Il pianto dell’alba. Ultima ombra per il commissario Ricciardi – Maurizio De Giovanni

Esiste un libro, di Cornelia Funke, chiamato Cuore d’inchiostro che spinge ai limiti massimi l’interpretazione del legame tra uomo e libro. Nel testo uno scrittore di nome Fenoglio ha tessuto talmente bene la trama del suo libro, e descritto così bene i suoi personaggi che questi hanno preso vita. E il mondo e il tempo narrati nel libro diventano paralleli ai nostri.

L’idea che più mi interessa nel libro è quella per la quale, una volta creato questo mondo parallelo, i personaggi continuino a viverci. Anche se le loro avventure non vengono narrate, non finiscono tra le pagine del libro ma crescono si innamorano e muoiono e noi non lo veniamo a sapere. Perché il nostro libro è finito, la nostra finestra si è chiusa.

Questo è il sentimento con cui vivo la saga di De Giovanni, da poco conclusa con il volume Il pianto dell’alba, delle indagini del Commissario di polizia Luigi Alfredo Ricciardi. Lo scrittore Maurizio De Giovanni è riuscito nella stessa impresa di Fenoglio, regalando vita propria al suo personaggio.

Infatti, Luigi Alfredo diventa subito reale ai nostri occhi. Si muove nella Napoli fascista degli anni ’30. In un passato storico che ci appartiene, in una città che possiamo tutt’oggi visitare, e pure lui non esiste. Una verità di cui ci si dimentica. Complice la città stessa che diventa tutt’uno con il Commissario al punto tale che riuscirebbe difficile immaginare un ispettore Ricciardi che si muova a Milano o a Palermo.

La Napoli di Ricciardi si sovrappone alla nostra poiché questa nel tempo non ha perso la sua essenza; possiamo ritrovare una chiesa, una via, un bar, persino un fantasma. Luigi Alfredo con i suoi occhi non ci permette di vedere solo la bellezza la città, ma anche la sua miseria, i suoi morti; i grandi sentimenti e le passioni che muovono le fila della vita. E non solo quella delle persone intorno a lui ma anche la sua, con il suo grande desiderio d’amore e le sue grandi paure.

Ma proprio i vicoli di Napoli con la loro vicinanza forzata offrono agli occhi del Commissario la visione della possibilità di una vita normale con Enrica che è proprio al di là della sua finestra, basterebbe allungare la mano per raggiungere la felicità desiderata. De Giovanni mette in atto un gioco di amore e paure. Una storia d’amore in balia della città che si muove e respira e ad ogni movimento corrisponde un mutamento.

Nelle indagini di Ricciardi ogni vicenda si lega a doppio filo alla fisionomia della città e i cambiamenti temporali; il Vomero simbolo di cambiamento, Mergellina con il mare assoluto protagonista. La città tutta, con questa sua speciale commistione tra barocco e povertà assoluta; dove vita e morte si incontrano senza saperlo, con la sofferenza che si cela in ogni angolo, per le strade, negli occhi dei bambini.

Nel Pianto dell’alba di De Giovanni troviamo un Ricciardi che si è concesso il permesso di essere felice, ma che con la sensibilità che dà sempre lo contraddistingue non riesce a restare impassibile davanti al dolore degli altri. In questo finale ritroviamo Livia, l’affascinante vedova Vezzi rifiutata da Ricciardi, che da personalità influente si ritroverà capo espiatorio di un gioco politico pericoloso. Luigi Alfredo non le negherà il suo aiuto e si calerà nuovamente in quelli che sono i lati più oscuri delle passioni umane. Un’ultima notte prima di scoprire se arriverà per lui l’alba carica di promesse di felicità.

Si chiude così la nostra finestra sull’immaginaria vita del Commissario Ricciardi. Alziamo gli occhi e torniamo nel nostro tempo e inconsciamente ci aspettiamo di vederlo passare. E forse lui passa davvero, con le mani in tasca gli occhi bassi e nessun cappello mentre noi beviamo un caffè dietro le vetrate del Gambrinus, quelle che danno su Piazza del Plebiscito; perché quelle su via Chiaia, insieme a Ricciardi e al fantasma della fioraia bambina non ci sono più, c’è il bancone del gelato. E come due persone che si scambiano per caso uno sguardo in strada noi continuiamo a bere il nostro caffè e il Commissario sparisce in un dedalo di strade, verso la prossima indagine.

Oriana D'Apote

Oriana D'Apote classe ’93 un pendolo che oscilla tra la Puglia e l’Abruzzo. La mia prima natura è quella di ascoltatrice di storie, con l'animo inquieto sempre alla ricerca di qualcosa, il dettaglio, la poesia. Sogno di acquistare centinaia di fiabe illustrate, leggo storie crude. Vivo come il protagonista di un noir a colori dove alla fine prenderò il cattivo, risolverò il caso.

Questo articolo ha 2 commenti

  1. Alfredo Andreozzi

    Gran bella recensione!

    1. Oriana D'Apote

      Ti ringrazio tanto 🙂

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