Gabriele D’Annunzio e la velocità – Francesco Nuvolari : recensione

Vivere in Abruzzo significa fronteggiarsi con una realtà costellata di testi su Gabriele D’Annunzio, un enorme mare difficile da navigare, dove spesso i testi si perdono tra i flutti, ma Gabriele d’Annunzio e la velocità di Francesco Nuvolari spicca decisamente.

Non è solo un libro sul Vate e il suo rapporto con i mezzi di trasporto. Si tratta di una vera e propria esplorazione verso una realtà che cambia e la cultura che ingloba i nuovi modi di vivere. La velocità è la nuova musa ispiratrice, come recita anche il titolo del primo capitolo. Il libro inizia con un excursus relativo al rapporto tra scrittura e nuovi mezzi, a partire dalla bicicletta. Il primo autore citato è Marinetti, ma arriviamo anche a Carducci col suo stupendo Inno a Satana. Non mancano i riferimenti filosofici, come Nietzsche che criticava il possibile futuro del “tutto e subito”. Alla fine Nietzsche aveva ragione sulla visione dell’avvenire, ma le sue idee hanno subito una sconfitta evidente (almeno in questo caso).

La bicicletta ha uno spazio abbastanza ristretto, così com’è nella storia della velocità; è interessante un articolo del 1959 dove Federico Mola ironizza su D’Annunzio.

Michetti manovrava un più grottesco e antidiluviano ordigno, il biciclo, progenitore della bicicletta. Somigliava ad un grottesco dinoterio miocenico dal diametro più lungo di una ruota da carro e dietro una rotellina minuscola come la carrucola di un pozzo; in mezzo e in alto, issato ad un telaio di ferro, una sella rigida, che dava a chi vi era seduto l’aspetto di un funambolo. Michetti con un cappelluccio di sua invenzione di tela bianca inamidata, che poi andò di moda, ma per poco, avanzava solenne come su una biga faraonica al seguito di Nabucodonosor. Al suo fianco un giovane elegante: potava un vestito di lino bianco, la paglietta, aveva il pizzo e i baffi rasati con cura.

Una descrizione deliziosamente fantozziana per il mezzo di locomozione e per il povero Michetti, che al fianco di D’Annunzio mostra davvero poco carisma. Del resto è una partita persa a priori. L’autore pescarese non cerca le mode, bensì le intuisce e le crea prima che escano fuori naturalmente. Come dice Francesco Nuvolari “D’Annunzio a quell’epoca aveva già intuito che lo sport non era più visto come un eccentrico passatempo aristocratico praticato solo da nobili perdigiorno ma, al contrario, stava diventando un fenomeno culturale e sociale sempre di più condiviso dalla gente”.

Il volume entra nel vivo del suo tema trattando la passione automobilistica del poeta, che si inserisce nella letteratura dell’epoca: da un lato si glorificava il mezzo (Mario Morasso, Marinetti e i futuristi), e dall’altro ne provava soggezione o addirittura timore. Gabriele D’Annunzio era sicuramente dalla parte della velocità. Si appassiona subito alle corse automobilistiche, una su tutte la Coppa Florio organizzata dalla famiglia che ispirò poi la recente saga dei Florio. Possiede negli anni diverse macchine, dalla Florentia 18CV rossa fino alla sua stupenda Isotta Fraschini blu.

Il volume di pregio, edito da Grimaldi, cura nei dettagli anche le caratteristiche tecniche dei singoli mezzi passati per le mani di Gabriele D’Annunzio, e segue anche l’amore per i velivoli (dai dirigibili agli aerei) e le navi. D’Annunzio è forse il personaggio letterario più proiettato verso la modernità, e traspare da ogni pagina di questo saggio. Il comparto fotografico è notevole e sottolinea il concetto con un’alta qualità di stampa.

È anche un ottimo modo per analizzare la storia da un punto di vista diverso. Il pescarese volante è stato un personaggio molto influente su molti fronti; ripercorriamo quindi l’impresa di Fiume, il volo su Vienna e tanti altri eventi.

Non poteva mancare una sezione dedicata al rapporto con Tazio Nuvolari, complice la parentela dell’autore (che ne è nipote). È un vero peccato che nel film Il cattivo poeta ci siano radi e volatili riferimenti a questi legami, pur rimanendo un ottimo film. Giacché ho aperto questa parentesi, aggiungo un’ultima cosa. Nota di demerito al trucco Rai, che rende Sergio Castellitto più simile a Pirandello che al Vate. Fortuna che l’attore è così bravo da non farci pensare (troppo) a quest’assurda somiglianza.

Ultima nota interessante è nei capitoli finali dove scopriamo delle grandi donne alla guida, dalle auto agli aerei, un ottimo punto iniziale che meriterebbe pubblicazioni a parte.

Se amate D’Annunzio o vi siete incuriositi con le chicche citate, Gabriele d’Annunzio e la velocità di Francesco Nuvolari è il saggio che fa per voi.

Aniello Di Maio

Aniello di Maio è nato l’ultima volta a Castellammare di Stabia (NA), ma si definisce pescarese per evitare lo spirito di competizione. Allevato da un diplomatico presso l’ambasciata spagnola, ha acquistato un veloce eloquio, così veloce che è meglio leggerlo che ascoltarlo. Ha amato così tanto studiare Lettere moderne che ha trascorso almeno il doppio degli anni fuori corso, un po’per l’ansia dilagante, un po’perché non riesce ad essere serio a lungo. Neanche in quattro righe di biografia.

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