L’amore non apprezzo e altre questioni scontate – Arsenio Bravuomo : recensione

Il mondo di Arsenio Bravuomo in L’amore non apprezzo e altre questioni scontate è riassunto da Guido Catalano nell’introduzione al volume della Neo.

“Un mondo pieno di musica, di ragazze, di biciclette, di solitudine, di innamorati in girotondo intorno alle innamorate, di notti che non vogliono finire mai, di Campari, Martini e Gin. Di non prendersi troppo sul serio facendo le cose molto seriamente. Di farsi guidare dal faro della gentilezza. Di nutrire molti dubbi.”

C’è tutto questo e molto di più, anche perché la descrizione di cui sopra può corrispondere davvero a troppi autori – da Augusten Burroughs a Fabio Volo. Chiedo penitenza per l’accostamento, ma rendeva bene l’idea.

Di alcol ce n’è molto, al punto da presentare un’ode al negroni che ha il solo difetto (se così vogliamo chiamarlo) di far salire una voglia matta. È sconsigliabile leggere L’amore non apprezzo sul treno da Pescara a Milano, seppur servano anche il negroni. Il prodotto è già calibrato, in bustina, perfettamente equilibrato. Arsenio Bravuomo non sarà d’accordo con me, perché io pretendo che sia fatto a sentimento, con quello squilibrio anche minimo che possa rendere umano il drink.

La raccolta ha una musicalità onnipresente, quasi unisse dei brevi concept album intrecciati tra loro. I giochi di assonanze dei suffissi diventano cori, qualche poesia ha già il ritornello – vedi Masterizzami il tuo amore che lo tengo di backup – e le ripetizioni a inizio verso guidano in direzione della litania. Il sacro non è però da ricercare nei soliti luoghi, bensì nelle vite comuni e talvolta un po’scapestrate. Che poi era così anche prima, solo che ci hanno costruito finali edificanti. Qui siamo ancora in divenire, tutto può succedere, e in quel “tutto” è compresa anche la staticità emotiva o sociale.

La mia grande passione è però l’elencazione, nella quale Bravuomo è bravissimo. Cose e persone odiose da non odiare, scatole piene e inventariate, bellezze da riunire in singoli testi che, pur non avendo narrazioni interne, esplorano un mondo in un ritratto più esemplificativo di tanti romanzi. Analizza e conosce la potenza delle parole, come dice in Poesie lente e poesie veloci:

“ ci son poesie lente e poesie veloci

Le poesie lente son lente non per la metrica o il ritmo

Quelle robe lì degli esperti

Son lente perché ogni parola

Pesa un quintale

Prova te a trasportar un quintale di parola

Farla uscire

Limpida perfetta inscalfibile

Per dire una singola parola così

Ci vorrebbe un quarto d’ora

E allora pensa un reading di un’ora

Riesci a farne una sola, di poesia lenta “

Leggere che dal 2006 l’autore di L’amore non apprezzo partecipi e vinca ai poetry slam, come scritto nel risvolto di copertina, mi ha fatto capire che sono sempre stato sfortunato. È vero, sono andato poche volte, ma mai ho sentito qualcosa che potesse avvicinarsi a queste poesie. La fortuna di vivere a Milano è che Torino è vicina, sia mai che becco un reading di Bravuomo!

Tra le speranze che il poeta mi ha acceso nella mente c’è quella del social network dei suoi sogni, dove i post hanno la lunghezza minima e senza immagini, al massimo bisogna descriverle. Lunghi commenti di risposta con vere e proprie argomentazioni, chat di ragguardevole lunghezza, un ritorno dell’importanza della parola. “Proust si troverebbe benissimo”, ma anche io e diversi miei amici.

Aniello Di Maio

Aniello di Maio è nato l’ultima volta a Castellammare di Stabia (NA), ma si definisce pescarese per evitare lo spirito di competizione. Allevato da un diplomatico presso l’ambasciata spagnola, ha acquistato un veloce eloquio, così veloce che è meglio leggerlo che ascoltarlo. Ha amato così tanto studiare Lettere moderne che ha trascorso almeno il doppio degli anni fuori corso, un po’per l’ansia dilagante, un po’perché non riesce ad essere serio a lungo. Neanche in quattro righe di biografia.

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