Santi, poeti e altri lavoratori autonomi – Francesco Lancia : recensione

Ascolto il Trio Medusa in radio da anni, per cui nella mia libreria non poteva mancare, oltre a Culattoni e raccomandati, il libro di Francesco Lancia Santi, poeti e altri lavoratori autonomi.

I suoi pezzi comici hanno quasi sempre un tappeto culturale esteso, dove si uniscono battute di pancia e giochi colti. Prova ne è la base di questo libro, che tratta di Biografie travisate di italiani illustri con testi inediti mai scritti. Questo lo pone, nella storia dell’umorismo italiano, come anello di congiunzione tra il passato e il presente. Il paragone più vicino è nelle Vite degli uomini illustri di Achille Campanile e, come lui, lo stile è elevato e c’è molta documentazione alle spalle.

Ovviamente il modo di creare risate è diverso, proprio per i tempi. Campanile scriverà per cinema e televisione pochissime volte per via dei tempi frenetici, a cui non era abituato. Francesco Lancia invece viene da un lungo apprendistato di radio e televisione: l’esempio migliore è proprio Chiamate Roma del Trio Medusa, dove ogni giorno alle 7:00 doveva aver già scritto almeno un blocco intero, quasi sempre legato all’attualità.

A dire il vero sono così abituato a Lancia in radio che ho letto Santi, poeti e altri lavoratori autonomi scansionando il testo con la sua voce nella testa. Le biografie ricordano le rubriche con le curiosità inventate su diversi avvenimenti e personaggi, a cui si aggiunge comunque il gusto per la scrittura. Per intenderci, come già nel libro di Valerio Lundini, c’è grande abilità nel passare da un mezzo all’altro senza cadere nel rischio dei libri comici di fine anni ’90, dove c’erano solo le battute trascritte degli sketch.

Tra gli italiani illustri troviamo Dante Alighieri, Cristoforo Colombo, Leonardo Da Vinci, Galileo Galilei, Cesare Lombroso e, tra i tanti, persino due donne, che per motivi di spazio non citeremo; e poi internet non è mica infinito, useremmo probabilmente troppi caratteri. Ringrazio Francesco Lancia anche per la ricca sezione di note grazie a cui ho scritto la scorsa frase, dopo aver consultato il testo di Filippo Patriarcato Manuale dell’ironia. Spiegare per evitare malintesi pericolosi, Ed. Vivaledonne, del 2009.

A questo risponde anche l’autore nell’introduzione:

I lettori e le lettrici più attenti noteranno inoltre nell’elenco dei nomi un netto sbilanciamento di genere con un numero di uomini molto maggiore rispetto a quello delle donne per il quale vi chiedo di non prendervela con me ma con oltre duemila anni di patriarcato.

Alla fine di ogni biografia, oltre a diverse rubriche come i discendenti degni di nota ancora in vita e altre specificità bizzarre (ad esempio le Bizzarre statue di Garibaldi in giro per il mondo), segue (quasi) sempre una parodia più diretta del personaggio.

C’è quindi il Giornale di bordo di Colombo, il carteggio tra Alessandro Volta e Luigi Galvani o le Strofe inedite di Garibaldi fu ferito. Tra i tanti spiccano i Canti perduti della Divina Commedia, che ho amato come nella versione radiofonica. Leggere il girone degli xenofobi vale già il libro.

Santi, poeti e altri navigatori autonomi è divertentissimo dall’inizio alla fine; rileggendolo per recensirlo, ho riso anche sfogliando l’indice (e non è uno scherzo!).

Vi consigliamo di seguirlo sui social, anche per scoprire tutte le novità televisive e non; vi lasciamo con un pezzo che ho cercato per anni e che voi invece potrete trovare comodamente QUI.

Aniello Di Maio

Aniello di Maio è nato l’ultima volta a Castellammare di Stabia (NA), ma si definisce pescarese per evitare lo spirito di competizione. Allevato da un diplomatico presso l’ambasciata spagnola, ha acquistato un veloce eloquio, così veloce che è meglio leggerlo che ascoltarlo. Ha amato così tanto studiare Lettere moderne che ha trascorso almeno il doppio degli anni fuori corso, un po’per l’ansia dilagante, un po’perché non riesce ad essere serio a lungo. Neanche in quattro righe di biografia.

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