Femminismo. Una storia per immagini – Jenainati, Groves e Milton

La rivista letteraria The Athenaeum nel 1895 definì una femminista come una donna che “ha in sé la capacità di lottare per tornare all’indipendenza”. Il concetto di femminismo ha tenuto impegnat3 pensator3 e attivist3 per più di un secolo e, mentre la sua definizione non può essere stabilita in modo definitivo, i suoi molteplici significati riflettono le complesse espressioni personali e culturali dell’attività femminista.

Femminismo. Una storia per immagini

Femminismo, una storia per immagini di Cathia Jenainati, Judy Groves e Jem Milton nella traduzione italiana di Marta Capesciotti, Matu D’Epifanio e Beatrice Gusmano edito da Fandango libri, nella collana Documenti, di cui abbiamo già avuto modo di leggere e conoscere altri titoli, come La fine dell’amore (io) e La città spezzata (Aniello); ma in particolar modo, le storie per immagini, come Gender, e Queer.

Femminismo, ho cominciato con l’impossibilità di dare la sua esatta definizione, proprio perché, femminismo, è una parola che deve rappresentare numerose e differenti realtà; differenti per etnia, classe sociale, orientamento sessuale, titoli di studio, paesi di provenienza. Eppure il femminismo l3 riguarda tutt3.

Proprio per questo, questa storia per immagini è un piccolo mattoncino, un libro ricchissimo e denso, non solo di nomi e di date e di eventi, ma anche di come il femminismo si sia diviso, mutato, applicato, teorizzato, nel corso del tempo; e se pensiamo che il testo affronta solo una parte del movimento, concentrandosi su Regno Unito e Nord America, forse potremmo avvicinarci a comprendere quante moltitudini devono potersi sentire rappresentate nella parola femminismo.

Perché cominciare da una parola? Perché ancora oggi ci sono person3 che credono che il femminismo non le riguardi; da un lato perché, come diceva Giulia Blasi in Brutta, dire di essere femminista rischia di svalutarti agli occhi del cazzo magico, per il quale, ovviamente, sei femminista = sei acid3 = sei inchiavabile = sei frustrat3 e forse neppure etero.

E dunque chi è che si vuole dichiarare femminista se si rischia di perdere su di sé l’importante sguardo approvatorio del cazzo magico?

E dall’altro perché, probabilmente, sei talmente assuefatt3 dagli schemi di una società che si muove sempre nello stesso modo, da non riuscire a concepire quanto e fino a che punto siano profonde le radici di quello che viene chiamato patriarcato ed è più facile dire: “adesso stiamo esagerando, non tutto è patriarcato.”

Il fatto è che, invece, sono esistite ed esistono tante sfumature di femminismo, tante quante potrebbero essere l3 person3 che lo rappresentano, quindi probabilmente non hai trovato quello giusto! – lo so adesso sembro il peggior pubblicitario etero cis, ma datemi fiducia, ok?

Una delle cose più belle che ho imparato da Femminismo – una storia per immagini è che, nonostante, praticamente dopo aver ottenuto il diritto di voto, per molti uomini e anche per molte donne i diritti erano stati conquistati, il femminismo abbia, invece, continuato ad esistere e a trasformarsi, in base alle necessità, a farsi espressione di diverse classi, di diverse etnie, di problemi differenti per ognuno di questi gruppi.

Pur nelle sue differenze è un movimento collettivo, di supporto, o vogliamo ancora credere che le donne sono di natura cattive ed invidiose l’una dell’altra, eterne figlie della peccatrice primordiale, Eva?

Ma la cosa su cui vorrei porre l’accento è che, all’interno del testo, potrete trovare un bel po’ di eventi in ordine cronologico, ecco, guardate le date.

Guardate le date di quelle conquiste, perché potrebbe sorprendervi vederle così, nero su bianco, e scoprire quanto in realtà, siano recenti.

Eh, niente, finisce così, non sono qui per insegnarvi niente, vorrei solo che lo leggest3, perché il femminismo ci riguarda ogni giorno, e invece il mio sguardo continua ad essere diviso, tra i grandi movimenti, come lo sciopero transfemminista indetto per l’otto marzo da Non Una Di Meno e la grande adesione che ha generato e la difficoltà che, invece, affrontare l’argomento genera negli ambienti più piccoli, nel quotidiano, soprattutto quando si tratta di parlarne con amic3, parent3, e collegh3 di lavoro.

Oriana D'Apote

Oriana D'Apote classe ’93 un pendolo che oscilla tra la Puglia e l’Abruzzo. La mia prima natura è quella di ascoltatrice di storie, con l'animo inquieto sempre alla ricerca di qualcosa, il dettaglio, la poesia. Sogno di acquistare centinaia di fiabe illustrate, leggo storie crude. Vivo come il protagonista di un noir a colori dove alla fine prenderò il cattivo, risolverò il caso.

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