In arte Peter Sellers – Andrea Ciaffaroni : recensione

Certi personaggi del mondo dello spettacolo possiedono un magnetismo molto difficile da spiegare, ma con Peter Sellers diventa evidente. Basta un film per volerne di più, ma l’unico problema che avevo era la reperibilità. Adoravo La pantera rosa e l’ispettore Clouseau, ma in televisione era il solo modo per apprezzare l’abile trasformista.

Alle superiori c’è stato un upgrade improvviso, con la scoperta di Hollywood Party e Il dottor Stranamore – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba. La prima pellicola è una grande conferma dell’incredibile capacità di Sellers nella complessa arte dello slapstick, dimostrando che è possibile raggiungere vette altissime nel genere pur con gli aggiornamenti dei linguaggi e ritmi cinematografici. Dopo Buster Keaton e Stanlio e Ollio, l’evoluzione continua con Peter. Il secondo film è invece la prova della bravura nel creare personaggi molto indipendenti tra loro, caratterizzati fin nei minimi dettagli, una dimostrazione del saper recitare con stili e modi estremamente diversi.

Ho comprato In arte Peter Sellers al mio primo Salone di Torino, dove la più grande scoperta è stata proprio la casa editrice Sagoma. Immaginate due tossici, io e Federica, che si trovano immersi in un luogo dove ovunque c’è roba – la nostra droga sono i libri. In questa enorme e collettiva overdose avevamo perso la bussola. A nord ci ha accolto Carlo Amatetti, quasi in chiusura, con cui abbiamo parlato un sacco di comicità e dei suoi autori.

Già vi ho parlato di Andrea Ciaffaroni e la sua bravura nel raccontare di personaggi e attori, documentandosi tantissimo e collezionando, oltre agli aneddoti, anche supporti e memorabilia. QUI potete leggere di Nino Manfredi. Con il libro su Sellers mi ha conquistato.

Riguardo la vita dell’attore, ero fermo al film Tu chiamami Peter del 2004. La regia è di Stephen Hopkins, che per un fan di Californication è una bella notizia. Aggiungo che mi piace tanto anche Nightmare 5, che per me ha solo il problema di essere arrivato quando la saga sembrava conclusa. Il protagonista è Geoffrey Rush, altra garanzia, e per l’interpretazione ha vinto l’Emmy e il Golden Globe.

È davvero un bel film biografico, ma racconta principalmente un solo lato di un attore così sfaccettato e complesso, nel lavoro come nella vita personale. C’è poi un problema col trucco: se visto subito dopo una qualsiasi pellicola di Sellers, Rush sembrerà truccato per una puntata di Tale e quale show.

Qui, ad esempio, potrebbe cantare Un grande amore e niente più da un momento all’altro.

Ripercorriamo quindi la carriera di Peter come nel film, ma con uno sguardo particolare a un attore che, dopo aver inventato e interpretato parecchi personaggi, si sentiva svuotato. Fin dalle prime apparizioni radiofoniche del Goon Show, in compagnia di Harry Secombe, Spike Milligan e Michael Bentine, Peter macina voci diverse e tipi diversi di umorismo, ha modo di sperimentare in libertà. Non a caso divenne una grande ispirazione per i Monty Python.

Andrea Ciaffaroni guida il lettore tra le tante pellicole, ed è un piacere farsi trasportare verso film come Il ruggito del topo del 1959, che dopo tutti questi anni è ancora molto divertente anche grazie ai tre ruoli di Sellers. Morandini e Mereghetti sono forse un po’troppo critici verso le parti tecniche, ma adesso sono curiosissimo di leggere il romanzo omonimo. Vedere questo minuscolo ducato che decide di dichiarare guerra agli Stati Uniti senza rendersi conto della disparità su ogni campo, francamente, mi ha fatto sganasciare.

The Mouse That Roared Peter Sellers

Purtroppo diverse produzioni sono solo in lingua originale o addirittura introvabili, ma da Lolita ai film della Pantera rosa c’è molto da vedere o rivedere. Per la quota cult, cercate The Magic Christian: non ringraziatemi. Ah, anche questo viene da un romanzo, e dovrò aggiornare il carrello di Amazon con Terry Southern. In italiano, come da tradizione, il titolo è Le incredibili avventure del signor Grand col complesso del miliardo e il pallino della truffa. Un altro motivo per ridere.

“Pubblicato nel 1960, era ancora attuale dieci anni dopo. Il messaggio che racchiude è che tutti hanno un prezzo, e di conseguenza le istituzioni sono completamente assoggettabili. Peter desiderava scritturare Ringo Starr come co-protagonista. Alla regia, Sellers chiamò il suo amico McGrath. Dopo i trascorsi con Casino Royale, gli amici gli suggerirono di stare molto attento, perché con i registi Peter era diventato intrattabile. Ma, come disse Joe, lui sapeva come prenderlo nel verso giusto: “Poteva essere davvero deprimente. Se lo prendevi nel giorno sbagliato poteva mandare a puttane l’intera giornata di riprese. Ma io arrivai a conoscerlo abbastanza bene da potergli dire: ‘Sei evidentemente esausto’, e mandarlo semplicemente a casa. Possedeva questa cosa grandiosa che produce la comicità: l’energia. E se non ti senti bene o in forma, non puoi essere divertente”.

Non solo un film con il batterista dei Beatles (tra colleghi ci si intende, tenendo conto che Sellers ha iniziato la carriera artistica alla batteria), è anche un film che comprende un cast vicino a Peter. Sanno come trattare con lui, a differenza di tante persone che invece serberanno ricordi ben diversi. Oriana Fallaci è annoiata, addirittura intristita da questa conoscenza. Orson Welles è grato di poter smettere di incontrarlo sui set.

Tra matrimoni falliti e grandi problemi di cuore, nell’ultimissima parte di carriera la sua ostinazione porta i frutti, e questo pomo d’oro è Oltre il giardino. Questo è uno dei fondamentali, se non l’avete visto vi manca un tassello che amerete.

Per leggere dell’innamoramento per la Loren, del rapporto con Blake Edwards, delle questioni relative all’eredità e tanto altro, In arte Peter Sellers è il libro che fa per voi.

Napoleone Elba
Un Sellers che fa i conti con la sua megalomania

Aniello Di Maio

Aniello di Maio è nato l’ultima volta a Castellammare di Stabia (NA), ma si definisce pescarese per evitare lo spirito di competizione. Allevato da un diplomatico presso l’ambasciata spagnola, ha acquistato un veloce eloquio, così veloce che è meglio leggerlo che ascoltarlo. Ha amato così tanto studiare Lettere moderne che ha trascorso almeno il doppio degli anni fuori corso, un po’per l’ansia dilagante, un po’perché non riesce ad essere serio a lungo. Neanche in quattro righe di biografia.

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