Gli ultimi giorni di luce di Billie Scott – Zoe Thorogood : recensione

Zoe Thorogood, solo la settimana scorsa ho letto per la prima volta un suo libro ed oggi eccomi pronta con un nuovo titolo: Gli ultimi giorni di luce di Billie Scott.

A voler essere corretti, Gli ultimi giorni di luce di Billie Scott precede Tutta sola al centro della terra, infatti l’opera viene citata nel secondo fumetto che racconta i sei mesi successivi alla pubblicazione del primo lavoro.

Sono stati proprio questi riferimenti a convincermi a recuperare il volume, perché sentivo che c’era qualcosa che mi sfuggiva, un riferimento che non potevo cogliere, che non riuscivo a comprendere.

Come si può facilmente immaginare, le opere sono strettamente collegate, perché disegnate dalla stessa autrice, anche se credo che in Tutta sola la centro della terra, il fumetto – inteso come disegno – sia un più chiaro veicolo di espressione del malessere di cui racconta, n Gli ultimi giorni di luce per Billie Scott la narrazione è più lineare e anche la trama è ben evidente.

Ma quello che rende le opere veramente unite è Zoe, il modo in cui la storia di Billie sia simile a quella dell’autrice, il modo in cui ne conserva le paure, la vita nello studentato senza conoscere i coinquilini, la solitudine ma anche la voglia di romperla; ed infatti per Billie, Zoe ha poi immaginato un futuro diverso, fatto di possibilità, quelle stesse che voleva per sé stessa.

In Tutta sola al centro della terra Zoe si rende conto di quanto Billie sia il suo riflesso nello specchio delle Brame, così simile eppure così diversa, una persona per la quale gli altri avrebbero fatto il tifo, una persona che piace agli altri. Ma se queste sono le cose che Zoe Thorogood ha da dire, se sono queste le cose che Zoe riesce a fare, ed è questa la sua arte, a me Zoe piace. Mi piace la parte di lei che custodisce Billie e mi piace la parte di lei che affronta i suoi mostri, forse in modo diverso da quello di un semplice personaggio, ma che le ha fatto produrre un esempio bellissimo di come vive una persona affetta da disturbi mentali e depressione.

Gli ultimi giorni di luce di Billie Scott ci racconta di come tutte le prospettive della vita possano cambiare in un attimo. Billie è un’artista, una pittrice, e per raggiungere il suo obiettivo, entro i venticinque anni, ha sacrificato tutto, non ha amici non ha vita sociale, ha solo l’arte, la solitudine e i suoi sogni.

Arriva una lettera indirizzata a Billie, un coinquilino decide di consegnarla a mano per provare a parlarci, Billie stava uscendo ma si trattiene; quella lettera è una risposta importante alle sue preghiere, ed è positiva. Billie potrà esporre venti opere su un tema che le sta a cuore, un messaggio che la sua arte vuole comunicare.

Ma cosa sta a cuore ad una ragazza con l’ansia sociale a parte l’arte stessa? Bilie si incarta e più si incarta e più ci prova, ma le dieci tele mancanti restano sempre bianche.

Alla fine il blocco creativo ha la meglio, Billie esce a fare un giro, ad osservare, a cercare di capire quale può essere il suo soggetto e lo trova: le persone.

Così si siede a ritrarre; peccato che quello che sembrava un senzatetto diventa la vittima di un pestaggio e gli aggressori, intimoriti dalla possibilità che Billie abbia una telecamera, assestano un pugno anche a lei, in realtà credendola un uomo, per via del berretto e del giaccone maschile.

Billie perde sangue dal naso, maledice il momento in cui ha deciso di uscire di casa e lì torna; la mattina dopo il suo campo visivo è pieno di macchie scure, e non vanno via, così deve mettere di nuovo alla prova la sua fobia verso l’altro e il mondo esterno e farsi visitare. La diagnosi è chiara: distacco delle retine, niente da fare, è troppo tardi, le restano due settimane.

La notizia è terribile per chiunque, ma per una persona che ha votato la sua vita all’arte è persino peggiore, soprattutto se non hai nessuno con cui condividerla. Un po’d’alcool e la tristezza la spingono a cercare l’amicizia dei suoi coinquilini e da loro riceve il coraggio che le serve per non arrendersi e sfruttare le ultime settimane per creare le dieci tele ed esporre, indipendentemente dal fatto che il giorno della mostra sarà probabilmente già cieca.

Billie prende soldi, colori e tele e parte la notte stessa, cavalcando l’onda del coraggio e dell’alcool. Su di un treno verso Londra, decide la prima tela: Adam, uno dei suoi tre coinquilini. Poi incontra Sara, che con le amiche festeggia il suo addio al nubilato. Sara è la seconda tela.

Unitasi ai festeggiamenti delle ragazze, Billie arriva al West e lì fa due incontri: Rachel e un piccolo randagio. Da questa notte inizia la vita vagabonda e senza tetto, la vita di un artista che necessita di dormire bene per non affaticare gli occhi. Il vicolo del West diventa la sua base, il randagio il terzo dipinto, finché non incontra Arthur.

