Il viaggio di Halla – Naomi Mitchison

The New Review definisce Il viaggio di Halla di Naomi Mitchison: “una combinazione tra J. K. Rowling e Philip Pullman”. A voler essere precisi, Il viaggio di Halla fu pubblicato nel 1952, un po’ di tempo prima rispetto ai lavori della Rowling e anche di quelli di Pullman, soprattutto se ci riferiamo alla trilogia di Queste oscure materie. Quindi riterrei più probabile un’influenza della Mitchison sugli altri due, che il contrario. In ogni caso, il riferimento agli autori posteriori non è sbagliato, tutti e tre ci hanno regalato libri fantasy i cui protagonisti si spostano o vivono nel mondo che a noi è noto oppure molto simile.

Il viaggio di Halla comincia, in maniera topica, con una principessa (Halla), che sta per essere abbandonata in un bosco. Il suo destino di morte è segnato, ma la sua tata Matulli, udendo la conversazione, decide di salvarla. La tata Matulli proviene dalla contea di Finmark e sa trasformarsi in un orso; acchiappa la bambina e scappa nei boschi. Il dettaglio della provenienza della tata Matulli dalla Norvegia ci fa capire non solo il mondo in cui si svolge la storia, ma ci fornisce un indizio sull’orientamento del racconto verso una mitologia di tipo norreno.

Halla cresce tra gli orsi ma a questo punto sopraggiunge un problema: gli orsi, tata inclusa, vanno in letargo mentre i cuccioli di uomo no.

Siamo solo a pagina diciassette e già cominciamo a vedere come la scrittura della Mitchison sia scorrevole, quasi favolistica e in questo, più che la saga di Harry Potter, mi ricorda L’Ickabog (sempre della Rowling). È una scrittura che vi catturerà, anche per l’ironia dei dialoghi, soprattutto nella prima parte del romanzo.

A permettere a Matulli di andare in letargo è l’arrivo di un drago, Uggi, che acconsente ad adottare la bambina.

Inizia nel capitolo due la vita di Halla tra i draghi, assimilandone pensieri e gusti. Interessante la presenza qui di una ricetta: le bocche di leone. Servite in un vassoio poco profondo in metallo (ovviamente d’oro) mandorle pelate, uva secca con il brandy, dategli fuoco. Praticamente i draghi hanno inventato il gløgg! Se avete un vassoio d’oro, il prossimo Natale potremmo provare a realizzarlo insieme, chiamatemi!

Da qui il racconto mostra apertamente il suo orientamento verso la mitologia norrena: ad Halla vengono impartiti degli insegnamenti utilizzando i miti dell’albero Yggdrasil, delle Norne e di Odino. Il viaggio di Halla, è il viaggio fantastico senza eroe. La Mitchison rompe gli schemi. Ci propone il punto di vista dei draghi sugli eroi. Sono davvero così eroici gli uomini, sono poi così crudeli i draghi? Siamo sicuri che le principesse volessero essere salvate?

Naomi Mitchison attinge ad ogni tradizione per esporci il pensiero dei draghi: quella cristiana, in cui un bravo drago viene ucciso da un certo Giorgio; quella greca, con Perseo che salva Andromeda, e qui ci si chiede se qualcuno abbia mai chiesto alle principesse se volessero essere davvero salvate per andare verso destini peggiori della morte; quella norrena con il pugnalatore Sigfrido che in ogni caso poi non fa una bella fine. Ma non è solo questo, pensate, se i draghi accumulano l’oro, i re e gli eroi lo sottraggono e lo sperperano. La generosità degli eroi è dunque davvero generosità o è più un regalare qualcosa che non ti appartiene e che non hai guadagnato?

La giovane Halla sperimenta la crudeltà degli eroi quando lo scoppio di una guerra tra uomini porta alla morte di Uggi. Rimasta sola, senza un posto in cui tornare, comincia a girovagare nei boschi finché non si imbatte in Steinvor, una valchiria che porta sul suo cavallo il cadavere dell’eroe responsabile della morte del drago, e si fa consegnare tutto l’oro che lui indossa, poiché rubato dal tesoro di Uggi. Ma tutto quell’oro è pesante ed è così che, stanca e dolorante, incontra Odino.

Nella mitologia norrena non è strano incontrare Odino, tant’è vero che noto è il suo travestimento da viandante. Il mantello scuro, il cappello di feltro a falda larga che copriva un solo occhio; se questa descrizione vi ricorda un altro grande personaggio della letteratura fantasy, un certo Gandalf Il Grigio della saga dell’anello di Tolkien, non vi state sicuramente sbagliando. In più pare che Tolkien e la Mitchison fossero amici. Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei, non si dice cosi?

