Demon Copperhead – Barbara Kingsolver

Demon Copperhead è probabilmente il libro più lungo che ho letto dopo IT, da quando ho deciso di condividere le mie letture con un pubblico più ampio di quello racchiuso tra le mura di casa mia.

Leggere narrativa lunga quando si ha un calendario fitto diventa un problema, perché si rischia di non stare nei tempi di lettura che ci si è imposti, e di conseguenza anche di dover “subire” un libro, dimenticandosi che la lettura è un piacere.

Quindi per me Demon Copperhead rappresentava un grosso rischio: da una parte la paura di non stare nei tempi, dall’altra il fantasma di David Copperfield che sghignazza dalla libreria.

Perché lui sapeva che avrei ceduto!

E infatti la curiosità uccise il gatto, e quel gatto, lo dico sempre, sono io.

Demon Copperhead è una storia di denuncia sociale, tutta americana, che ci ricorda qualcosa: “ma non l’ho già visto ‘sto libro?”

Sì, l’abbiamo già visto, già letto, già conosciuto, solo che era un bambino inglese, si chiamava David, ed è più vecchio di quasi due secoli.

Barbara Kingsolver ricalca la storia di quello che è stato il primo grande romanzo di denuncia per adattarlo al nostro tempo e porre sotto i nostri occhi un altro grande problema: quello dell’abuso e della dipendenza dagli oppioidi che ha colpito gli Stati Uniti.

Ma non solo quella, perché quando si cerca di evidenziare una problematica è impossibile tenere fuori tutte le altre, è una concatenazione di fattori.

Vi avviso, questa storia ha vinto il Pulitzer 2023, perché è una narrazione che vi prenderà a schiaffi. La lettura comincia spedita, la storia ti cattura e tiene incollati alle pagine, o per lo meno è successo a me, dalla nascita di Demon, fino al suo ultimo tutore legale, in una notte. Questo mi ha illusa sulla velocità di lettura del testo che mi aspettava il giorno dopo.

Se non avete letto David Copperfield permettermi di farmi un mini riassunto della trama che ci faciliterà in seguito.

David nasce in un paesino dell’Inghilterra, orfano di padre, e a crescerlo ci sono sua madre e la governante Miss Peggotty. Quando ha circa sette anni, la madre sposa Mr. Murdstone, un uomo freddo e severo, incline alle punizioni corporali. E proprio a causa di queste che David, ribellandosi, gli morde una mano. Murdstone non aspettava altro per spedirlo in collegio.

Qui, il bambino conosce Steerforth e Traddles, i suoi migliori amici. Il collegio è un ambiente duro grazie al preside Creakle, anche lui incline alle punizioni corporali. Tornato a casa, David trova un nuovo fratellino e una madre oppressa dal marito; e muoiono entrambi poco tempo dopo.

David viene mandato a lavorare come garzone in una fabbrica, il cui proprietario è un amico di Mr. Murdstone. Intanto, in questo periodo David alloggia presso i Micawber. Mr. Micawber è uomo pieno di debiti che non riesce a stare dietro alle spese di casa.

David decide di scappare e, dopo mille avventure, raggiunge l’abitazione di una lontana zia, sua unica parente, Betsey Trotwood, che, da quando si è separata dal marito, odia gli uomini; ma ospita in casa un coinquilino chiamato Mr. Dick. Miss Trotwood riesce a pagare a David gli studi e l’affitto di una stanza presso un avvocato, Mr. Wickfield, dove il ragazzo incontra la figlia di lui, Agnes. Qui David rivede l’amico Steerforth, al quale presenta l’amica d’infanzia Emily, nipote adottiva della sua ex governante. Steerforth seduce la giovane Emily: la ragazza era promessa al cugino Ham.

Terminati gli studi, David comincia il tirocinio presso uno studio legale e conosce la figlia di Mr. Spenlow, Miss Dora, e se ne innamora. Deve allo stesso tempo guardarsi dal subdolo, viscido e arrivista contabile Uriah Heep.

Alla fine David sposa Dora, ma dopo qualche anno la moglie muore a causa d’un aborto spontaneo. In questo frangente David si avvicina ad Agnes e inizia a provare un sincero affetto per lei. Alla fine del libro David sposa Agnes, che da sempre era segretamente innamorata di lui.

