La notte del fumo sull’acqua – Moreno Nicoloso : recensione

È possibile provare nostalgia per eventi che non abbiamo vissuto? Evidentemente sì, perché avrei voluto vivere gli anni Settanta e Ottanta per godere di tutte quelle fantastiche rivoluzioni musicali proprie del periodo. Ognuno ha, immagino, l’artista o il gruppo che rimpiange di non aver potuto seguire nei momenti d’oro; c’è chi pensa ai Queen, chi ai Beatles, certi a Bob Marley, qualcuno a Piero Ciampi; io volo con la mente a Ivan Graziani e Frank Zappa.

Negli anni ho fatto una scorpacciata di bootleg, quindi il lato uditivo è abbastanza soddisfatto (peccato per la qualità, ma a volte la magia è anche nei fruscii e nei rumori di fondo) dagli ascolti spasmodici. Certi eventi, però, sono così unici che richiedono una documentazione fotografica. Qui subentra il libro di Moreno Nicoloso, La notte del fumo sull’acqua. Nel sottotitolo leggiamo la data storica, 4-12-1971. E continua con Frank, Smoke, Water and me: inizia e finisce con il musicista e l’autore, e nel mezzo abbiamo il fumo sull’acqua noto per un’altra famosissima canzone – di quelle che nei negozi di musica risuona ogni volta che un ragazzino prova una chitarra elettrica.

“ Ero al M.E.I. per dare una mano al mio amico discografico Sergio Veschi, titolare della Red Records – etichetta jazz.

Durante una pausa pranzo, una delle persone con cui mi trovavo, tutte amiche-conoscenti-clienti di Veschi, mi chiede se fossi io quel Moreno presente al concerto di Frank Zappa, in Svizzera a Montreux nel 1971 (di cui Sergio aveva fatto cenno) e se avessi voglia di raccontare un po’come era andata, che cosa era successo. “

Invidio parecchio chi ha una memoria tale. Spesso dimentico i nomi di colleghi o conoscenti che non vedo da un po’. Conoscevo il nome di Nicoloso, ma il mio cervello avrebbe mancato il collegamento che poi ha portato, dieci anni dopo questa conversazione, alla pubblicazione del libro per La Torre dei Venti.

Il racconto inizia dalla partenza, da Domodossola. Il viaggio è, per quelle generazioni, parte dell’esperienza. Attraversare il confine in macchina, trovarsi anche tra sconosciuti, fidarsi dei simili – in questi casi sono solitamente coi capelli lunghi, fumatori e pazzi per la musica.

“Scoprire affinità, sogni, speranze, con persone assolutamente sconosciute, era una sensazione che andava vissuta fino in fondo, anche solo in prima persona. Era una esperienza che nessun libro, nessun programma, in radio e in tv, potevano insegnarti. “

Era ancora possibile fumare nei locali. Cioè, lo sarebbe stato per molto tempo, e dove la musica era così sperimentale c’era quasi sempre un bel mix, proprio come decenni dopo farà Bigioggero. Frank Zappa non sa che quella sarà la notte del fumo sull’acqua, e anche lui è tranquillo, sul palco, con la sigaretta sul ponte della chitarra.

Frank Zappa smoke on the water

Durante l’esecuzione di King Kong, iniziano le fiamme. Zappa cita Arthur Brown e il suo unico singolo, appunto Fire. Nelle bellissime e iconiche foto di Moreno Nicoloso vediamo l’evoluzione del tutto, il Casinò che perde la sua forma tra le volte del fuoco, la folla fuoriuscita in fretta e furia ma senza panico – forse merito del fumo passivo ricco di THC, una mano santa contro le situazioni di stress e tanto altro.

Resta un dubbio: ma i Deep Purple c’erano o no? L’autore stila ipotesi, alimenta la leggenda incrociando prove, e La notte del fumo sull’acqua diventa un tassello importante per i fan di Zappa, ma anche per quelli dei Deep Purple. Smoke on the water, comunque, esce ufficialmente a febbraio del 1972.

Il racconto di Nicoloso è una testimonianza diretta, avvincente e coinvolgente. Lo stile di scrittura rispecchia l’attento ascoltatore, il giovane che cerca e capisce i linguaggi musicali, al punto che inserisce un leitmotiv:

“Una musica si diffonde potente, incalzante, avvolgente, a volte irriverente, comunque dirompente, non sempre assonante; con sonorità e atmosfere non solo rock, magari un po’jazz, a volte un po’free…”

Sul tema, proprio come per i generi sopra citati, costruisce la sua improvvisazione. Unica come le verità dei testimoni, unica come l’evento del 4 dicembre 1971.

Aniello Di Maio

Aniello di Maio è nato l’ultima volta a Castellammare di Stabia (NA), ma si definisce pescarese per evitare lo spirito di competizione. Allevato da un diplomatico presso l’ambasciata spagnola, ha acquistato un veloce eloquio, così veloce che è meglio leggerlo che ascoltarlo. Ha amato così tanto studiare Lettere moderne che ha trascorso almeno il doppio degli anni fuori corso, un po’per l’ansia dilagante, un po’perché non riesce ad essere serio a lungo. Neanche in quattro righe di biografia.

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