Le streghe di Eastwick – John Updike

Ho da poco terminato un libro che mi portavo dietro da tantissimo tempo e che ho deciso di leggere perché ne ho adorato il film: Le streghe di Eastwick di John Updike, pubblicato in Italia da Guanda editore.

Solitamente succede l’inverso, prima libro e poi film per creare il classico dibattito tra: 

a) Il libro è decisamente molto meglio del film che non è per niente fedele (N.d.a. i nerd sono in grado di aprire discussioni eterne e petulanti sul perché “nel libro ha i capelli biondo cenere e non neri e ricci”);

b) il film è una buona sintesi (i più democratici); 

c) il lungometraggio è veramente fedele in ogni minimo dettaglio, senza trascurare nulla (e lì mi chiedo: che gusto c’è nel leggere il libro se il film è l’esatta riproduzione e richiede molto meno tempo?); 

d) Infine potete trovare talvolta – e quando succede è terribile – quelli che affermano di aver apprezzato molto di più il prodotto cinematografico rispetto al volume. 

Non me ne vogliate ma è un eufemismo dire che il film del 1984 sia un “liberamente tratto da” Le streghe di Eastwick di John Updike. 

Le protagoniste del romanzo sono le tre donne Alexandra, Jane e Sukie, madri single che conducono la loro vita nella cittadina di Eastwick, fra figli trascurati ed amanti sposati. L’aria della piccola località rende potenti le donne, in grado di controllare forze naturali, soprattutto quelle sprovviste di partner per le tre D:

Decesso

Distaccamento

Divorzio

La situazione si movimenta con l’arrivo di un eccentrico uomo di New York, Darryl Van Horne, al quale le tre donne finiscono per avvicinarsi legandosi in una relazione poliamorosa fra fiducia e gelosia reciproca. L’autore descrive una società americana piccolo borghese in cui il pettegolezzo si contrappone ad un’ipocrisia di facciata. Le tre streghe vedono quindi nel forestiero quella giusta dose di pepe che dà sapore alla routine banale della periferia. 

 L’adulterio è un elemento cardine della vita sociale e sempre presente in tutta la narrazione. Sembra quasi che sia scontato e banale avere relazioni con uomini single e spesso il sesso viene usato come strumento per garantirsi quella sicurezza lavorativa o semplicemente una buonanotte con i nervi distesi. Niente #metoo, sia chiaro!

L’interesse per gli altri non è mosso da motivazioni sincere, ma soltanto dall’eventualità di ricavarne un tornaconto, come Sukie quando perde il lavoro dopo la morte del suo superiore con cui si intratteneva spesso dopo le 23. 

Come avevo già introdotto nelle premesse, il film si discosta molto dal romanzo di John Updike. Nessun Jack Nicholson brillante e simpatico, ma un signor Van Horne più opportunista, manipolatore, lascivo e nemmeno affascinante. Sukie, Alexandra e Jane, a differenza del film, sono crudeli e vendicative e non ingenue e inizialmente introverse.

Punto negativo della narrazione sono le lunghe digressioni, come quella sugli insetti e le piante, che appesantiscono la lettura. I personaggi non ispirano molta simpatia e vengono trattati in modo un po’superficiale senza reali caratterizzazioni che le distinguono. Nel finale però si evolve un po’ la psiche. 

La situazione muta quando entra in scena un quarto elemento femminile, Jenny, che rompe l’equilibrio spingendo le tre donne verso il classico cliché delle gelosie nei confronti della giovane ragazza. 

Qui si apre una questione: 

fedeltà al libro sì, fedeltà al libro no?

La risposta?

Dipende, come direbbe il professor Picchiorri. Contestualizzare è fondamentale.

Il personaggio di Jenny non è molto interessante e durante la lettura non vedevo l’ora che venisse tolto di mezzo perché rendeva tutto molto prevedibile; Le donne mature scansate da una rosa fresca che entra nelle grazie del caro Darryl. Come fa “timido sobborgo americano”, (*voce da snob della city che si sistema il capello*).

 Bisogna tener presente che la scelta narrativa sia dovuta dal fatto di voler deridere i luoghi comuni delle migliori soap e romance. La scrittura un po’ prolissa non rende godibile a pieno l’ironia dell’autore, purtroppo. E come nelle migliori commedie con elementi fantastici, le streghe decideranno di vendicarsi con il malocchio. 

«Non sorprese Alexandra il fatto che nonostante tutto il suo astio Jane dovesse rivelarsi la più debole nel momento di gettare l’incantesimo; perché la magia è alimentata dall’amore, non dall’odio: l’odio brandisce solo le forbici ed è impotente a tessere le interconnessioni di comprensione per mezzo delle quali mente e spirito muovono la materia.»

streghe di eastwick
Eh sì, Susan Sarandon, Cher e Michelle Pfeiffer sono veramente stupende come streghe. Foto gentilmente presa dalla recensione di Mymovies 

Ora potreste pensare: il film è più godibile?  La risposta è sempre la stessa, dipende. 

Riguardandolo di recente, a fine lettura, non ho potuto far a meno di notare alcuni elementi che in effetti sembrano un po’ vacillare nella narrazione. Jenny, la pietra dello scandalo, è stata completamente tagliata e la figura di Van Horne quasi demoniaco è trainante ancora di più. Verrà allontanato con un sortilegio dopo aver spaventato le tre donne a seguito di diversi incidenti. In verità, si sente la mancanza di reali intenti che portano al cambiamento del rapporto poliamoroso. La paura verso l’ambiguo non risulta sufficiente. Si aggiunge il fatto che, in tutto questo marasma – e mancando un personaggio che possa far evolvere le situazioni create –, Van Horne deve reggere sulle sue spalle tutta la storia. 

Riprendendo il libro, Alexandra è l’unica a pentirsi dell’orribile atto compiuto con le compagne e risulta poco interessante; Jane, la più sciolta e spregiudicata, si rivela la più fredda, piena di odio e indifferenza verso gli altri; Sukie, la più docile, è superficiale ma cade comunque sempre in piedi. Nel film è tutto rovesciato.

La costruzione poco dettagliata della psicologia dei personaggi non permette di identificarsi o parteggiare per una figura in particolare. Sono tre donne distinte per i percorsi lavorativi, ma per il resto poco connota ognuna. 

Da buona democratica avrei dunque optato per il giusto compromesso tra film e libro. Sicuramente meno importanza alla figura di Jenny ma più caratterizzazioni per Le streghe, che sono quelle che destano interesse. 

Cosa scegliere tra le Streghe di Eastwick di John Updike e le fatalone Sarandon, Cher e Pfeiffer?

Sicuramente leggere prima il libro e godersi in seguito il film senza aspettative, come se fossero due gemelli eterozigoti che non si somigliano per nulla. (*faccetta che ride*)

Federica Andreozzi

Leggo da sempre, e ho deciso di diventare miope e astigmatica solo per provarlo a tutti. La mia compagna di vita si chiama Ansia, che mi somiglia ma ci vede benissimo. Recensisco di tutto, anche le etichette delle camicie, ma se mi date un fantasy non potrò che assumere l’espressione schifata in foto.

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