Kronet – Davide Bart. Salvemini : recensione

Orb City, mezzanotte, un lontano futuro. Diane guida verso casa. Gea, il suo assistente vocale e unica compagnia, le segnala un ostacolo a 20 metri. Sembra una donna, e invece è un’androide. L’auto corre troppo veloce, è impossibile evitare l’impatto, ma la robot non viene distrutta, ha solo subito un danno ai circuiti e non può comunicare. Diane percepisce che salvarla è importante e la porta a casa, in attesa di poterla riparare. Neppure il tempo di presentarsi, però, che una creatura mostruosa sfonda la porta d’ingresso, urlando il nome di C23.

È l’inizio di una fuga, che porterà Diane a scoprire perché, fino a quel momento, la sua vita le era sempre sembrata così priva di senso.

In città c’è qualcosa di strano. Le persone sembrano non rendersi conto della propria esistenza. Della loro realtà intendo. Mi sento diversa da loro. Sono sempre alla ricerca di qualcosa che mi faccia sentire viva. Qualcosa che dia senso al mio respirare.

Kronet è la seconda opera di Davide Bart. Salvemini per Eris (la prima, Kaleido, era uscita nel 2018). Le illustrazioni mostrano uno stile inconfondibile: i tratti sono sfuggenti, come se le immagini si muovessero di continuo sotto gli occhi del lettore, un fluido incandescente che pare debba colare fuori dalle pagine da un momento all’altro. Nonostante i colori pop e acidi, dai forti contrasti, le tavole sono tutt’altro che piatte, e richiedono più di un’osservazione per coglierne tutto il dinamismo. Anche dal punto di vista estetico dunque, è un’esperienza per gli occhi totalmente immersiva.

Kronet è però più di questo.

Innanzitutto, è un’opera crossmediale. Per il lancio, è stata allegata alle prime 100 copie vendute un’audiocassetta con la colonna sonora originale, composta dall’artista e sound designer Gianpaolo Capobianco.

Salvemini, del resto, non è nuovo a queste contaminazioni, avendo spaziato tra animazione, grafica, visual design e illustrazione, spesso in collaborazione con case editrici, musicisti, stilisti, studi di realtà virtuale, spettacoli di magia (!).

In secondo luogo, in sei capitoli che sembrano gli stadi di un’esplosione nucleare, racconta di un angosciante universo distopico, con non troppo velati riferimenti a George Orwell (il sempiterno 1984) ma anche a Philip K. Dick e Aldous Huxley.

L’umanità ha rinunciato a ogni memoria, ormai incapace di prendersi cura del proprio Pianeta e di sé stessa. Gli algoritmi si sono sostituiti alla coscienza collettiva, e nessuno sembra nemmeno essersene reso conto. I robot non esistono più, ma sono le persone a comportarsi come tali, tanto che serve un’androide a risvegliare Diane dal proprio torpore. C23, che della morte conosce solo il significato, sembra più umana della popolazione di Orb City.

perché non è del vuoto che dobbiamo aver paura, ma del Tutto che finge di essere Vuoto.

Viene voglia di saperne di più, ma è chiaro che a Salvemini non interessa tanto spiegare, quanto mostrare e far quasi sperimentare sulla pelle il calore e il movimento delle immagini che disegna. Arriva però forte il messaggio ecologista, nient’affatto scontato perché sembra appellarsi più alla responsabilità individuale che a una (forse) utopistica presa di posizione collettiva, e perché la fiducia è riposta nella vita in sé, intesa come principio generatore, più che nell’uomo.

Questo universo parallelo è animato da un archè che sembra voler sopravvivere a ogni costo, per quanto l’umanità si sforzi di abbattere la sua forza.

Fiorenza Fortini

Fiorenza Fortini nasce e attecchisce tra le colline abruzzesi. Nella vita è un’insegnante di italiano e storia (o latino e greco, dipende dagli anni). Scrive racconti sulla pagina Instagram @ritrattiscartati e sogna di pubblicare il grande romanzo generazionale italiano. Ama la fantascienza, lo smalto semipermanente, i podcast e le storie in cui alla fine il protagonista muore.

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