Pulp Kitchen – Le ricette tratte dai film di Quentin Tarantino

Torniamo a parlare di cinema con Pulp Kitchen, il nuovo volume di Trenta editore dedicato alla cucina nei film di Quentin Tarantino. Gli autori Silvia Casini, Raffaella Fenoglio e Francesco Pasqua li conosciamo già grazie a La cucina incantata e Indomite in cucina; ogni loro collaborazione sottolinea l’importanza del cibo all’interno delle visioni cinematografiche, laddove un tipo di cucina racconta tanti dettagli non detti nella storia.

Cosa troviamo principalmente in Tarantino? Alcool e junk food. Il regista ha compreso e mostrato prima degli altri che la peculiarità del cibo americano è l’eccesso e la facile riproducibilità. Sono caratteristiche evidenti anche nel suo modo di fare cinema. L’introduzione di Pier Paolo Mocci, chiara e diretta, esplicita al meglio uno dei motivi per cui il cineasta è così amato:

“Nessuno come lui è stato capace di fare un cinema nuovo utilizzando un eccesso di ingredienti. Nessuno come lui è riuscito a svuotare il frigo, dispensa e cantina creando sapori nuovi senza fare “mappazzoni”. Ecco, è esattamente questa la sua virtù più grande. Sarebbe stato un mero citazionista se si fosse limitato a ricalcare qualcosa di già visto senza inserirlo in una narrazione diversa. Mentre lui, in modo esemplare e quindi originale, ha preso tanto da tutti per fare qualcosa di nuovo, dal sapore unico e inconfondibile.”

L’occasione è succulenta per una top su Tarantino, che piazza piatti anche quando il prodotto filmico si allontana dal suo percorso.

Quentin Tarantino - E.R. Medici in prima linea

Questo ad esempio è un fotogramma da un episodio di E.R. con la sua regia. In Boris, Glauco direbbe che serve un’azione autoriferita. C’è da dire che i dialoghi mentre si mangia sono davvero naturali, nonostante i temi affrontati nelle sceneggiature di Quentin Tarantino.

Pulp Kitchen ovviamente segue tutte le ricette, persino quella della pizza americana, l’unica che non compare è illegale; un assaggio e attacchiamo con la top!

Tarantino droghe

5. Pulp fiction e gli hamburger

Nella top cibi in Quentin Tarantino era impossibile non mettere i bei paninazzi del film che l’ha consacrato come uno dei registi under 35 più originali della sua generazione. Lo stesso Pulp Kitchen reca in copertina l’affascinante Uma Thurman in una delle sue interpretazioni più iconiche.

Big Kahuna Quentin Tarantino

Il primo che incontriamo è il Big Kahuna burger. La catena non esiste se non tra le opere di Tarantino e Robert Rodriguez, eppure questo panino è nei menù di diversi punti di ristorazione reali. La scena è un cavallo di battaglia di Samuel L. Jackson, dove mangia il pasto dell’uomo che ammazzerà di lì a poco. Secondo voi è uno spoiler? Allora di certo dovrò censurare ciò che riguarda il personaggio di Mia.

Jack Rabbit Pulp fiction

Anche lei in Pulp fiction si gode un bel mix di proteine circondate da carboidrati: il Durkward Kirby (accompagnato da un milkshake). Portare in giro la moglie del capo per farla divertire può essere di una noia mortale, ma non al Jack Rabbit Slim’s. I cinefili conosceranno la scena a memoria.

4. I nachos di Grindhouse

Io sono un fan sfegatato di A prova di morte: citazionismo a palate persino nella tecnica, dalla grana della pellicola fino alle zoomate grezze e improvvise. La grammatica del cinema, in mancanza di soldi, doveva piegarsi alle esigenze di budget. Tutto andava risolto in tempi brevi e cercando effetti economici per la produzione. Tarantino ovviamente non aveva di questi problemi. In ogni inquadratura si mostra l’amore per quel tipo di cinema artigianale. Dal punto di vista culinario ci sono soprattutto alcolici, e Pulp Kitchen ci aiuta anche in questo. Però…

Tarantino Grindhouse

Mangio di tutto, e si direbbe a colpo d’occhio. Ho quel fisico che mai si potrebbe confondere con quello di un tossico. I piatti abbondanti e ricchi di grassi non mi spaventano, eppure ho un limite: non mangio patatine aromatizzate o con qualsiasi altra cosa che non siano altre patatine. Lo stesso accade coi nachos, che preferisco di gran lunga senza i tanti condimenti.

