Il finimondo – Antonio Moresco : recensione

Con Il Finimondo. Dal vostro inviato nella città dei morti leggo per la prima volta un testo di Antonio Moresco, autore che mi consigliano da anni; molti si stupiscono che io non l’abbia mai letto, e ora posso dire che lo stupore è condiviso.

Il volume di Tetra Edizioni vede come protagonista lo stesso scrittore, che ha la capacità di viaggiare nell’aldilà. È lì che potrà intervistare tutti quei personaggi che avrebbe tanto voluto incontrare. In cerca di articoli da inviare al giornale, appunto il Finimondo del titolo, vaga verso le menti che più possono garbare al gusto dell’autore e della narrazione.

All’inizio i capitoli erano racconti in collaborazione col quotidiano Domani, ma alcune delle prose sono state scartate e quindi reintegrate nel volume. Il libro è bellissimo e sembra assurdo che non si sia trovato lo spazio sul giornale. Resta il fatto che, pur essendo uno scritto a puntate, da edicola, è tra i testi più interessanti che ho letto nell’ultimo periodo. Non oso immaginare come sarà la lettura dei romanzi di Antonio Moresco, le aspettative sono alte.

L’altro mondo è quasi allo stato liquido, nel senso che le case, gli alberi, il cielo e tutto ciò che possiamo immaginare è libero di muoversi e modificarsi oltre le leggi della fisica. La libertà è propria di quest’universo, dove ai personaggi reali si avvicendano anche quelli di fantasia. Tra i tanti c’è Pinocchio, che trova un pezzo di anima in Pasolini. Sì, tra i pochi personaggi capaci di ciò metterei anch’io, oltre Manfredi e Benigni, Pasolini.

C’è anche Maradona, che nel magico scenario dell’altrove diventa cliente dello psicoanalista Sigmund Freud. È uno dei segmenti più spassosi, e tra quelli che permettono commenti più diretti:

«Perché, continua il suo lavoro anche qui?» riesco a domandare.

«Altroché! C’è la fila! Non ho mai avuto tanti pazienti come qui nella città dei morti. Sapesse quanti traumi! Quelli che hanno subito là più quelli che hanno subito qui… E poi in questa città ci sono gli umani di tutti i tempi, per cui vengono da me anche donne e uomini del passato».

«Ah, sì? Chi, per esempio?».

«Oh… ho in analisi Manzoni, Dostoevskij, Lucrezia Borgia, Ezzelino da Romano, Elvis Presley, Fausto Coppi, Dante…».

Non credo alle mie orecchie.

«Anche Dante?».

«Quello è messo male. Un nevrotico grave… Non so neanch’io se andare avanti con l’analisi, se gli faccio del bene o del male a scoperchiare certi suoi ripostigli segreti, a rivelargli i contenuti terribili del suo inconscio…».

Dante. Come canta Ivan Talarico, “il Sommo poeta dal naso importante”. [ ] Quando Antonio Moresco incontrerà l’Alighieri, commenteranno insieme la poetica e la produzione, con Dante che crede poco nell’opera giovanile Vita nova, troppo acerba per via dei sentimenti e le reazioni della giovane età.

Per la prima volta, dopo tanto amore per le narrazioni brevi – altro motivo per cui adoro Tetra Edizioni – devo ricredermi: di Il Finimondo avrei letto altre centinaia di pagine.

Aniello Di Maio

Aniello di Maio è nato l’ultima volta a Castellammare di Stabia (NA), ma si definisce pescarese per evitare lo spirito di competizione. Allevato da un diplomatico presso l’ambasciata spagnola, ha acquistato un veloce eloquio, così veloce che è meglio leggerlo che ascoltarlo. Ha amato così tanto studiare Lettere moderne che ha trascorso almeno il doppio degli anni fuori corso, un po’per l’ansia dilagante, un po’perché non riesce ad essere serio a lungo. Neanche in quattro righe di biografia.

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