinamiche letterarie (nell’Orlando Furioso è chiamato con l’appellativo di “flagello de’principi”). È vero che abbiamo tanti limiti imposti dall’alto, ma basterebbe non citare il sonetto sulla verga papale.

Michael Nyman è un pianista fantastico e un compositore richiestissimo. Sue sono le colonne sonore dei film di Peter Greenaway. Non è una digressione dove inizierò a divagare sulla musica minimalista – che adoro – bensì un collegamento che ho scoperto da pochissimo: Nyman ha musicato otto poesie del nostro bel Pietro. Vi lascio QUI un comodo link dal suo canale ufficiale.

Il mio libriccino, a cura di Tommaso Gurrieri, Barbès Editore, contiene anche i Dubbi amorosi, di poco successivi al 1526. Sicuramente sono composti a Venezia, dove Pietro Aretino divenne amico dello stampatore Francesco Marcolini. Gran mossa, per uno scrittore. I Dubbi sono appunto dei quesiti, sempre di matrice sessuale, di cui ci viene fornita una pronta soluzione.

Qui mi trovo davvero in difficoltà, perché è difficilissimo trovarne uno brutto quanto è complicato pescarne uno scevro da blasfemie. Sono costretto a non trascrivere alcunché per via di accostamenti tra acquasanta, potte, anfratti pelosi e sagrestani. Mi si potrà forse denunciare perché vi rimando a comprare il libro? O forse perché vi consiglio di dare una sbirciata a Wikiquote dove ce ne sono parecchi? No.

Riscoprite anche voi la bellezza di un autore schiacciato dal Canone, apritevi ai Sonetti lussuriosi di Pietro Aretino, un testo così datato eppure così moderno, sbellicatevi come ho fatto io! E imparate un paio di strofe da trascrivere sulle storie di un amico. #Aretinochallenge

Aniello Di Maio

Aniello di Maio è nato l’ultima volta a Castellammare di Stabia (NA), ma si definisce pescarese per evitare lo spirito di competizione. Allevato da un diplomatico presso l’ambasciata spagnola, ha acquistato un veloce eloquio, così veloce che è meglio leggerlo che ascoltarlo. Ha amato così tanto studiare Lettere moderne che ha trascorso almeno il doppio degli anni fuori corso, un po’per l’ansia dilagante, un po’perché non riesce ad essere serio a lungo. Neanche in quattro righe di biografia.

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