Io esisto. Babbo Natale vuota il sacco – Saverio Raimondo

Non prendiamoci in giro: le prime prove di scrittura le abbiamo fatte tutti con le letterine a Babbo Natale. È vero, a scuola scrivevamo pensierini, completavamo esercizi di grammatica, compilavamo testi e dettati, ma rimanevano nella costruzione e espressione di ciò che serviva a prendere un “bravissimo” con un fiorellino disegnato a penna dalla maestra. Il vero impegno scaturiva dalla voglia di ottenere qualcosa dal noto signore barbuto e voluminoso, col suo iconico vestito rosso, le renne e tutto il resto.

Babbo Natale, però, si è scocciato. Su molti fronti avanzano novità che affievoliscono la voglia di continuare il proprio lavoro. Questo è il motore di Io esisto. Babbo Natale vuota il sacco, dove leggiamo le missive del protagonista ai bambini che dovranno abituarsi a non ricevere più doni.

Saverio Raimondo, di cui abbiamo già parlato col suo Stiamo calmi. Come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare l’ansia, è un formidabile comico. Tutti sono capaci di far ridere, seppur a modo loro. Raimondo invece sa descrivere la società mentre porta al riso, e questo lo rende uno dei migliori del panorama umoristico.

Passano in rassegna le storture della società, esaminati nel piccolo e personale mondo dei bambini che riflettono le proprie famiglie di provenienza. Troviamo chi vuole uno smartphone a sei anni, perché abituato alla tecnologia pur di non far impazzire i genitori, chi vuole videogiochi sparatutto in prima persona iperviolenti e iperrealistici, e anche qualcuno che punta verso estreme punte del paese reale: un bambino vuole ad esempio una mamma; Babbo Natale non è solito trafficare esseri umani, ma soprattutto critica il pensiero reazionario del bimbo che in ogni caso ha già due padri.

Delle cattive influenze ne è pieno Io esisto, come i terrapiattisti (termine che Word segna in rosso, un errore fin dalla parola) o i no vax. Sul secondo caso tengo a sottolineare che il libro è del 2019, precedente alla guerra sociale dell’anno successivo. Nonostante il mio tifo per Raimondo, qui non si tratta di lungimiranza: gli idioti ci sono sempre stati.

Per Babbo Natale è il momento di tirare le somme, prima del pensionamento:

“Sai, con il senno di poi, forse ho sbagliato a premiare la bontà nei bambini. Intendiamoci, la bontà è un’ottima cosa, specie se lavori nel pubblico. Ma è anche sopravvalutata: le persone armate di buone intenzioni (e sottolineo “armate”!) spesso feriscono più di chiunque altro. È l’intelligenza che fa davvero la differenza. E peggio della cattiveria c’è la stupidità: provoca molti più danni, e resta impunita. Avrei dovuto portare carbone ai bambini stupidi. Forse, chissà, le cose sarebbero andate diversamente.”

Non mancano lettere a personaggi famosi, come una proposta di collaborazione al Papa – del resto entrambi chiedono da sempre un investimento nella bontà delle persone – o la missiva al consiglio d’amministrazione di Coca Cola che ha sfruttato per lungo tempo il protagonista di Io esisto.

Ero alla presentazione del volume a Pescara, ma non ho avuto modo di parlare con l’autore a lungo. L’occasione è arrivata l’anno successivo, quando abbiamo fatto un viaggio in macchina nell’entroterra abruzzese per un evento del Fla. Ritrovare nel libro elementi presenti anche nella lunga chiacchierata mi ha fatto ridere il doppio, a partire da Dean Martin fino al gusto per le finte interviste.

Speravo di trovare, tra le lettere, una comunicazione a Armando Narciso. Per chi non lo sapesse, è un pensionato delle Ferrovie dello Stato che nel 1991 registrò Babbo Natale alla Camera di Commercio di Napoli. QUI la storia che a fine anni ’90 mi svelò la vera verità sui regali che scartavo la notte del 24 dicembre.

Io esisto è il regalo perfetto per Natale, sia per chi vuol ridere a crepapelle, sia per chi vuole rovinare la festa ai bambini (alla presentazione del libro era venuta una comitiva di tre maestre e parecchi bambini, non avevano capito il format).

Aniello Di Maio

Aniello di Maio è nato l’ultima volta a Castellammare di Stabia (NA), ma si definisce pescarese per evitare lo spirito di competizione. Allevato da un diplomatico presso l’ambasciata spagnola, ha acquistato un veloce eloquio, così veloce che è meglio leggerlo che ascoltarlo. Ha amato così tanto studiare Lettere moderne che ha trascorso almeno il doppio degli anni fuori corso, un po’per l’ansia dilagante, un po’perché non riesce ad essere serio a lungo. Neanche in quattro righe di biografia.

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