Leggermente distopico – Intervista a Paolo Pajer

Se ti proponessero di andare in pensione nel fiore degli anni per un decennio per poi tornare e lavorare fino alla fine dei tuoi giorni, accetteresti? Sono compresi il TFR, una pensione maggiorata e la garanzia del medesimo stipendio con il rientro di presa servizio. Allora, accetteresti?

Sei un impiegato di ufficio e ti ritrovi spesso a pensare a quanti anni ipotetici mancano per raggiungere il meritato traguardo. Giuseppe Rossi è l’eroe che decide di prendere questa occasione al volo senza stilare nessuna lista dei pro e dei contro. È sempre stato una persona molto riflessiva, attenta alle esigenze della sua famiglia, ma per la prima volta decide di osare, inizialmente senza raccontare nulla. Leggermente distopico di Paolo Pajer, edito dalla Torre dei venti, è il romanzo del possibile e allo stesso tempo inimmaginabile.

Il protagonista decide di proporsi come prima cavia di questo piano pensionistico detto R.O.LA.N.DO, accettando di essere supervisionato costantemente da un referente, il dottor Feroci, stacanovista ma con un humor singolare e, in seguito, dal vanitoso Sottocolle. Giuseppe Rossi scoprirà in un secondo tempo le conseguenze di questo contratto apparentemente da sogno.

L’ironia di Pajer è affine a quella di Giacomo Papi, anche lui scrittore “leggermente distopico”. Ma, tra parodie in burocratese e viaggi on the road insieme al suo fidato camper Merlino, entriamo nel vivo del romanzo col suo autore.

Paolo - Pajer
Mi ha molto colpito come hai sviluppato la distopia – o quasi (richiamando il “leggermente”) –, all’interno del tuo romanzo. L’idea di una famiglia portata all’estremo, la pressione sociale, il tempo che scorre su binari diversi rispetto alla propria vita e l’ipotetico e apparente futuro sereno nella vita di un uomo qualunque. La prima domanda risulterà banale, lo so, però ti volevo chiedere come nasce l’idea di Leggermente distopico.

Prima di tutto vorrei ringraziarvi, Federica, per il tempo che tu e Bookrider avete deciso di dedicare al mio romanzo.

L’idea originale nasce da una specie di sogno ad occhi aperti che ho fatto alcuni anni fa con dei colleghi al lavoro, mentre si facevano i conti di quanti anni mancassero reciprocamente all’agognata pensione. Mi è venuta in mente una possibilità impronunciabile, quella dell’anticipo con rientro perpetuo; silenziosamente, poi, ne ho sviluppato una storia. Si sono affacciati i personaggi, hanno preso vita vicende che quasi in automatico si sono collocate al loro posto. E alla fine, durante il lockdown, è scaturito il romanzo.

Penso che la pensione sia un chiodo fisso nella vita della maggior parte delle persone, dopo “dove verrò seppellito quando morirò? Sono quasi terminati gli spazi al cimitero”, o almeno per quegli individui che lavorano tanto, fanno sacrifici, pagano regolarmente le bollette e tirano di tanto in tanto un sospiro di sollievo. Come mai hai scelto proprio questo traguardo per il buon Giuseppe Rossi? Perché è ormai quasi un miraggio? Parlo per me che ho 29 anni con un padre che si preoccupa sempre di come farò SE arriverò mai alla pensione.

Il futuro, con tutti i suoi risvolti, è certamente un tema molto potente. Spesso è un laccio stretto attorno al collo di chi aspetta (e… spera). La pensione è lo spartiacque fra due fasi della vita che psicologicamente ci segnano profondamente. In alcuni casi è una liberazione, in altri è una perdita; a volte resta un miraggio. Lo sarà sempre più, dato che il nostro sistema socio-economico sembra che si stia evolvendo verso qualcosa di molto diverso dal modello di cui hanno fruito i nostri nonni e genitori. Conosco persone, ancora molto arzille, che stanno vivendo più anni in pensione di quanti ne abbiano passati al lavoro, ma fa parte di un mondo che non c’è più. Il mio protagonista, un uomo del tutto comune e routinario, è toccato dal colpo di fortuna senza sperarci neanche troppo, finendo però in un meccanismo più grande di lui. Alla fine le sue scelte vere sono poche, il resto è innescato da queste. Riesce però a riscuotersi verso la fine, dove afferra pienamente gli insegnamenti di Almerino.

Descrivi il progetto R.O.LA.N.DO con un massimo di dieci parole.

Riposa Oggi, Lavora Nel DOmani: goditi la vita finché c’è.

