Io sono il loro silenzio – Jordi Lafebre : recensione

Jordie Lafebre io ti amo. Non so quante volte l’ho detto e in quante altre recensioni, ma Io sono il loro silenzio, il secondo volume, in solitaria, dopo Nonostante tutto, è un meraviglioso successore.

Di quanti secondi libri posso dirlo? Per quanto mi riguarda, quasi di nessuno.

Il secondo album è sempre il più difficile nella carriera di un artista”, canta Caparezza, e credo che sia immensamente vero; prendiamo, ad esempio, Le divoratrici, un libro ispirato, unico, con il seme dell’insurrezione, del fermento, dove sono ne La crociera? Un romanzo simile, sulle difficoltà del vivere, eppure questa virata wabi-sabi non è piaciuta al mio animo ribelle.

Ma potrei dirlo di quasi tutti i “secondi” e odio anche i sequel, le mie serie preferite hanno un’unica stagione, diamanti solitari e perfetti che ti lasciano con il cuore sospirante di bellezza.

E potete ben vedere che è un grosso problema se lo applichiamo alle saghe, ne avevo già parlato nell’ introduzione di Soledad.

Ho acquistato Io sono il loro silenzio e ho pensato: “ti prego Jordi non mi deludere, ti prego”.

E non è successo! Come avrebbe potuto, mio fulgido astro del mattino, più in alto ti pongo sopra questo scranno, più clamorosa sarà la caduta quando qualcosa mi deluderà, ma per ora non è successo.

Quando compro Lafebre, lo dico sempre, è perché per me rappresenta l’incrocio perfetto di tre fattori: 1) stile di disegno, 2) colori, 3) trama, e non è semplice trovare un graphic che soddisfi tutti i requisiti, anche se ci si innamora lo stesso, eh! Però poter contare sulla propria congiunzione astrale dei tre fattori, male non fa.

Vogliamo parlare di quanto è bello Io sono il loro silenzio? Una vera e propria vincita facile sul mio cuore, un noir ambientato a Barcellona, sbam, già così mi aveva conquistata. Vi dico solamente che ho anche tentato di avere una copia autografata dall’autore che quest’anno era al Lucca Comix, grazie ad un messo viaggiatore di cui poi ho avuto pietà davanti alla fila abnorme…

Ma non importa, ritenta, sarai più fortunato, e l’ho comprato lo stesso. Chiedo scusa a me stessa se ne ho rimandato la lettura, tra il FLA e le letture per il Bookrave e De Giovanni che mi chiamava dalla scrivania, e quale momento migliore se non il momento presente?

L’ho letto e l’ho amato, i colori delle tavole sono caldi e meravigliosi, apri e alla seconda pagina trovi la Sagrada Familia, e già mi veniva da piangere per la bellezza. Ma poi i personaggi, uno ricorda l’ex cancelliera tedesca Angela Merkel, ancora prima che le affibbino sul serio il soprannome! Un altro sembra, io ve lo dico, affascinante, ma comunque il nonno pompato di Heidi, ovviamente questa cosa è tutt’altro che confermata.

E la protagonista? Che tipetto, mia madre, una serie di gialli con lei, li guarderebbe di certo, appena la vedi, pensi qui siamo davanti ad esemplare come Rocco Schiavone, o la ami o la odi e devo dire che Eva ce la mette tutta per risultare antipatica, ma senza riuscirci.

Magra, capelli corti biondi, nervosa, irriverente, promiscua, tatuata, combina guai. La sua figura sembra potersi disegnare con un tratto, sottile e scattante, nervosa, con carenze di sonno mentre fuma una sigaretta dietro l’altra.

Ma se le avventure di Eva Rojas dottoressa in psichiatria diventassero una serie?! Ovviamente io le le leggerei! Devo pur sapere se esiste l’eccezione che conferma la regola.

Anche nelle narrazioni l’autore non è mai lineare, usa sempre un escamotage, in Nonostante tutto il flashback, per esempio. Io sono il loro silenzio si apre con una seduta di Eva dal Dottor Llull, per via del suo comportamento eccentrico, per cui l’albo ha richiesto una valutazione.

“Seduta” per modo di dire, sul divano bianco, nello studio del dottore, Eva racconterà tutta la sua settimana, dal lunedì della seduta precedente al venerdì, di quella attuale.

Da quando, uscita dallo studio, riceve la chiamata di Pénélope, sua ex paziente, che la invita alla lettura del testamento della sua, non defunta, nonna, tra la sua ricca famiglia di produttori vinicoli.

Sole, vino e segreti di una ricca famiglia e un cadavere in cantina, e chi lo trova? Eva, che non si tira indietro per risolvere il mistero, anche se la polizia scoraggia vivamente questa sua tendenza investigativa.

Ma Eva non è sola, anche senza l’aiuto della polizia, lei può contare sulla sua di famiglia.

Precisamente sulle donne della sua famiglia, che sente e vede, è un’allucinazione? Lei dice di saper distinguere la realtà. La prozia, la gitana Dolores, la nonna, che l’ha cresciuta, e la nonna militare, morta durante la guerra civile.

Eva non è mai sola, non vi svelo molto, il piacere della lettura sta proprio nell’andamento della storia e nella sua conclusione, e i personaggi sono tutti belli, anche quelli brutti.

Io sono il silenzio, però, nasconde sotto il sole una tematica molto delicata ed importante, già accennata in questo blog con un altro graphic novel, Il mare verticale, ed è quello della salute mentale. In questo specifico caso parliamo di disturbo bipolare; attraverso Eva possiamo scorgere i sentimenti di paura nell’incorrere in una diagnosi, ma anche lo stress a cui alle volte la sottopone essere sempre in ascolto delle sue donne.

Vivere è una sfida difficile, e farlo pensando di avere bisogno d’aiuto e aver paura di chiederlo è anche peggio. Vale per chiunque. Chiedere aiuto per sé stessi o per una persona cara non è un ammissione di malattia o di incapacità nel gestire le cose da soli.

E le voci che sento nella testa? Be’ le so gestire.

Ma non devi, Eva, perché adesso non sei più sola.

Oriana D'Apote

Oriana D'Apote classe ’93 un pendolo che oscilla tra la Puglia e l’Abruzzo. La mia prima natura è quella di ascoltatrice di storie, con l'animo inquieto sempre alla ricerca di qualcosa, il dettaglio, la poesia. Sogno di acquistare centinaia di fiabe illustrate, leggo storie crude. Vivo come il protagonista di un noir a colori dove alla fine prenderò il cattivo, risolverò il caso.

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