Loro – Roberto Cotroneo : recensione

Come possa essermi piaciuto così tanto l’ennesimo retelling di Giro di vite di Henry James, basato sul trito espediente narrativo del “manoscritto ritrovato” (inviato, in questo caso) e del quale avevo già previsto il colpo di scena finale dopo trenta pagine, è qualcosa che ancora non mi spiego.
Ho letto Loro di Roberto Cotroneo in un paio d’ore, senza mai staccare gli occhi dalle pagine, godendomi il viaggio senza badare troppo al fatto che conoscessi già la destinazione.
A uno studioso che andava raccogliendo fiabe popolari, una vecchia siciliana disse: “il racconto niente è, tutto sta come si porta”. Mi sembra una citazione azzeccata per questo romanzo.
L’inizio è grossomodo lo stesso di Henry James: Margherita, giovane istitutrice, ci racconta di essere stata accolta nella magnifica dimora di una famiglia aristocratica, gli Ordelaffi. Siccome però siamo nel 2018, la dimora è una villa postmoderna in vetro progettata dall’archistar Rem Koolhaas, e gli Ordelaffi sono ricchi eccentrici, con la moglie che è un’alcolizzata psicotica e il marito assente, perennemente a Londra o sul punto di prendere un aereo per andarci.
Gli Ordelaffi sono anche i genitori, premurosi in modo quasi ossessivo, di Lavinia e Lucrezia. Gemelle identiche, depositarie di ogni virtù, dalla bellezza al talento musicale e sportivo, le bimbe vengono affidate a Margherita affinché ne controlli i progressi nello studio. Come nella migliore tradizione dei romanzi dell’orrore in prima persona, l’istitutrice-narratrice non lesina anticipazioni, via via sempre più inquietanti, sulle atrocità che stanno per accadere. Le gemelle infatti iniziano sin da subito a comportarsi in modo ambivalente: difficile dire se siano affettuose o manipolatrici, se siano riservate o stiano nascondendo qualche oscuro segreto.
Margherita arriva a sospettare che abbiano un controllo soprannaturale sulla casa e che abbiano soggiogato i loro stessi genitori, la servitù e persino le anime dei defunti. Oscure presenze iniziano infatti ad apparirle, probabilmente evocate da Lucrezia, la dominante tra le due, allo scopo di terrorizzarla. Solo Gaetano, il rude giardiniere, sembra in qualche modo essere loro complice.
Nonostante il punto di vista interno sia totalmente immersivo, dopo poco il lettore inizia a diffidare di Margherita e chiedersi se le sue percezioni siano realistiche, ma incredibilmente questo non rompe affatto il patto narrativo, anzi lo rafforza. Non solo vogliamo saperne sulle gemelle e su Gaetano, ma anche sulla stessa Margherita, la cui personalità ci appare sempre sfocata, mai totalmente definita.
E c’è la casa, che come spesso accade nei romanzi gotici è essa stessa un personaggio. Modernissima ma comunque dotata di un giardino selvaggio e di un tempietto (come nella migliore tradizione romantica), sospesa tra passato e presente, in un limbo sul quale solo le gemelle sembrano avere controllo.
Loro di Cotroneo è, insomma, un romanzo molto riuscito, che consiglierei a chiunque di leggere. Se devo proprio trovargli una sbavatura, la parte centrale è appesantita da troppe ripetizioni, risulta ridondante e si sarebbe forse giovata di qualche taglio in fase di editing. Ma tutto sommato, alla luce della rivelazione finale, anche questa prolissità un po’ barocca assume un suo senso.

Fiorenza Fortini

Fiorenza Fortini nasce e attecchisce tra le colline abruzzesi. Nella vita è un’insegnante di italiano e storia (o latino e greco, dipende dagli anni). Scrive racconti sulla pagina Instagram @ritrattiscartati e sogna di pubblicare il grande romanzo generazionale italiano. Ama la fantascienza, lo smalto semipermanente, i podcast e le storie in cui alla fine il protagonista muore.

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