Luminal – Isabella Santacroce

Luminal di Isabella Santacroce è il libro più “diverso” che abbia mai letto finora. Devo ammetterlo: la copertina ha giocato un ruolo fondamentale (e non sono il tipo che si convince con una semplice fotografia a effetto). E poi una prima edizione dei Canguri Feltrinelli è sempre un’occasione da cogliere al volo. In più il volume è dedicato a oltre trenta personalità molto diverse tra loro ma tutte fantasticamente speciali: Fassbinder, Majakovskij, Plath, Deleuze, Cleopatra, Dalidà. Tra i tanti, spicca Seneca. Lo compro subito.

Non avevo alcuna idea di Isabella Santacroce, della sua prima “trilogia dello spavento” o nello specifico di Luminal. Devo anche ammettere che è difficile parlarne perché non saprei pescare riferimenti per avvicinarvi a questo tipo di scrittura. Lascerò che sia l’incipit a presentare l’opera:

A volte penso sia stata la luna a partorirmi tra spasmi di cosce pallide sapientemente allargate tra le stelle proprio in alto. Così appesa sopra un concerto di David Bowie lei si apriva lasciandomi cadere.

Io sono Demon e la luna è mia madre.

Ci sono pareti bianche e angeli dalle piccole ali in volo attorno a noi abbracciate nello stesso letto con poca luce e il suo respiro sopra che ascolto stringendola in una delle tante notti-luminal con Davi-dolce accanto che ora avvicina le sue labbra alle mie sussurrandomi saremo amiche per l’eternità.

Questa è la storia di Demon e Davi.

Sarebbe interessante parlare della trama, se solo fosse importante per questo agile volume (intorno alle cento pagine). La storia non segue degli eventi ma percorre corpi e menti delle protagoniste, Davi e Demon, due accompagnatrici che ne vivono di cotte e di crude. Il mondo di queste ragazze vive di estremi, e sono tutti un rimedio all’inedia contemporanea. Le esperienze sono spesso ipersessualizzate (ma questo dipende da voi e dalla vostra propensione per pratiche più o meno spinte), e si alternano ai momenti di noia; entrambe le parti, che tendono anche a mescolarsi, riescono a elevarsi verso il segno poetico. Praticamente ci troviamo di fronte a un romanzo che può intendersi all’apparenza di genere biecamente oltreerotico (zozzo), ma le grandi capacità di Isabella Santacroce rendono Luminal un testo di lirismo estremo.

Laddove si possa pensare a un libro statico, la storia si snoda tra Zurigo, Berlino e Amburgo. Le tre città sono fredde, come le emozioni degli attori che seguiamo nel romanzo, ma ricche di quella perdizione necessaria a sopportare le situazioni vissute da loro. Il filo rosso che trasporta gli eventi è il luminal, una portentosa droga che spesso porta a perdere il controllo (ci sarà anche un omicidio). Prendiamo direttamente le parole dell’autrice già nella seconda pagina:

Il pusher di Luminal è in ritardo oddio! In ritardo è il pusher di potenti psicofarmaci da diva. Forse Marilyn si uccise così. Eccedendo in milligrammi che noi attendiamo isteriche già pronte per uscire. Luminal che non può mancare al nostro ritorno dal lavoro-entraîneuse. Luminal che regala sonno che annulla. Di ansia tremiamo. A ogni minuto si scolora la certezza della sua venuta e i cuori battono come non vorrei.

Davi dice che il colore del mio rossetto la rende nervosa così da marchetta risalta in tutto questo pallido dell’appartamento dimenticato dall’amico che non sa quanta importanza abbia il suo arrivo. E spengo le luci. Aprendo le finestre guardo sotto l’auto fermarsi. Vorrei. Essere. Meno. Agitata. Guardo sotto l’auto fermarsi e cielo sopra e Davi dentro che mi raggiunge quando il campanello suona sorridendo mi raggiunge con i soldi già in mano.

Il linguaggio è colloquiale, legato alla vita reale, con poca punteggiatura, parrebbe quasi anti-letterario, ma lo stile trova la sua letterarietà nello scorrere delle pagine. Quello dell’autrice è un universo difficile da penetrare, all’inizio, finché non ti si concede in toto; non ci sono forzature, bisogna solo trovare l’angolo di sipario giusto mentre si vaga sul palco ancora buio della storia.

Non ci sono suddivisioni in capitoli e ci sono poche spie a guidarci. Tra queste c’è la sigla REW, che corrisponde al tasto per riavvolgere il nastro sui lettori VHS (rewind), e che rimanda quindi ai flashback.

Isabella Santacroce è un’artista che spazia molto, ed ha reso Luminal anche la sceneggiatura di un film e un audiolibro a tiratura limitata, di cui potete trovare un estratto QUI.

I turbamenti erotici di cui abbiamo parlato con Anais Nin sono qui ampiamente superati. In definitiva, se avete bisogno di superare i vostri limiti, Isabella Santacroce è perfetta. Attenzione però, che il luminal può portare facilmente all’overdose.

Aniello Di Maio

Aniello di Maio è nato l’ultima volta a Castellammare di Stabia (NA), ma si definisce pescarese per evitare lo spirito di competizione. Allevato da un diplomatico presso l’ambasciata spagnola, ha acquistato un veloce eloquio, così veloce che è meglio leggerlo che ascoltarlo. Ha amato così tanto studiare Lettere moderne che ha trascorso almeno il doppio degli anni fuori corso, un po’per l’ansia dilagante, un po’perché non riesce ad essere serio a lungo. Neanche in quattro righe di biografia.

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