Estranei – Alessandro Gazzoli : recensione

Molte persone non nascono con la vocazione per l’insegnamento, certe volte è una professione che intraprendi anche per caso. Sono le situazioni e i diversi incontri che ti permettono di capire se quella è davvero la strada giusta per te. Sicuramente lo stipendio e i due mesi di vacanza invidiati non sono il deterrente che ti spingono a sceglierlo come lavoro.

Alessandro Gazzoli nel suo romanzo Estranei fa un reportage, molto autobiografico, della sua esperienza da docente presso il centro Eda di Trento per insegnare l’italiano agli stranieri. L’autore premette subito che i nomi e alcuni eventi sono stati modificati per rispetto della privacy, però è impossibile non riconoscersi in tutto quello che racconta nel libro.

Come avrò scritto più volte su questo sito negli ultimi anni, anche io sono un’insegnante di italiano, ma a Milano, città faticosa che però ti offre veramente tanto. Gli studenti di cui parla l’autore sono eterogenei per età, cultura e luoghi di provenienza; nel romanzo non troverete perbenismo e politicamente corretto, ma la pura e schietta verità. Sicuramente io ho avuto solo un piccolo assaggio, però questa città ti permette di avere nelle tue aule un’utenza veramente variegata offrendoti confronti continui, riflessioni, scontri di petto (davvero tanti, soprattutto quando ricevi un’accoglienza non semplice perché sei una docente giovane e donna), ma anche scoperte meravigliose.

«Mi dà i brividi essere così dentro, essere considerato una persona cui si possono rivelare tutti questi segreti, degno di una fiducia che ogni volta mi onora e mi stordisce. A volte essere qui è come stare nel confessionale del mondo, in un’intimità così pura che nemmeno i parenti più stretti conoscono.»

In questi ultimi anni ho asciugato lacrime, sentito e letto sfoghi e visto ragazzi, alcuni di qualche anno ripetenti, con le idee chiare, sognatori e con un forte senso di responsabilità. Per alcuni c’era il desiderio viscerale di prendere il diploma per contribuire poi in famiglia o altri ancora chiedevano una mano a compilare la domanda per fare la richiesta di cittadinanza italiana o ancora i primi diplomati in famiglia e i cuccioli spersi a cui ti affezioni sempre particolarmente con storie terribili, troppo per poterne parlare. E infine ci sono quelli che però perdi comunque, anche se da docente provi di tutto per aiutarli a credere in sé stessi ma si sentono comunque condannati alle dinamiche della corrente.

Alessandro Gazzoli in Estranei ci racconta dei suoi studenti che devono prendere la licenza media al centro per adulti e racconta le vicende di Priti, Samira, Marisol e tutti gli altri e non puoi far a meno di pensare alla tua Priti o alla tua Samira. Verso la fine del romanzo racconta proprio di come sia veramente difficile dividere la propria vita per compartimenti stagni; per quanto tu possa provarci, non è mai semplice lasciare la scuola tra le mura dell’edificio e staccare quando torni a casa perché ti affezioni alle persone, credi in loro e gli auguri il meglio, anche quando non ti consegnano i lapbook in tempo e rischiano l’insufficienza in pagella.

Provo a scrivere questa recensione la sera prima dell’ultimo giorno di scuola e penso con malinconia ai miei studenti che si diplomeranno presto iniziando così un nuovo ciclo della loro vita. Mi mancheranno sicuramente, però il mio lavoro con loro è ormai concluso.

Forse il modo più corretto per chiudere questo discorso è con la stessa chiusa scelta dell’autore. Se leggerà mai queste parole, capirà che non potevo fare diversamente.

“Amare quello che si fa, e pensare che si poteva fare meglio”. Sempre.

Federica Andreozzi

Leggo da sempre, e ho deciso di diventare miope e astigmatica solo per provarlo a tutti. La mia compagna di vita si chiama Ansia, che mi somiglia ma ci vede benissimo. Recensisco di tutto, anche le etichette delle camicie, ma se mi date un fantasy non potrò che assumere l’espressione schifata in foto.

Lascia un commento