Dove sei, mondo bello – Sally Rooney : recensione

Il New York Times ha definito Dove sei, mondo bello il miglior romanzo di Sally Rooney fino ad ora.

Personalmente, se dovessi scegliere tra Parlare tra amici, Persone normali e questo, sceglierei decisamente Persone normali, perché è il mio preferito; anche se Dove sei, mondo bello è un mix perfetto degli elementi tra i due volumi che lo precedono.

Se, come me, siete amanti dello stile e delle storie di Sally Rooney, questo suo nuovo lavoro non vi deluderà.

Sally Rooney si è fatta portavoce delle numerose crisi che si attraversano nell’arco della nostra esistenza ma soprattutto de La Crisi, quella del quarto di secolo.

In Dove sei, mondo bello possiamo trovare numerose similitudini con Parlare tra amici. Come ad esempio la presenza di una doppia coppia e soprattutto la presenza di un forte legame d’amicizia tra le due protagoniste femminili.

Il loro legame, le loro lunghe email, sono il nodo del volume, ma anche uno schermo; non solo tra loro, per nascondere un po’ di quello che dal vivo a lungo andare non si può tacere, ma anche tra il lettore e i numerosi non detti della coppia di amiche.

Eileen ed Alice, questi sono i nomi delle due ragazze, affondano le radici della loro amicizia nella convivenza dei loro vent’anni. Del periodo universitario, ricco di sogni, possibilità, amicizie, in un certo senso il loro mondo ci viene presentato tutto in divenire, Dublino è una rete infinita di possibilità, di occasioni, di contatti.

Ora che è alla soglia dei trent’anni Eileen, la brillante studentessa, vive ancora a Dublino, in una stanza in affitto in una casa condivisa, un lavoro da editor sottopagato e un solo saggio pubblicato all’attivo, la città non appare più così ricca. I vecchi amici si sono trasferiti, gli impegni ridotti. Resta solo il lavoro, la spesa, le incomprensioni con la famiglia e i cocci di una relazione ormai chiusa.

La difficoltà di gestione e mantenimento dei legami sociali in età adulta è un argomento che avevo già visto presentarsi in Connor, in Persone normali. L’ancora di salvezza di Eileen diventa Simon.

Simon, un volto noto tra la folla di estranei in città, ma soprattutto un amico. Su di lui si riversano paure e sentimenti contrastanti. Tra un’amicizia da proteggere e una storia d’amore in divenire, ma Eileen non è ancora disposta a lasciarsi andare.

Alice ed Eileen, le dividono ora poche ore di viaggio, dopo che Alice è tornata da New York per affrontare un esaurimento nervoso. Alice, quella che delle due ragazze sembra esser riuscita a realizzare i suoi sogni di scrittrice, eppure la fama, la notorietà, la vendibilità stessa della sua persona in quanto nota autrice le pesa, e le rende difficile relazionarsi con l’altro.

Grazie alle mail, le ragazze si tengono in contatto. Cercano di riallacciare i fili di un legame che la lontananza ha un po’ allentato, senza mai venire agli argomenti cruciali, al cuore pulsante della questione, che potremmo definire come delusione, nei confronti della loro amicizia ma soprattutto mancanza dell’una per l’altra.

Il confronto tra le due avverrà solo di persona, quando finalmente Eileen raggiungerà Alice nella campagna irlandese.

Finché non parlo con te non so mai cosa pensare.”

Necessario, seppur in maniera ambigua, a questo chiarimento la figura di Felix, compagno di Alice, contorto, concreto e disilluso sui rapporti interpersonali.

In Dove sei, mondo bello, Sally Rooney mostra a pieno quella che per molti è la realtà alle soglie dei trent’anni, in bilico tra incertezze, solitudini, e continui paragoni alle vite degli altri. Attraverso le pressioni della società, della famiglia, delle convenzioni, quattro personaggi che lottano per il loro futuro.

La vita può essere molto caotica, può essere un puzzle, ingarbugliato, complicato, da farci perdere il sonno e sbattere la testa, tutto sta nel continuare ad incastrare le tessere, anche se l’ordine non è quello che ci aspettavamo.

Non è nemmeno la vita che avevo immaginato per me stessa. Ma è la vita che ho, la sola. E mentre ti scrivo questo messaggio sono molto felice.

Oriana D'Apote

Oriana D'Apote classe ’93 un pendolo che oscilla tra la Puglia e l’Abruzzo. La mia prima natura è quella di ascoltatrice di storie, con l'animo inquieto sempre alla ricerca di qualcosa, il dettaglio, la poesia. Sogno di acquistare centinaia di fiabe illustrate, leggo storie crude. Vivo come il protagonista di un noir a colori dove alla fine prenderò il cattivo, risolverò il caso.

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