Se ti proponessero il progetto Rolando, accetteresti? Si intende senza conoscere tutti i segreti nefandi che si celano dietro questo contratto, che sembra di vendere l’anima al diavolo. Ad esempio ho fatto la stessa domanda a mio padre e l’ho visto vacillare. Premetto che lui è un ex insegnante andato in pensione quasi un anno fa, però dieci anni di avventura e relax l’hanno tentato molto, nonostante l’estate quasi libera.

Mi sono chiesto spesso cosa avrei fatto, nei panni di Giuseppe Rossi. Devo dire che si gioca tutto nella percezione del presente e di una scommessa che facciamo per il futuro, una specie di quesito della serie uovo-oggi-o-gallina-domani. Personalmente sarei incline a prendere al volo i dieci anni di prepensione e godermeli a fondo, ma l’incognita di qualcosa di indesiderabile che potrebbe avvenire nel poi mi inquieta. Alla fine sono gli istanti che viviamo, l’intensità con cui assaporiamo ogni singolo attimo, che fanno la differenza. Riuscire a stupirsi ogni giorno di cose semplici come il vento, il sole, considerare le incredibili possibilità esperienziali che ci danno le nostre mani; riuscire a tenere in primo piano tutto questo fa la differenza. Altrimenti la vita rischia di essere un perenne gioco al rialzo, alla ricerca di qualcosa che vinca la noia.

Quale luogo ti piacerebbe visitare con Merlino, Giuseppe e Almerino? Nel caso, se posso accodarmi a voi 😛

Contrariamente a Giuseppe Rossi io amo la montagna, la solitudine (nel senso di pochi-ma-buoni) e i luoghi freddi. Ora come ora girerei l’Islanda e la Scandinavia. Poi piazzerei Merlino in una valle alpina seminascosta e mi dedicherei alle ferrate, ma solo quelle poco battute.

Consiglieresti ai nostri lettori tre romanzi distopici?

Paradossalmente non sono un grande lettore di distopici, ma credo che alcuni di loro debbano essere assolutamente letti: La fattoria degli animali (Orwell), La strada (McCarthy, forse più apocalittico che distopico) e La lunga marcia (King-Bachman). Se posso, aggiungerei anche Il signore delle mosche (Golding).

Come ultima domanda, noi Bookrider abbiamo questa consuetudine di mettere alle strette i nostri autori e porre domande a bruciapelo a cui devono rispondere di getto, senza rifletterci in maniera meticolosa. Chi butti dalla rupe e chi salvi?

Sottocolle/Feroci | Salvo Feroci, un personaggio complesso ma affascinante.

Merlino/Giulio | Ovviamente butto di sotto Giulio.

Batman/Robin | Salvo Robin!

Huxley/Orwell | Sono nomi che ritrovo: qualche lettore ha accostato (immeritatamente) Leggermente distopico a Huxley e Orwell; salvo George, perché ha scritto un libro (vedi sopra) dal quale è nato Animals dei Pink Floyd.

Rolando/65 anni di età per la pensione | Rolando, di getto!

10 anni di avventura/67 anni di vita comune ma tranquilla | 10 anni di fuego!

Orecchietta/Segnalibro | Segnalibro, sempre e comunque.

Raccolta di racconti/Romanzo | Romanzo, anche se il racconto mi ha dato tante soddisfazioni.

Grazie ancora per il tempo che hai dedicato a noi Bookrider e in bocca al lupo per Leggermente distopico!

Mentre attendete il corriere col libro, vi rimandiamo al sito di Paolo Pajer dove potete leggere i primi quattro capitoli.

Federica Andreozzi

Leggo da sempre, e ho deciso di diventare miope e astigmatica solo per provarlo a tutti. La mia compagna di vita si chiama Ansia, che mi somiglia ma ci vede benissimo. Recensisco di tutto, anche le etichette delle camicie, ma se mi date un fantasy non potrò che assumere l’espressione schifata in foto.

Questo articolo ha 2 commenti.

  1. Silvia S.

    Collega e amica di Paolo Pajer, per cui anche sua assidua lettrice! Fino ad oggi mai delusa, ma sempre piacevolmente stupita. Come mi stupisce piacevolmente questa intervista, originale e dinamica… Proprio come Paolo è e si merita!

    1. Federica Andreozzi

      Mi fa davvero tanto piacere che ti sia piaciuta! Il romanzo mi ha colpito molto e Paolo Pajer è una persona davvero cordiale e simpatica. Una chiacchierata davvero spontanea tra due appassionati di letteratura. Grazie ancora per il tuo commento Silvia, a presto.

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