I santi mostri – Ade Zeno: recensione

Tiziano Sclavi, alla domanda “Tu sei Dylan o Groucho?”, rispose “io sono i mostri”, e lì ho capito che avrei letto tutta la sua produzione. La me ventitreenne che stava scrivendo la tesi sulla grande valenza seriale e autoriale di Dylan Dog aveva capito che sicuramente non era stata l’unica a sentirsi come Edward Bloom, troppo stretta in piccolo acquario.

Sclavi scrive Mostri nel 1977 (di cui vi parlerò prima o poi) e racconta la storia dei freaks all’interno di un ospedale. La loro esistenza è una prigionia, il mondo li accantona come diversi; esibiscono il loro orrore, le malformazioni fisiche. L’autore pavese prende spunto dal più celebre film di Tod Browning, Freaks del 1932. I mostri di cui parla l’autore nel libro sono quelli che inquietano più di quelli veri e propri, perché vivono intorno a noi. L’identificazione dei mostri è in realtà soggettiva.

I protagonisti del nuovo romanzo di Ade Zeno I santi mostri sono un gruppo di freaks che, quando finalmente si ritrovano a sentirsi parte di una famiglia, sono costretti a scappare dagli accadimenti storici della Germania nazista. In questo caso è quasi immediato il riferimento al film Freaks out di Gabriele Mainetti del 2021. La condizione di prigionia è la medesima, non obbligatoriamente delle coordinate spazio-temporali definite, perché non sono esclusivamente fisici i confini delineabili per mettere le distanze. Machiavelli ne Il Principe parlava già della ciclicità della storia, niente di nuovo.

Nel 1924 si conoscono Jorg Brandt, l’uomo scimmia, e Gebke Bauer, dodici dita, e insieme fonderanno la compagnia di artisti Santi mostri e gireranno per circa vent’anni con i loro spettacoli in tutta la Germania. Si uniranno Polifemo, la donna con due bocche, la funambula ceca e così via. nessuno va lasciato per strada, si è uniti da un legame a doppio filo. Nello sfondo storico l’autore ci racconta di tutta la scalata che fa Hitler, dagli anni di prigionia in cui si dedica alla stesura suo masterpiece fino allo scoppio della Seconda guerra mondiale. Tristemente tipico del periodo fu anche il noto Aktion T4 del 1939 per la purificazione della razza, eliminando ogni tipo di diversità. Come si diceva poco prima, i veri mostri sono quelli intorno a noi.

La trama attira il lettore che rimane legato alle pagine, desideroso di conoscere tutte le vicende di questi artisti che si trovano a doversi separare a malincuore. Lo sfondo storico viene presentato in maniera lineare e non è possibile confondersi, anche con vaghe reminiscenze liceali. Non mi ha convinta particolarmente il mondo in cui è stata sviluppata la psicologia dei personaggi. Nella seconda parte della narrazione sarà proprio Polifemo a muovere le vicende degli attori, lasciando abbozzate alcune figure come i gemelli e le due donne. Gebke è il leader della compagnia, Jorg Brandt ha un fratello nella Gestapo ed è omonimo di Karl Brandt, il famoso medico personale del Führer. Mi ha lasciata delusa la marginalità di alcuni, che non mi ha permesso di affezionarmi ai diversi personaggi.

Una lettura consigliata più agli amanti dei romanzi a sfondo storico e meno a quelli che cercano storie sui margini e il perturbante.

Federica Andreozzi

Leggo da sempre, e ho deciso di diventare miope e astigmatica solo per provarlo a tutti. La mia compagna di vita si chiama Ansia, che mi somiglia ma ci vede benissimo. Recensisco di tutto, anche le etichette delle camicie, ma se mi date un fantasy non potrò che assumere l’espressione schifata in foto.

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