Non so chi sei – Cristina Portolano : recensione

Ciao ke fai?

 Mi mandi 1 tua foto?

 Fai cam?

Ke musica ascolti? Di dv 6?      

Se siete della generazione ’89-’93 forse vi ricorderete bene i tempi delle chat di Msn, Netlog e Badoo; quando vi piaceva un ragazzo e timidamente andavate a spulciare il suo blog o vi prendeva un’improvvisa botta di coraggio e lo aggiungevate ai vostri contatti con la speranza di ricevere un trillo o un’emoticon come saluto.

Gianluca Morozzi, ne L’amore ai tempi del telefono fisso, ci racconta con molto umorismo com’era drammatico per i figli degli anni ’80 dover chiamare al telefono di casa una ragazza, con la speranza che non rispondesse un genitore o fratello/sorella. Era il periodo delle prime cottarelle che ti facevano sentire le farfalle nello stomaco e impostavi come sfondo del telefono il suo “autoscatto”. Sì, ragazzi, all’epoca non si diceva selfie e sì, il fatto che io mi ricordi di questa cosa vuol dire che non sono più neoventenne.

Cristina Portolano con Non so chi sei edito da Rizzoli Lizard ci offre uno spaccato onesto e senza peli sulla lingua del mondo online, tipo “L’amore ai tempi di Tinder, Grindr & co”. Questo preambolo ha luogo solo per dire che gli approcci tra persone dello stesso sesso (e non) è cambiato, ma neanche troppo. L’obiettivo rimane sempre quello di fare fiki fiki prima o poi. In passato si era leggermente meno espliciti e si vaneggiava prima sui massimi sistemi per ottenere un appuntamento o foto da seconda serata. Ora certi formalismi si possono evitare.  

L’autrice si mette a nudo e racconta con simpatia, senza mai scadere nel banale, del rimettersi in gioco dopo la rottura di una relazione importante. Quello che più apprezzo in questo romanzo è che viene raccontato davvero un punto di vista femminile senza scadere nei classici cliché come “le donne non fanno puzzette ma solo arcobaleni” o “le donne vogliono solo impegnarsi nella vita con una e una sola persona, mentre gli uomini – che porci – voglio solo scopare”.

Questa vignetta rappresenta esattamente l’onestà intellettuale che cerco in un’opera: mostrare una persona andando oltre quell’11% visibile a tutti (non ho iniziato a dare i numeri, non ancora. È la percentuale visibile dell’iceberg. N.d.A.). Non è raccontata solo la fragilità e la delusione di una storia conclusa ma anche il volersi svagare come sorta di chiodo schiaccia chiodo senza avere il timore di essere giudicata.

Senza raccontarci barzellette, possiamo dire che sicuramente queste applicazioni non sono per trovare marito o fidanzato ma per staccare la spina e godersela per quello che è. Non sono ancora usciti grandi romanzi che narrano le pene d’amore di queste nuove favole da principe azzurro e giovane donzella in difficoltà. O forse sì, visto che di Harmony ne vengono sfornati a palate ma giustamente me ne tengo fuori alla grande. D’altronde non si può leggere tutto.

Il sesso, nella storia, non è mai volgare ma credibile: due persone, due corpi, spesso imperfetti e belli proprio per questo, che si incontrano, parlandosi. All’interno della narrazione è anche uno strumento di autoanalisi che guida Cristina verso consapevolezze, accettazioni e l’importanza di volersi bene prima di tutto.

La vediamo innamorarsi di nuovo ma alla fine sceglie sé stessa per evitare di soffrire; preferisce restare sola perché «la vita è troppo breve per farsi rallentare da qualcuno che non starà mai al tuo stesso passo».

Non so chi sei di Cristina Portolano è il libro ideale per fare un po’ di autoanalisi e volersi un po’ più bene.

Federica Andreozzi

Leggo da sempre, e ho deciso di diventare miope e astigmatica solo per provarlo a tutti. La mia compagna di vita si chiama Ansia, che mi somiglia ma ci vede benissimo. Recensisco di tutto, anche le etichette delle camicie, ma se mi date un fantasy non potrò che assumere l’espressione schifata in foto.

Questo articolo ha 2 commenti

  1. Marco Maurotti

    Ottima recensione. Non sentimentalista. Non coinvolta nella declinazione militante del solito femminismo. Una narrazione in punta di piedi. Tipica della femminilità, non per forza coatta, esposta intellettualmente. Punto di vista oggettivo tipico della Simone de beauvior più sottile. Grazie. È urgente e necessario leggerne.

    1. Federica Andreozzi

      Grazie Marco per il tuo bellissimo commento, sono contenta che la mia recensione ti piaccia. Ho scelto di proposito questo titolo per inaugurare questa sezione perché merita di essere letto e apprezzato. La sua scrittura è d’impatto e sincera, mai banale e scontata.

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