Pioggia. Per i Bastardi di Pizzofalcone – Maurizio De Giovanni : recensione

Per leggere Pioggia di Maurizio De Giovanni ho pazientemente atteso un temporale estivo; o forse no, non è del tutto vero.

Del mio amore per le saghe di Maurizio De Giovanni parlo spesso, e quella dei Bastardi di Pizzofalcone era tra le mie due favorite, almeno fino a Nozze, poi il mio interesse si era andato affievolendo con gli altri volumi della saga; quindi decidere di dare una seconda possibilità ai Bastardi mi è costato un sacco di tentennamenti, poiché restare delusi da ciò che un tempo amavamo è sempre una sensazione detestabile.

Pioggia su tutta Napoli a novembre, una pioggia fittissima che oscura la vista, la mia sicuramente, dato che dall’ultimo volume letto sono passati tre anni, e ormai il ricordo è a grandi linee; tant’è che non mi ricordavo del magistrato Laura Piras, della storia terminata con Lojacono e del fatto che non fosse più sui nostri schermi; come?

Non lo so, una damnatio memoriae proprio.

Se qualcuno ricorda un po’ la vicenda di Laura e la sua fine, si senta libero di raccontarmela!

Se il personaggio vi piace, non restateci troppo male, non mi ricordavo neppure di Elsa Martini, stranamente però di sua figlia Vicky sì, si vede che il personaggio mi piace.

In questo nuovo volume, alle storie generali e personali dei Bastardi non succede granché, e lo dico in senso positivo, ho apprezzato di non voler tornare “col botto”. Ho vissuto Pioggia più come un libro di unione, di ricollegamento, per riprendere un po’ in mano quelle che sono le storie di Pizzofalcone, prima di aggiungere del nuovo. Anche se alcune svolte e cambiamenti sono nell’aria, resterò per vederli? Lo scopriremo.

Per quanto riguarda il singolo caso di cui si occupa la trama di questo libro, devo dire che è stato piuttosto interessante, scorreva molto bene durante la lettura, se l’avessi letto da subito con più fiducia avrei trovato anche prima il colpevole, anche perché il colpevole non è sempre il maggiordomo con il candelabro? – sono ironica-

Mentre i Bastardi erano lì che si arrovellavano per trovare la soluzione, nella mia testa un unico mantra a farmi da guida: “una volta eliminato l’impossibile ciò che rimane per quanto improbabile dev’essere la verità” ed è proprio così, se si sospetta proprio di tutti, alla fine qualcuno deve pur essere stato!

Non lasciatevi depistare dalle indagini, seguite le vostre e la soluzione si delineerà piuttosto probabile sotto i vostri occhi, le indagini vi daranno solo le prove necessarie a conferma, soddisfazione, questa, davvero massima per un lettore di gialli.

Pioggia, piove su tutto, sull’umore e sui successi, con questo caso a Pizzofalcone scopriranno che non basta lavorare bene per liberarsi dei pregiudizi e che molti sperano ancora nel loro fallimento, come agenti e come commissariato.

La morte dell’avvocato Brancato, principe del foro in pensione, getta nel panico il magistrato Mariano Sommella, che ligio solo ad arrivare alla pensione, non regge alla pressione di un interessamento personale, nel caso, del procuratore e vorrebbe subito poter passare l’incartamento ad un altro commissariato, magari quello centrale.

I Bastardi hanno due giorni per risolvere il caso o comunque fare del loro meglio per produrre un incartamento perfetto per i colleghi che indagheranno dopo di loro.

In realtà tutta questa fretta, come se fosse il caso della vita, non è propriamente giustificata, ma va bene, alla fine cerca di dare un ritmo serrato alla narrazione, si concentra sulle indagini, resta poco tempo per le vite personali degli agenti e per questo volume io direi che va benissimo così.

Se come me siete dei fan dispersi della saga, posso consigliarvi la lettura senza che possa nuocere ai vostri sentimenti.

Tornerò a seguire gli agenti di Pizzolfalcone?

Non sono ancora del tutto convinta, soprattutto se dall’altra parte del piatto della bilancia ho il Commissario Ricciardi.

Però non mi pento della lettura, mi ha tenuto compagnia un weekend al mare e con la Pioggia mi sono anche rinfrescata!

Oriana D'Apote

Oriana D'Apote classe ’93 un pendolo che oscilla tra la Puglia e l’Abruzzo. La mia prima natura è quella di ascoltatrice di storie, con l'animo inquieto sempre alla ricerca di qualcosa, il dettaglio, la poesia. Sogno di acquistare centinaia di fiabe illustrate, leggo storie crude. Vivo come il protagonista di un noir a colori dove alla fine prenderò il cattivo, risolverò il caso.

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