Sindrome da assicuratore – Paolo Nelli : recensione

Nello, il protagonista di Sindrome da assicuratore, romanzo edito da La Nave di Teseo, è un insegnante che vola da un impiego all’altro in bici tra le strade di una Londra viva più che mai. Uno dei livelli del testo segue un atlante sentimentale della città, dove ogni luogo ha la sua storia che si staglia tra le immagini e racconta pezzi del passato che in un modo o nell’altro rendono tridimensionali i palazzi e le strade. Il Regent’s Canal di St John’s Wood ha visto Ugo Foscolo sperperare una fortuna – lo scrittore morirà in povertà – e a distanza di un secolo è oggetto delle riflessioni di Nello, che da un lato invidia il poeta per la sua libertà di non pensare alle conseguenze mentre dall’altro ne ravvede l’impossibilità di comprendere quel modo di vivere nei confronti del denaro.

Le analisi del protagonista, alter ego dell’autore, sono costanti in tutto il romanzo, ne seguiamo la crescita e la voglia di comprendere l’altro da sé. Nello parla tanto, chiede, cerca il senso di ciò che lo circonda e, anche quando non trova una risposta, riesce a collocare qualche tassello aggiuntivo nella sua mappa mentale del mondo, incluso un invisibile fascicolo delle istruzioni che mai potrà completare, e che però lo aiuta a non impazzire in un sistema sempre più fagocitante.

Gli studenti di Nello hanno disponibilità economiche ben diverse dal loro insegnante. Durante le conversation delle sue lezioni di italiano, ascolta di stipendi e patrimoni ragguardevoli. Cresce la sua coscienza di classe, ma vi unisce la consapevolezza della storia e della società, nei pregi e nei difetti. È dalla parte di Ashley che, pur vivendo una ricchezza assurda, non avrebbe motivi per rinunciare a parte del patrimonio. La sproporzione è figlia dell’evoluzione della nostra società. Senza l’astio naturale tra classi differenti, possiamo godere della curiosità verso i punti di vista altrui: due ragazzini figli di alti funzionari bancari, con guadagni milionari, come guardano il loro insegnante? Quale posizione gli dànno nello schema mentale con cui rappresentano la società?

Conosco questa situazione, giacché sono un insegnante trentenne precario, mi chiamo Nello ed ho avuto studenti di famiglie davvero molto buone. Pur avendo (in qualche caso) appena una manciata di anni in più rispetto ai loro genitori, il mio futuro è destinato a entrate decisamente più basse. La vera pazzia, per loro, è l’aver scelto questo determinato percorso.

Sindrome da assicuratore entra nel merito di queste dinamiche, e la voce di Paolo Nelli rende naturali anche i dati statistici nella forma romanzo. Nascere ricchi garantisce la possibilità di non venire pagati per un tempo maggiore, rispetto a chi viene da famiglie che, pur con oculatezza, dovrà far sì che il figlio diventi indipendente economicamente. “Per ogni diecimila dollari in più nei redditi familiari, la possibilità che una persona arrivi a fare un lavoro creativo aumenta del 2 per cento”, lo svantaggio c’è quindi in partenza.

Mi è rimasta impressa l’espressione “poverty safary”, ciò che fondamentalmente faceva Charles Dickens per prendere ispirazione per i suoi romanzi, ovvero girava nei quartieri poveri, a volte portandosi qualche amico. Con la gentrificazione di oggi, Dickens non potrebbe rubare storie mentre passeggia in vie talvolta centrali.

I confronti col passato sono un filo rosso nei pensieri di Nello, che si trovi a Londra, in Grecia o in Italia. Oltre gli spostamenti in bici, il protagonista viaggia e non sa cosa sta cercando, anche se in certe pagine si ha l’impressione di un uomo che vuole testardamente provare ad anticipare le prossime mosse della vita, in bici per poter glissare il traffico, casomai arrivare prima, anche se impossibile.

La storia ha i suoi cicli, i suoi eterni ritorni, ed è forse in questi piccoli loop che Nello saprà ritrovarsi, tornando in famiglia e osservando i genitori che continuano azioni ormai rituali, rasserenanti rispetto ai cambiamenti (sempre in peggio, da buoni passatisti) repentini del presente, soprattutto per metropoli come Londra.

Leggendo Sindrome da assicuratore, noi figli dei boomer entriamo nelle pagine trovando il mondo come lo conosciamo, rassegnati in una precarietà economica e umana, eppure Paolo Nelli riesce a tenderci una mano, a lenire quella solitudine che da qualche anno iniziamo a sentire addosso.

Aniello Di Maio

Aniello di Maio è nato l’ultima volta a Castellammare di Stabia (NA), ma si definisce pescarese per evitare lo spirito di competizione. Allevato da un diplomatico presso l’ambasciata spagnola, ha acquistato un veloce eloquio, così veloce che è meglio leggerlo che ascoltarlo. Ha amato così tanto studiare Lettere moderne che ha trascorso almeno il doppio degli anni fuori corso, un po’per l’ansia dilagante, un po’perché non riesce ad essere serio a lungo. Neanche in quattro righe di biografia.

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