La musica è un lampo – Stefano Senardi : recensione

È proprio vero che la musica è un lampo: il suono, con le sue vibrazioni, colpisce il corpo e penetra tra le fibre, travolge, ed è in grado di rimanere dentro a lungo. Lo stesso accade a Stefano Senardi, e quelle onde sonore continuano a vibrare.

Il libro è una biografia musicale del produttore discografico, dai primi ricordi legati alla musica ai tanti concerti in giro per l’Italia e l’Europa fino ai dischi nati grazie alla sua incontenibilità (e quella dei suoi artisti).

La carriera di Senardi inizia nella CGD, per esteso Compagnia Generale del Disco. Il simbolo della CGD è per me un ricordo tra i più cari, perché intorno ai tredici anni ho iniziato a catalogare le mie musicassette e solo così ho capito cos’erano una casa discografica e il suo catalogo. Un terzo dei miei supporti musicali provenivano dalla CGD, da Sergio Caputo agli Squallor (nome bistrattato che cela quattro dei più importanti autori della musica italiana), e tuttora recupero quei dischi così importanti oggi e per l’epoca.

Nel corso degli anni ’70 Senardi conosce la musica “difficile”, come verrà poi nominata dagli Elio e le storie tese in Ritmo sbilenco. Da Imperia viaggia in lungo e in largo per scoprire nuovi orizzonti, assaporare esperienze irripetibili e fuori dagli schemi. Non importa che le 500 arranchino, conta che arrivino. Provo un po’d’invidia nella lettura del racconto che parte da Mannheim, al concerto dei Rolling Stones, e arriva fino alla magica Amsterdam, simbolo di libertà totale, e ancor più sconvolgente per dei ragazzi di provincia. Quasi il corrispettivo di un abruzzese che arriva a Milano, ma Senardi vive un’esperienza ancor più forte: il suo primo concerto di Frank Zappa.

La mia idea di musica libera ha gran bei baffoni, uno sguardo profondo e la sigaretta quasi sempre accesa. Provate ad ascoltare un suo disco qualsiasi e godetene. Il concerto visto dall’autore di La musica è un lampo è in un teatro da musica classica, perché ad Amsterdam avevano già compreso ciò che si nascondeva dietro quei pezzi così strani e diversi da qualsiasi altra cosa girasse nella musica.

Gli anni ’70 sono anche quelli dei grandi festival, perché Woodstock aveva fatto storia e tutti volevano vivere una propria Woodstock. Su questo ero poco preparato, e posso soltanto immaginare la bellezza della prima edizione dell’Umbria Jazz nel 1973 o, dello stesso anno, il Be In svoltosi ai Camaldoli, Napoli. Proprio in quel periodo stava iniziando quella che poi divenne l’epidemia di colera che anche oggi viene ricordata, ma in quei tre giorni di giugno fu possibile ammirare personaggi con suoni unici e gusto irripetibile, dagli Osanna a Teresa De Sio, dalla PFM a Claudio Rocchi (che purtroppo è sempre meno conosciuto). Tra i tanti partecipanti c’è un artista che farà parte della vita di Senardi in modo particolare: Franco Battiato. Ma non corriamo troppo.

Con un bagaglio culturale così ampio per un ragazzo, Stefano Senardi entra nella CGD, in breve passerà alla Warner che acquisirà il marchio di cui poi Senardi diventerà anche direttore generale, e nei primi anni ’90 diventerà uno dei più giovani presidenti di una casa discografica con la Polygram. Ci sono poi la NuN, i Sanremo, gli X-Factor e tutte quelle realtà che segnano numerosi passaggi di questa biografia targata Fandango. Proprio la collaborazione con Fandango porterà a grandi soddisfazioni della NuN, come i David di Donatello per le colonne sonore di Diaz e Caos calmo.

Consiglio La musica è un lampo perché tutti gli amanti della musica troveranno curiosità e racconti dall’interno su talmente tanti artisti che risulta impossibile non trovare qualche proprio idolo del passato, del presente o del futuro. Il comparto di immagini è strabiliante, dai biglietti dei concerti alle immagini promozionali fino alle tante foto private. La storia è ricca di gruppi e cantanti stranieri, internazionali, ma ho avuto gli occhi a cuoricino per Alberto Fortis, che non mi aspettavo di trovare all’improvviso tra Simply Red e Elton John.

Non posso raccontarvi tutto il libro, perché rovinare le sorprese è l’ultima cosa che vorrei fare, per cui riporto tre esempi che mi avrebbero convinto nei vostri panni – i gusti però sono soggettivi, quindi non fatevi comunque influenzare eccessivamente.

Nel volume c’è una bellissima testimonianza su Pino Daniele, ovvero il primo concerto di prova dopo l’operazione al cuore. Era un live per pochissimi, e già in altri testi ho letto della paura di Pino per quei problemi che lo accomunavano a Massimo Troisi. Quanto avrei voluto sentire quel piccolo concerto, tra l’altro col mio repertorio preferito, visti gli anni!

Su Battiato le pagine sono ricche di trasporto, è evidente l’amore di Senardi per l’artista. Mi è tornata la voglia di riascoltarlo tutto, dal primo album, ma soprattutto non vedo Perdutoamor da quasi vent’anni. Nel film c’è anche una scena con Senardi, Corrado Fortuna, Saro Cosentino, Morgan e De Gregori, che mi è tornata in mente solo dopo aver visto un fotogramma nel libro.

Ultimo ma non ultimo, c’è un performer che ha aperto mille cassetti nel vederlo in La musica è un lampo: Nicola Arigliano. Divoravo musicassette (mie) e LP (di mio nonno e mio padre). Sapevo che prima o poi sarei passato al CD, ma non sapevo quando. In edicola ho beccato Go man!, disco live di cui ricordo ancora la diteggiatura di qualche assolo che provai, da timido chitarrista in erba, a tirarmi giù. Amare Franco Cerri è facile, e con questo concerto lo è ancora di più. La storia del disco è nel libro, mentre a me non resta che ringraziare Stefano Senardi per tutta la musica che ha permesso di nascere e rinascere.

Aniello Di Maio

Aniello di Maio è nato l’ultima volta a Castellammare di Stabia (NA), ma si definisce pescarese per evitare lo spirito di competizione. Allevato da un diplomatico presso l’ambasciata spagnola, ha acquistato un veloce eloquio, così veloce che è meglio leggerlo che ascoltarlo. Ha amato così tanto studiare Lettere moderne che ha trascorso almeno il doppio degli anni fuori corso, un po’per l’ansia dilagante, un po’perché non riesce ad essere serio a lungo. Neanche in quattro righe di biografia.

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