Pubblicazioni dantesche per Solfanelli

Solfanelli è una casa editrice molto vicina a noi, anche perché da abruzzese pubblica diversi testi su D’Annunzio e all’Università ne abbiamo studiati parecchi. Per l’anniversario più noto del 2021 sono uscite per Solfanelli diverse pubblicazioni dantesche, e ve ne segnaliamo un paio che risaltano nel catalogo.

Iniziamo con Pierluigi Coda e il suo Dante Alighieri, uno di noi. Si tratta di una biografia romanzata dell’ultima settimana di vita del poeta, da domenica 6 settembre 1321 fino alla domenica successiva. La forma è diaristica; assistiamo il grande poeta che, ormai conscio di essere vicino alla fine, tira le somme riguardo la sua vita ricca di momenti importanti. Siamo a Ravenna, al ritorno da un’ambasceria a Venezia. Dante Alighieri è ammalato di malaria, e al tempo era quasi una condanna certa.

Il testo, come dice l’autore nell’introduzione, è ricco di particolari ben documentati, espressi anche in nota. Molto deriva dalle scritture dantesche, ma figurano ovviamente anche i biografi più vicini all’autore come per il Trattatello di Boccaccio.

Io stesso però m’ero stufato di quella vita da perdigiorno e mi buttai a capofitto in politica. Dovevo scegliere se stare dalla parte dei Bianchi o dei Neri. Onestamente non riuscivo neppure io a capire chi fosse meglio; i Bianchi erano contadini arricchiti capeggiati dalla famiglia dei Cerchi. I Neri se la tiravano, erano la vecchia aristocrazia, non volevano mollare, a capo c’erano i Donati. Poi, nonostante che i Donati fossero parenti di Gemma, ho finito col mettermi coi Bianchi. Non ci si capiva niente, un po’vincevano gli uni e un po’gli altri. Il risultato finale? Eccomi qui, al freddo e con la febbre addosso.

Sessanta pagine dirette, senza giri di parole, e che permettono di capire anche quelle cose che si perdono nelle spiegazioni di certi professori. Ad esempio, quella del brano trascritto è la più chiara esposizione sulle due fazioni politiche fiorentine.

Tra le pubblicazioni dantesche di Solfanelli spicca poi In viaggio con Dante e con la Commedia di Dante Marianacci. Come da sottotitolo, contiene saggi, relazioni, conferenze, interviste e note di diario comprese nel lasso di tempo tra 1971 e 2021.

Il professor Marianacci si chiama Dante Arnaldo, ed è quindi legato indissolubilmente al sommo poeta fin dalla nascita: Arnaut Daniel è nella Divina Commedia il “miglior fabbro” della parola. L’autore lavora per la promozione e lo sviluppo della cultura da oltre cinquant’anni, ma soprattutto la sua è un’azione attiva in tutto il mondo grazie ai suoi numerosissimi viaggi e incarichi. Troviamo quindi estratti di conferenze dall’Istituto Italiano di Cultura di Budapest o di Vienna, interviste da Dublino, Il Cairo, appunti da Edimburgo e molto altro ancora.

Nel volume possiamo leggere le parole di Vittorio Sermonti, Béla Hoffmann, Giorgio Patrizi, Jacqueline Risset e molti altri, e Marianacci riesce a legare tutti gli interventi in un percorso totalizzante su Dante. Ovviamente nelle ricorrenze c’è molto Joyce, ma anche Ezra Pound, Eliot, fino a D’Annunzio; gli spunti sono però così tanti che rischierei di fare un elenco sterile di nomi altisonanti.

Tra i miei segmenti preferiti ci sono La Divina Commedia nel mondo, ottimo compendio dell’autore che permette di capire (molto più che a scuola) la portata del testo più importante della nostra letteratura, e Introduzione alla Vita Nuova nel mondo arabo. Hussein Mahmoud porta a riflettere sul testo dantesco con un occhio esterno, seppur non straniero. È così addentro al libello che sembra ci sia cresciuto insieme, come se fosse un libro della sua tradizione.

Per le pubblicazioni dantesche di Solfanelli vi rimandiamo al loro sito, per scoprire anche le altre uscite dell’editore.

Aniello Di Maio

Aniello di Maio è nato l’ultima volta a Castellammare di Stabia (NA), ma si definisce pescarese per evitare lo spirito di competizione. Allevato da un diplomatico presso l’ambasciata spagnola, ha acquistato un veloce eloquio, così veloce che è meglio leggerlo che ascoltarlo. Ha amato così tanto studiare Lettere moderne che ha trascorso almeno il doppio degli anni fuori corso, un po’per l’ansia dilagante, un po’perché non riesce ad essere serio a lungo. Neanche in quattro righe di biografia.

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