Arthur è un ex militare, ex vagabondo che le propone di dormire in un ostello per senzatetto, per stare più al sicuro rispetto al vicolo, lui è il quarto quadro.

All’ostello Billie incontra gente nuova, ma prima di socializzare ha bisogno di un altro sorso di altro coraggio liquido. Nel gruppo presentatole da Arthur resta subito colpita da Iris, hanno più o meno la stessa età, lei ha i capelli rasati da un lato, sembra sempre incazzata e non ama rivangare il passato, è il quinto quadro.

Billie però continua a tornare al vicolo per dipingere e continua ad incontrare Rachel, senzatetto come lei che continua a chiedere di suonare al West, incassando rifiuto dopo rifiuto. Il loro legame è speciale, Rachel le canta la sua storia, ciò che la musica ha fatto per lei, riuscire ad incanalare la rabbia, ad esprimersi e a canalizzare in qualcosa di produttivo.

Gli ultimi giorni di luce di Billie Scott ha una tema centrale, ed è l’arte, in tutte le sue forme, e in particolar modo illustra e custodisce il processo creativo; la capacità di ogni persona di poter creare qualcosa, in qualsiasi modo.

L’atto della creazione è il più misterioso ed ineffabile di tutti, basti pensare alla creazione più misteriosa e suprema, l’atto creativo per eccellenza, quello di dare la vita.

Tutto sembra dispiegarsi chiaramente verso il discorso infuso e quasi folle del Dottor Frankenstein la notte della creazione del mostro. La possibilità tutta umana di creare qualcosa che prima non c’era, di lasciare un segno oppure no, il creare come una forza che sta al di sopra di tutte le altre, creare, dare la vita a qualcosa, l’unico messaggio da comunicare all’essere umano: continuare a creare.

Da questo punto in poi il messaggio si fa sempre più chiaro, la creazione che va oltre tutto, anche la disabilità. Ne Gli ultimi giorni di luce di Billie Scott si parla spesso anche di disabilità, di errori, di condizioni della vita o di atteggiamenti che non definiscono chi siamo, anche perché la vita è imprevedibile e può succedere di cadere, ma ci si può rialzare, così come il perdere la vista non sminuisce la tua persona come artista e come creativo. Ci sono tanti modi per esprimersi perché niente ci definisce davvero, il potere della creazione è anche questo: si adatta al cambiamento.

Questo Billie lo impara anche grazie a Cook, sesto quadro, che insieme a Rachel e a Nate abita in una discarica dismessa insieme a Rachel. Cook è uno scrittore in disgrazia dopo aver perso un braccio; Nate è un misterioso studente deluso e disilluso dalla vita, settimo quadro.

Billie e Rachel intanto passano molto tempo insieme, si sostengono e Rachel somministra analcolici a Billie per dimostrarle che lei alle persone basta da sola, senza l’aiuto dell’alcol. Tutto però degenera in una lite, la vista peggiora, Billie torna all’ostello, dove avvengono numerosi furti, scappa via con Iris solo per ritrovarsi derubata anche lei, poiché proprio Iris ne era la responsabile. Con grande fortuna l’artista riesce a riappropriarsi del proprio lavoro e ad aiutare la madre sola con tre bambini, Maria, ottavo dipinto, portandola all’ostello.

Ma il vuoto di Rachel resta, questo è il sentimento di un grande amore, e Billie torna al vicolo del West sperando di incontrarla, senza fortuna.

Probabilmente però, la fortuna aiuta gli audaci, così come aiuta Billie che si è spinta oltre i suoi limiti ed ora la vita è pronta a mostrarle il frutto di quella semina, di quei legami che piano piano si sono creati.

Riappare Sara che ha una grande idea per fare in modo che Rachel possa esibirsi finalmente al West, e così tutti i personaggi cominciano a comparire al bancone del bar chiedendo di vedere Rachel, che alla fine avrà la sua serata, che ritroverà Billie per continuare le loro vite insieme.

Il finale è la differenza principale tra le due opere. Gli ultimi giorni di luce di Billie Scott ha un finale positivo, se si vuole un lieto fine. Magari non è il vostro stile, magari preferite un finale più simile alla realtà, dove le cose non si sistemano, dove i sogni non si realizzano e dove le persone si arrendono al buio. Beh, non è questo il caso.

Questo fumetto è arte, e l’arte cambierà il mondo.

Oriana D'Apote

Oriana D'Apote classe ’93 un pendolo che oscilla tra la Puglia e l’Abruzzo. La mia prima natura è quella di ascoltatrice di storie, con l'animo inquieto sempre alla ricerca di qualcosa, il dettaglio, la poesia. Sogno di acquistare centinaia di fiabe illustrate, leggo storie crude. Vivo come il protagonista di un noir a colori dove alla fine prenderò il cattivo, risolverò il caso.

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