Felicità a mezz’aria – Maria Gualtieri

Il primo periodo di lockdown ha cambiato le nostre abitudini piccole o grandi che siano, la vita fuori ha ceduto molto spazio a quella tra le quattro mura. Abbiamo quindi passato pomeriggi a fare pizze, leggere, scrivere… Maria Gualtieri, l’autrice di Felicità a mezz’aria ha deciso di rendere tangibile ciò che ha scritto durante la scorsa primavera pubblicando questo romanzo.

Il libro inizia con una data, 20 marzo: l’autrice si ritrova a casa completamente libera e decide di scrivere. Non ha orari, consegne, si sente solo l’eco lontana di qualcuno che canta dal balcone. La sua giornata si vuota e sente l’esigenza di riempirla in qualche modo, non basterà fare un ciambellone. Nasce così Felicità a mezz’aria, scritto di getto in pochissimi giorni; il romanzo racconta che dunque un momento di improvvisa libertà può portare a nuove avventure.

Dopo anni di lavoro estenuante Maria si ritrova in ferie a Roma. Per puro caso entra in un negozietto d’antiquariato e la sua proprietaria, Teresa, le presta un vecchio quaderno. Si tratta di un diario che contiene delle lettere d’amore di quasi settant’anni prima da parte di un certo Antonio alla donna che amava, Anna. Antonio altri non era che il padre di Teresa la quale, dopo molti anni, ha deciso di mettersi alla ricerca di questa misteriosa donna amata dal padre prima della sua nascita. Maria sarà la fedele spalla/aiutante di Teresa in questa sorta di quête.

Maria si trova nella posizione dell’essere una narratrice interna al romanzo ma, a ben vedere, la storia non parla di lei. La nostra protagonista si fa da parte per narrare questa storia per alcuni versi anche picaresca, quasi un Don Chisciotte narrato dal buon Sancho Pancia. L’ho trovato un espediente narrativo non usuale e che mi ha colpita molto.

Un altro elemento molto piacevole ed originale è la presenza costante della musica: Maria ascolta la radio costantemente e ciò che ascolta ci fa compagnia per tutta la durata del romanzo. Da De Gregori e Rino Gaetano fino a Ligabue e ai Negramaro, l’autrice crea come una sorta di playlist per i suoi lettori per rendere più piacevole il tempo della lettura.

Felicità a mezz’aria è il frutto di un’esigenza viscerale, la scrittura, che ci ricorda che – e qui scatta la fan di film adolescenziali che è in me – “non importa quello che trovi alla fine della corsa ma quello che provi mentre corri”.

Ma andiamo a conoscere meglio Maria Gualtieri e il suo Felicità a mezz’aria:

Il lockdown ha fermato molti sogni ma ha permesso di realizzarne tanti altri. Da quanto pensavi a questo romanzo?

Per dir la verità sono anni che pensavo a questo romanzo. Lo avevo iniziato circa quattro anni fa. Ma a circa metà del romanzo, gli impegni quotidiani di lavoro hanno preso il sopravvento.

E quando decidevo di rimettere mano alla storia, era passato così troppo tempo dall’ultima volta, che perdevo il filo del discorso e così abbandonavo l’impresa.

Il lockdown è stato il momento in cui il lavoro non occupava così tanto spazio nelle mie giornate, i ritmi erano più lenti, così da permettermi di portare a termine questo romanzo.

Il messaggio è chiaro ed è quello del tempo, quel poco tempo che dedichiamo ai nostri sogni, a quello che ci piacerebbe fare. Dovremmo imparare a dedicare a noi stessi più tempo, fa bene sicuramente all’anima.

Nel tuo romanzo troviamo spesso stralci di canzoni. La musica che influenza ha nel momento della scrittura?

La musica per me è fondamentale, fa praticamente da sottofondo alla mia vita e alle mie ore dedicate alla scrittura.

Se non c’è la musica, io non riesco scrivere.

Amo tutti i generi di musica e amo gli strumenti musicali, ne sono completamente affascinata. In questo anno particolare mi sono voluta regalare una chitarra e una batteria elettronica.

Il prossimo regalo credo che sarà un pianoforte.

Stai già lavorando ad una nuova prova narrativa?

Si, subito dopo aver finito questo romanzo ne ho iniziato subito un altro che sto per terminare a breve.

Quali libri consiglieresti per iniziare bene il nuovo anno?

Sicuramente, consiglio di leggere o di rileggere “il Gabbiano Jonathan Livingston”; è uno di quei libri che ogni tanto va riletto perché assume sfumature diverse in base ai momenti della vita che si stanno vivendo.

Ci piace fare un simpatico gioco con gli autori che intervistiamo: ti propongo una coppia di termini e devi sceglierne uno:

Roma / Parigi

Vita frenetica in città / vita tranquilla in campagna

Lettera / e-mail

Diario / Blog

Radio / Musica al pc o smartphone

Cinema / Film in streaming

Letteratura italiana / letteratura straniera

Romanzo d’amore / romanzo giallo

viaggio in auto / viaggio in treno

The / caffè

Laura Perrotti

Nata quasi trent’anni fa, non ricordo un momento della mia vita in cui non ho avuto un libro sul comodino. Amo tutti quei romanzi che riescono a farmi andare lontano (ma non troppo) con la fantasia… sarà per questo che sono finita a voler occuparmi di cinema? Ho uno strano debole per i classici dell’Ottocento francese e del Novecento italiano ma non sono la tipica snob che tira dritto davanti alle nuove uscite.

Lascia un commento