La misura del tempo – Gianrico Carofiglio

Ho conosciuto Guido Guerrieri nel 2002 con Testimone inconsapevole, poi l’ho perso di vista. Per ritrovarlo, anni dopo, con La misura del tempo, ovviamente parliamo di Gianrico Carofiglio, edito da Einaudi, libro candidato al Premio Strega per l’anno 2020.

Fa uno strano effetto leggere il primo libro di una saga e successivamente l’ultimo uscito senza nulla nel mezzo. È come ritrovare qualcuno che conosci ma che non vedi da tempo. Qualcuno a cui chiedere: “Ciao come stai? Raccontami!” Ancora più particolare è la coincidenza del rincontrarsi in un libro che ci parla al passato. Parla di tempo, del suo scorrere inesorabile e alle volte impercettibile.

L’avvocato Guerrieri poco dopo aver compiuto cinquant’anni si ritrova a ripensare alla sua vita, ai suoi sogni e a come magari poterli riprendere ora data anche la possibilità economica. Complice ed incentivo di questi pensieri è l’incontro con Lorenza, vecchia conoscenza dell’avvocato, quasi la possibilità di un amore mancato.

Al tempo del loro primo incontro Lorenza, più grande di qualche anno, era parsa agli occhi di Guido una DONNA e non una ragazza. Bella, indipendente, interessante, una che sapeva cosa voleva e sembrava ben avviata nell’ottenerlo. Scriveva racconti, faceva supplenze, tutto presupponeva per lei una carriera radiosa, un nome di cui Guido avrebbe sicuramente sentito ancora parlare.

Quella che invece si ritrova nel suo studio è una Lorenza sbiadita, senza più niente di quella luce che emanava in gioventù, grigia di capelli e d’aspetto. La vita non le aveva sorriso, quello che sembrava l’inizio si è trasformato nella quotidianità, vivere di supplenze, di ripetizioni impartite, un libro pubblicato che ha venduto pochissime copie ed un figlio in guai più grandi di lui.

Agli occhi del protagonista si apre una nuova prospettiva che fa luce anche sui dubbi posti sulla sua vita. Se circa vent’anni prima Lorenza era apparsa sicura contrapposta al giovane Guido, neolaureato in giurisprudenza che non sapeva veramente bene quali fossero le sue ambizioni future, ora riusciamo a vedere tutto quasi a parti inverse. Guido, ora affermato avvocato, e Lorenza, precaria che si arrabatta tra mille lavoretti per arrivare a fine mese e in più sostenere le spese legali del figlio.

La scrittura di Gianrico Carofiglio ne La misura del tempo è chiara e scorrevole, fedele allo stile delle opere precedenti della saga. Nonostante la narrazione spesso richieda di soffermarsi su dettagli o resoconti giuridici, questi non rendono pesante il testo; la tensione narrativa poi resta sempre percettibile in sottofondo.

L’opera è attraversata da quella che potremmo definire una “crisi di mezza età” vissuta dal cinquantenne Guerrieri. Avverte lo scorrere del tempo ed è combattuto tra la voglia di mettersi in gioco di nuovo, reinventarsi in un altro campo e i riconoscimenti che proprio il tempo gli sta portando nella professione attuale. Il tutto viene alleggerito e rivalutato dal confronto con la situazione di Lorenza.

Nel finale ritroviamo la nota di amara felicità che spesso accompagna le avventure dell’avvocato Guerrieri. E ci lascia con la sensazione un po’ spiacevole che tra vero e falso, tra l’essere e l’apparire, il confine sia sempre troppo labile.

Oriana D'Apote

Oriana D'Apote classe ’93 un pendolo che oscilla tra la Puglia e l’Abruzzo. La mia prima natura è quella di ascoltatrice di storie, con l'animo inquieto sempre alla ricerca di qualcosa, il dettaglio, la poesia. Sogno di acquistare centinaia di fiabe illustrate, leggo storie crude. Vivo come il protagonista di un noir a colori dove alla fine prenderò il cattivo, risolverò il caso.

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