Quel tipo di donna – Valeria Parrella

L’ultimo romanzo di Valeria Perrella è un inno alle donne. Quanti aggettivi si usano per indicare una donna senza partner? Single, sola, zitella, nubile, libera… L’autrice sceglie di definirla “quel tipo di donna” senza scendere nel particolare: una donna avrà pure il suo motivo per non avere una presenza maschile nella propria vita!

Le quattro protagoniste di Quel tipo di donna di Valeria Parrella hanno tutte delle ragioni valide per scegliere di avere accanto delle amiche fidate e non un uomo.
Dolores, Camilla, Carola e la narratrice senza nome del romanzo partono per una vacanza in Turchia, non hanno grandi programmi, vogliono solo staccare la spina.

Lo so, non avete potuto fare a meno di pensare a Sex and the City (che è tratto a sua volta da un libro)! In fin dei conti Carrie e le sue amiche non sono molto diverse, però l’autrice ha voluto mettere le cose in chiaro. Nulla a che fare con loro.

Lui: «Four! Like Sex and the City»
Lei: «More like brain and the underground»

A onor del vero la voce narrante di Carrie Bradshaw ha consigliato e illuminato le donne della mia generazione come poche altre. In Sex and the city si celebra la donna libera in tutte le sue sfumature e su questo non si può ribattere.
Nel romanzo di Valeria Parrella però il discorso è giustamente un po’ più profondo di sei stagioni di una serie TV cult. Il messaggio di Quel tipo di donna è farci capire che, se noi siamo tanto emancipate da poterci comportare quasi come gli uomini – Dolores nel libro direbbe che “teniamo il cazzo” – lo dobbiamo alle donne prima di noi.

In Quel tipo di donna, infatti, l’autrice usa l’espediente letterario del viaggio delle quattro protagoniste per farci raccontare da loro stesse le storie delle proprie ave: donne che si sono volutamente distaccate dall’immagine della donna angelo del focolare per scegliere la vita che volevano davvero.
Alle spalle delle protagoniste troviamo metaforicamente Renata, Gabriella, Maria e Teresa: figure ispiratrici, donne che hanno cercato un uomo, un lavoro, una vocazione personale che andasse oltre lo stereotipo di donna, moglie e madre.

Ciò che più apprezzo nella scrittura di Valeria Parrella è la sua capacità di usare lo stile colloquiale in un testo scritto. Leggere questo romanzo è stato come se una mia amica mi stesse raccontando di un suo avventuroso viaggio. È disordinato e intimo come le chiacchiere tra amiche e non ho potuto fare a meno di sentirmi in forte empatia con l’anonima narratrice.

Come in Almarina anche in Quel tipo di donna c’è una bella mimesi tra autrice e narratrice; Valeria Parrella si “appiccica” alla sua protagonista e non la lascia mai.
Alla fine del romanzo/chiacchierata ho riflettuto un po’ sull’essere quel tipo di donna e mi sono detta che, alla fine, non è un castigo divino non aver ancora trovato la mia metà della mela ma un dono di tutte le donne libere e indipendenti prima di me.

Edit.: Ho letto Quel tipo di donna per il gruppo di lettura #Readytoread del Book Therapy Blog. Durante il piacevole incontro ho avuto modo di confrontare la mia opinione sul libro anche con chi ci ha visto tutt’altro. Ad esempio non ho mai pensato che partire per un viaggio implichi anche sacrificare parte della vita famigliare. Inoltre ho scoperto che tutto ciò che è narrato è accaduto realmente all’autrice, alle sue amiche e alle loro “antenate”

Laura Perrotti

Nata quasi trent’anni fa, non ricordo un momento della mia vita in cui non ho avuto un libro sul comodino. Amo tutti quei romanzi che riescono a farmi andare lontano (ma non troppo) con la fantasia… sarà per questo che sono finita a voler occuparmi di cinema? Ho uno strano debole per i classici dell’Ottocento francese e del Novecento italiano ma non sono la tipica snob che tira dritto davanti alle nuove uscite.

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