L’odio migliore – Michele Orti Manara : recensione

Tutti abbiamo avuto o abbiamo il collega di lavoro che non siamo riusciti ad inquadrare o che veramente non sopportiamo.

«Sabatini, appena assunto da una grande azienda, sorride sempre, sorride a tutti»

Con questa premessa ho acquistato immediatamente L’odio migliore di Michele Orti Manara, Tetra edizioni.

Tra stage, lavori vari e ogni anno in scuole diverse, ho avuto modo di conoscere tanti colleghi di lavoro: dal beone (che non manca mai), il fannullone intoccabile, il vecchio a ridosso della pensione e ormai senza filtri (sono sempre i più simpatici della scuola, secondo me), ma anche il puntiglioso e quello che purtroppo non manca mai, l’unico che non riesco proprio a sopportare, IL LECCHINO. Aniello ha persino recensito un trattato su quest’ultima categoria di persona, che allego QUI.

Naturalmente non rientro in nessuna di queste categorie, forse un tempo sarei stata classificata come quella socievole ma, dopo diversi tiri mancini subiti dal lecchino della situazione, ho preferito puntare sul profilo basso. In una scuola dove ho insegnato, il mio superiore mi ha raccontato di odiare tutti i suoi sottoposti, tranne me perché sono la tipica persona che lavora bene, non dà fastidio a nessuno ma soprattutto non cerca di allisciarsi i grandi capi per ottenere favoritismi. Quanto spero di poter tornare in quella scuola! Anche se i colleghi erano tutti snob, antipatici e sono stata sola come un cane per l’intero anno scolastico.  

Dai miei alunni vengo descritta come la tipica persona a cui si legge in volto che di prima mattina nessuno deve darle noie. Scusate per questa lunghissima digressione.

In questo racconto, Sabatini è il tipico collega che si dimostra sempre puntuale, impeccabile e con uno spirito di abnegazione nei confronti del lavoro a dir poco disarmante e poco credibile. Il narratore, Zauli, assistente del direttore generale, non vede di buon occhio il nuovo collega neoassunto. Nel frattempo, c’è un rimpasto nei reparti dell’azienda, furti di cancelleria improvvisi, giochi di potere e indagini per delle possibili accuse di molestie.

Nessuna di queste cose sembrano riconducibili a Sabatini e la sua disponibilità e gentilezza avrebbero nutrito gli scenari più distopici in qualsiasi persona presente in quell’ufficio. Diffidate da chi sorride troppo.

Leggendo L’odio migliore di Michele Orti Manara non ho potuto fare a meno di ricordare tutti gli episodi che mi sono ritrovata davanti in questi ultimi anni ma non è possibile scendere nel dettaglio tra spioni, litigiosi e covi di vipere. A posteriori mi viene da ridere e meno male che queste persone non le vedo più. Ma non c’è limite al peggio.

In questo brevissimo racconto, di appena settanta pagine, l’autore veronese riesce ad accendere la mente di qualsiasi lettore, tra scrittura veramente scorrevole – ormai pare un crimine menzionarla come qualità – e descrizioni accurate che permettono di prefigurarti ogni singola scena descritta. Le uscite Tetra edizioni sono ottime per sbloccarsi dai periodi in cui è più difficile trovare il tempo di leggere e raccogliere, in maniera sensata, le proprie idee.

Evitando troppi spoiler, il finale non delude le premesse iniziali che vi faranno venire voglia di sapere come andrà a finire questa storia.

Federica Andreozzi

Leggo da sempre, e ho deciso di diventare miope e astigmatica solo per provarlo a tutti. La mia compagna di vita si chiama Ansia, che mi somiglia ma ci vede benissimo. Recensisco di tutto, anche le etichette delle camicie, ma se mi date un fantasy non potrò che assumere l’espressione schifata in foto.

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