Vedere però Stuntman Mike con la bocca unta per cotal meraviglia può cambiare prospettive. C’è da dire che Kurt Russell mi farebbe mangiare pure gli spinaci lessi. Figuriamoci carne macinata, pomodori, cheddar, provola, fagioli fritti. Ho di nuovo fame.

3. The hateful eight e lo stufato di Minnie

Quentin Tarantino - Hateful eight

Qui non è merito di Kurt Russell, perché amo lo stufato. Le riprese però esaltano ancor di più il piatto e lo rende, nonostante l’atmosfera da “brutti sporchi e cattivi”, invitante al massimo. A mio gusto, poi, questo upgrade de Le iene è imperdibile.

Il film è stato criticato per la lunghezza eccessiva, ma per me dovrebbe esserci solo la versione estesa da 210 minuti.

2. Django unchained e la white cake

Leonardo Di Caprio Django torta

Spaghetti western, blaxploitation e tutte le figate che usa Tarantino per condire i suoi film. Leonardo Di Caprio, poi, è spettacolare. La lunga scena a tavola è irripetibile per tanti motivi, uno tra tutti la rottura del bicchiere nelle mani di Leo (il sangue è vero, come l’espressione dell’attore quando si rende conto del brutto taglio). Il cibo racconta, non ultima la torta. È la preferita dello schiavista, e guarda caso è bianca, pura, e ideale per i dialoghi che vertono proprio sulle giustificazioni (pseudo) scientifiche del razzismo.

1. Lo strudel di Bastardi senza gloria

Quentin Tarantino - sigaretta

Ho scarsa memoria, soprattutto per i nomi. Hans Landa, invece, lo ricordo fin dalla prima visione di Bastardi senza gloria. La prima scena dura venti minuti ed è un capolavoro in ogni singolo movimento di Christoph Waltz. L’abilità nel passare da un registro all’altro, nel cambio di lingua, gli sguardi, … A teatro prenderebbe un sacco di applausi a scena aperta.

Il cibo diventa un atto di potere:

“Nella sequenza iniziale il malefico colonnello Hans Landa si trova a casa del contadino Perrier LaPadite e gli chiede un bicchiere di latte. Lo berrà tutto d’un sorso, tenendo d’occhio il pover’uomo, che di fatto nasconde una famiglia ebrea; famiglia che verrà brutalmente trucidata dai nazisti.”

Fagocita, consuma.

Lo strudel invece è protagonista di un magistrale interrogatorio. Le cucchiaiate di panna sono aggiunte con la determinazione di chi comanda, e dall’alto controlla tutto. Alla fine della conversazione, spegne la sigaretta sul dolce. Ha deciso che non ci sarà altro. Aggiungo che solo un cattivo del genere poteva rovinare una torta così buona.

In Pulp Kitchen troverete queste e tante altre ricette, ma qual è il vostro piatto preferito del cinema tarantiniano?

Aniello Di Maio

Aniello di Maio è nato l’ultima volta a Castellammare di Stabia (NA), ma si definisce pescarese per evitare lo spirito di competizione. Allevato da un diplomatico presso l’ambasciata spagnola, ha acquistato un veloce eloquio, così veloce che è meglio leggerlo che ascoltarlo. Ha amato così tanto studiare Lettere moderne che ha trascorso almeno il doppio degli anni fuori corso, un po’per l’ansia dilagante, un po’perché non riesce ad essere serio a lungo. Neanche in quattro righe di biografia.

Lascia un commento