Odino Vagabondo convince Halla ad abbandonare l’idea di trovare una caverna poiché dice: “Coloro che vivono nelle caverne, muoiono nelle caverne”. Il loro dialogo si basa sulla possibilità di Halla di intraprendere un viaggio che la porterà a Miklagard, luogo circondato dal mistero, di cui le aveva già parlato Uggi. Ma per fare questo deve “viaggiare leggera” così come fa il dio, che aggiunge: “l’amore del Vagabondo è per i vagabondi”, deve rinunciare all’oro (Viaggia leggera (Travel Light) è il titolo originale dell’opera). Halla decide di partire perché: “È meglio avere l’amore del Vagabondo che essere un drago” e comincia il viaggio protetta dal dono di un pezzo del mantello del dio.

Durante la parte di viaggio che la ragazza compie in solitaria, vedremo come sia in grado di parlare con tutti gli animali. In seguito, poi, quando riprenderà a viaggiare con gli uomini, non avrà problemi a comprendere varie lingue. La comprensione è un altro dono di Odino, che è dio di conoscenza, colui che per primo apprese i segreti delle rune. Quindi Halla, che viaggia leggera senza null’altro che il suo mantello, non è affatto priva di strumenti perché porta con sé il peso e il potere della conoscenza.

Halla viaggia talmente leggera che attraversa i secoli, arriva a Miklagard (Costantinopoli) in pieno cristianesimo. Con l’entrata del cristianesimo si perde l’atmosfera di viaggio dell’eroe per diventare soltanto viaggio. La presenza di corruzione nella struttura della società, soprattutto nelle maggiori cariche della chiesa, ci permette quel famoso parallelismo con Pullman, in Queste oscure materie dove pone una critica alla chiesa che possiamo ritrovare nelle pagine che la Mitchison dedica a Costantinopoli e ai suoi più illustri abitanti.

Miklagard è corrotta, in particolar modo se confrontiamo Padre John, Lord Alexius Argyris e Sangue Blu che rappresentano gli alti funzionari di stato e chiesa con Kiot, Tarkar Der e Roddin che sono tre cristiani di Marob che Halla, presso i quali assume il nome di “Halla Dono di Dio” (e lo è davvero, ma non dal dio che pensano loro), decide di aiutare facendo da interprete per la loro udienza con il Re del Granoturco, Sangue Blu.

Dopo l’ambasceria ho temuto per le sorti di Halla che stava per essere imprigionata dalle maglie di un sistema a cui è del tutto estranea (fai del bene e muori ucciso). Padre John infatti non le permette di lasciare Costantinopoli sulla nave che riporterà i tre uomini a Marob; la chiude in un convento sperando di sottrarle il mantello, convinto del fatto che sia una reliquia (come in effetti è, ma non del dio a cui lui pensava). Halla riesce a fuggire grazie all’intervento di Steinvor e a raggiungere la nave.

Nell’ ultima parte de Il viaggio di Halla i suoi compagni sono gli uomini; nello specifico Tarkar Der che non si è fermato a Marob proseguendo invece con lei verso nord. Tarkar Der sviluppa un attaccamento morboso per Halla. Ma in realtà non la ama, non nel modo in cui amava Dolcepiuma (sua promessa sposa), e più nel modo in cui lo stesso Uggi amava la bambina. Halla è un tesoro, da custodire, in una caverna, in una casa. Tarkar si aggrappa ad Halla in quanto “Halla Dono di Dio”, in quanto manifestazione di dio. Definisce tutto da solo il matrimonio, la casa, il posto in cui restare. Ma “nessuno può viaggiare leggero con una casa sulle spalle, nemmeno una chiocciola.”, questo pensa lei.

Come Padre John, anche Tarkar vuole trattenere Halla per sé, fermare il suo viaggio. Questa è una caratteristica propria degli uomini, credere che ciò a cui ci abituiamo ci appartenga o debba restare con noi per sempre. L’uomo è l’unica razza che cerca di imporre ad Halla uno schema di comportamento sociale senza tener conto delle volontà del singolo.

Ma Odino ha altri piani. Tarkar sposerà un’altra donna (consenziente) e Halla sarà finalmente libera, persino dal fardello del suo mantello.

Comprendendo che viaggiare leggeri è davvero possibile.

Oriana D'Apote

Oriana D'Apote classe ’93 un pendolo che oscilla tra la Puglia e l’Abruzzo. La mia prima natura è quella di ascoltatrice di storie, con l'animo inquieto sempre alla ricerca di qualcosa, il dettaglio, la poesia. Sogno di acquistare centinaia di fiabe illustrate, leggo storie crude. Vivo come il protagonista di un noir a colori dove alla fine prenderò il cattivo, risolverò il caso.

Lascia un commento