Il viaggio della fenice – Sabrina Prioli : recensione

Il viaggio della fenice di Sabrina Prioli è un libro che è giunto fino a me tramite una serie di urti e rimbalzi più consoni alla pallina di un flipper.

Una pallina che scendendo verso la buca schiacciava tutti i tasti della mia curiosità.

È un libro d’esordio, la scrittura è semplice e scorrevole. La storia è veritiera ma è anche vera ed è questo il motivo per il quale vi strapperà qualche lacrima.

Il testo sfugge alle categorizzazioni, i capitoli ambientati in Colombia e in Perù sono bellissimi, parlano direttamente al cuore del viaggiatore, dell’esploratore. Dimentichi del contesto generale potremmo facilmente immaginarlo nello scaffale viaggi di una libreria, ci immergiamo totalmente tra il verde delle foreste, l’aridità del deserto. Ammaliati dell’ignoto, dai colori, dalla bellezza che nasce nella semplicità e nella povertà.

Sabrina è un’aid worker che svolge il suo lavoro con una passione travolgente che trapela nella trama del racconto.

Ma è anche un diario, un viaggio, che mi ha portato a riflettere su quanto sia lunga una vita e quante cose ci possano accadere.

Il viaggio della fenice nasce per parlare di una ferita di Sabrina Prioli, una ferita invisibile, tra le più brutte da curare. Forse ricorderete il fatto di cronaca di allora: l’11 luglio del 2016 a Juba capitale del Sudan del Sud il compound in cui alloggiavano alcuni operatori è stato assaltato da dei militari. Cinque cooperanti sono state stuprate, uno è stato ferito ed un giornalista sud sudanese è stato ucciso.

Si, Sabrina Prioli era tra quelle donne, era infatti in quel compound in quella lunghissima notte di luglio.

L’autrice non ci nasconde niente all’interno della narrazione né la mancanza di tatto della stampa italiana che non si è preoccupata di tutelare il suo anonimato né i “preziosi” commenti di chi sa così bene nascondersi dietro una pagina web.

Invece una donna non dovrebbe provare alcuna vergogna per il coraggio dimostrato, una vittima non dovrebbe temere di finire alla mercé del web. Una violenza si subisce, non la si cerca, in alcun caso. Sabrina era lì per lavoro e anche se ci fosse andata in vacanza nessuno avrebbe dovuto sentirsi legittimato ad abusarne.

Sempre sulla scia della verità la narrazione include la relazione in cui fu vittima di maltrattamenti e di come riuscì ad uscirne e a trovare di nuovo, in seguito, l’amore.

Non viene tralasciato neppure il terremoto dell’Aquila. Tutto è trattato con grande sentimento ed è per questo che il libro, pur includendo così tanti episodi e sfaccettature, riesce a parlare al cuore del lettore. Tutti i sentimenti descritti, sono sentimenti in cui ci siamo ritrovati, la paura, la rabbia persino la solitudine nel dolore.

I capitoli che descrivono la guerra sono incisivi e delicati, è una guerra vista dalle vittime, in cui non c’è onore negli atti compiuti; anche senza scendere nel dettaglio, l’orrore dell’attacco e delle violenze subite rimane. Ma la paura della guerra è tra i sentimenti che non possiamo fingere di condividere, perché come dice l’autrice stessa nel libro, averlo letto non ci rende preparati, o lo si è vissuto oppure non lo si è vissuto.

Ma Sabrina non era sola in quell’aula di tribunale, non era sola davanti ai suoi aguzzini, perché Sabrina e le sue lotte, tutte le lotte era tutte le donne. Per le vittime di guerra inascoltate, per le donne maltrattate, per le donne in difficoltà, per le donne sfruttate. Sabrina è dunque tutte le donne che ha incontrato, in Colombia, in Perù, in Messico, in Italia e in Sudan del Sud. Sabrina è la madre che non ha potuto lasciare il Sudan, così come la ragazza che dopo la testimonianza le porge un fiore.

E Sabrina sei anche tu, in ogni tua battaglia.

Oriana D'Apote

Oriana D'Apote classe ’93 un pendolo che oscilla tra la Puglia e l’Abruzzo. La mia prima natura è quella di ascoltatrice di storie, con l'animo inquieto sempre alla ricerca di qualcosa, il dettaglio, la poesia. Sogno di acquistare centinaia di fiabe illustrate, leggo storie crude. Vivo come il protagonista di un noir a colori dove alla fine prenderò il cattivo, risolverò il caso.

Questo articolo ha 4 commenti.

  1. Grazie Oriana per la tua bellissima recensione. Grazie per la tua grande disponibilità nell’intervistarmi e per la bellissima conversazione.
    Penso che il cambiamento vero venga da voi giovani, dalla vostra magica energia che apporta sempre nuove speranze di verità e giustizia.
    Grazie di cuore
    Sabrina

    1. Oriana D'Apote

      Sabrina, grazie a te per avermi dato la possibilità di conoscere il testo e di intervistarti!
      Condivido il tuo pensiero sul cambiamento, spero che il nostro contributo, seppur piccolo, sia d’aiuto affinché di storie come la tua si parli sempre di più.

  2. Vanessa L.

    Il tema mi sta molto a cuore.
    Grazie per questa recensione, cercherò di acquistare il libro. Dove lo posso acquistare?
    Ciao
    Vanessa

Lascia un commento