Ed eccoci qui, perché è stato necessario il riassuntone? Perché Demon Copperhead ripercorre e riprende la trama del suo predecessore non solo in molti punti, ma anche nei nomi, quindi se siete freschi di lettura dal David Copperfield, vi riuscirà anche semplice intuire cosa sta per succedere.

Demon nasce e, al contrario di David, tacitato già dal primo vagito delle peggiori sfighe, “nasce con la camicia”, tirando pugnetti al sacco amniotico, come un piccolo pugile blu. In Italia mi è sempre stato detto che chi nasce con la camicia è fortunato; a Demon non vengono fatte predizioni di fortuna, ma gli viene detto che non annegherà mai.

Il suo super potere è inutile, dato che non riesce mai a vedere l’oceano, suo grande sogno, e che si tiene lontano dall’unico bacino d’acqua facilmente raggiungibile, Devil’s Bathtub, il luogo dov’è morto suo padre.

Quindi Demon nasce e porta il cognome della madre ma il soprannome di suo padre Copperhead, insieme ai suoi capelli rossi e gli occhi verdi. La madre è una diciottenne con problemi di droga, abitano in una casa mobile e i vicini di casa sono i signori Peggot (ci ridà, no?) con un nipotino della stessa età di nome Maggot. I due sono inseparabili e i Peggot crescono Demon come un altro dei loro molti nipoti.

Il panorama è quello di uno stato della Virginia (specificatamente siamo nella Lee Country), povero, e ancor di più di una classe contadina o ex contadina, ex minatori, poveri. Hillibilly, come li definiscono in modo dispregiativo quelli che vengono da altri stati. Ma allo stesso tempo pieno di risorse, la caccia, la pesca, la possibilità di coltivare l’orto, la vita tra i boschi, a stretto contatto con la natura, il rapporto umano che si instaura non solo tra il vicinato bensì un po’ in tutto il piccolo paese dove ci si conosce tutti (ha anche i suoi lati negativi).

Demon è felice finché, intorno ai sette anni, sua madre sposa Stone. È la chiave di volta verso la caduta, quella della madre, che ricade nei narcotici, e quella della vita di Demon come la conosceva. L’opprimente presenza dell’uomo e i continui litigi con il figlio, spingono la donna ad un abuso di sostanze, viene salvata dall’intervento di Demon mentre Stone cerca di ostacolarlo e gli morde una mano (ridà?).

Allontanato da casa dai servizi sociali, è impossibile per Demon trascorrere il periodo riabilitativo della madre dai Peggot, a causa di una denuncia su presunti abusi, fatta da Stoner; lui si è sempre voluto liberare del bambino. Così Demon arriva alla fattoria Crickson, dove Mr. Crickson (Creaky) è un contadino anziano, sordo, egoista, povero, che tiene i bambini per incassare i soldi del mantenimento e non vedersi pignorata la fattoria. Qui incontriamo Svitato, Tommy Waddell e Fast Forward (Sterling Ford).

I ragazzi vivono tutti insieme, nelle stesse condizioni, dovendo pensare ai lavori pesanti, come: dar da mangiare al bestiame, curare un campo di tabacco, cercare di tenere pulito e, se ci si ricorda, stendere il bucato. L’unico che gode di una posizione privilegiata è Fast, ha sedici anni, è il capitano della squadra di football e ha un grande carisma che non manca di esercitare sugli altri. Il confine tra carisma e tirannia è sottile, ma i ragazzi lo idolatrano come un fratello maggiore, per cui si prendono anche le colpe.

Poco dopo Demon perde sua madre e il fratellino che porta in grembo a causa di un’overdose da ossicodone, un farmaco da poco in circolazione.

Stoner perde completamente interesse per il figliastro, non gli interessa neanche più tormentarlo, lo lascia in balia degli assistenti sociali. Entrano in scena i McCobb, spiantati, con quattro figli piccoli, sempre al verde per seguire le idee fallimentari del Signor McCobb, anche loro cercando di arrotondare grazie all’assegno governativo per i bambini.

Immaginate un ragazzo che si affaccia alle medie, che sta diventando sempre più alto, mentre nessuno si cura di comprargli vestiti nuovi e idonei, tagliargli i capelli e nutrendolo come un bambino in fase di svezzamento. Demon soffre la fame per tutto l’anno di affido, fino a quando comincia a lavorare per Mr. Golly; smaltisce rifiuti dietro il suo supermarket, e contemporaneamente, senza saperlo, aiutava Ghost (amico di Stone) a smaltire i prodotti di scarto delle anfetamine.

Alla fine Demon scappa, e dopo molte spiacevoli avventure raggiunge casa della nonna paterna Miss Betsy (Woodall), che convive con il fratello Mr. Dick, odia gli uomini e si occupa di ragazze orfane o povere. Qui Demon scopre di portare il nome del padre e ritrova i suoi caratteri nei tratti dei familiari, il colore degli occhi, della pelle, quello dei capelli; in effetti era già a conoscenza che suo padre era d’origine Melungeon.

Grazie ai contatti che Miss Betsy mantiene con le sue ragazze, trova un tutore per il nipote: il Coach Winfield. Grazie a lui conosciamo sua figlia Agnes, detta Angus, e sfortunatamente il “vice allenatore” Porta-Qui Pyles.

Questo è un momento felice, Demon trova la sua strada, diventa popolare ed una stella della squadra, i servizi sociali neppure lo chiamano, di lui si occupa la nonna, purché studi. Eppure è qui che comincia la parte più difficile del romanzo, una tristezza immensa, dovuta alla droga, alle condizioni di degrado e talmente tanta poca speranza di un cambiamento all’interno del romanzo che già ci appare possibile vedere la fine del libro con la morte per overdose del protagonista e di quasi tutti gli altri.

Demon si infortuna un ginocchio giocando ed è così che comincia la sua dipendenza da ossicodone, anche se per tutto il romanzo non siamo estranei all’uso di droghe, da parte sua o di chi lo circonda, marjuana, principalmente, ma con l’adolescenza trovano sempre più spazio droghe come eroina, meth, Fentanyl, Xanax.

Assistiamo impotenti all’apertura di una voragine, nessun adolescente o giovane adulto che si muove nell’universo di Demon è estraneo alle droghe, tranne Agnes.

Certe volte mentre siamo immersi nella lettura ci dimentichiamo che stiamo parlando di giovani adolescenti di sedici anni, perché il tempo si dilata così tanto che sembrano passati anni. Poi d’improvviso mentre guida (in America si può a sedici) qualcuno accenna al fondo di sostegno che otterrà con la maggiore età, e tu sei lì che pensi, cavolo, ma il tempo non è passato, tutto questo a soli sedici anni…

Persino l’amore, spesso dotato di un potere salvifico, qui ti porta a cadere sempre più in basso, come per Demon che incontra Dori, la sua ninfa dagli occhi neri, che solo dopo scoprirà essere azzurri, ma sempre dilatati dalla droga. Dori veniva, come lui, da un periodo di facile accesso alle droghe, dovuto all’assistenza di un padre malato di cancro che le ha provocato anche un grosso grado di isolamento.

Essere drogata la aiutava a vedere il lato positivo, ma è anche grazie a lei che scopriamo come in realtà la dipendenza non è limitata ad una bolla adolescenziale, ma coinvolge chiunque, a diversi livelli della società, ma con effetti devastanti sulle classi più indigenti. Davanti alle cliniche del dolore, chi non poteva ottenere una ricetta comprava l’ossicodone da spacciatori o da chi rivendeva quelle in più, oppure compravano le ricette, le donne venivano ricattate con la prostituzione.

Ovunque guardiamo la gente muore, sta male, e non c’è NESSUNA speranza, nessuna flebile speranza di miglioramento. Ho rischiato di mollare il libro, mi sono sentita allo stesso modo con Noi ragazzi dello zoo di Berlino.

Non viene risparmiata neppure la vicenda Emily-Steerforth che in questo caso sono Emmy, cugina di Maggot, e Fast Forward. Uomo, che svelerà la sua natura meschina trasferendosi ad Atlanta e diventando un grande spacciatore, e spingendo Emmy non solo all’eroina, ma anche alla prostituzione, per ottenere nuovi clienti. La scena del recupero di Emmy apre un altro spaccato sul commercio della droga, che non esula dall’annientare gli esseri umani e dove possibile legarlo a quello della prostituzione.

Non vi faccio uno spoiler se vi dico che purtroppo Dori morirà, la trama segue quella di David Copperfield in fondo. Demon riuscirà a disintossicarsi, e la sua storia, oltre a quella dell’America che conosce, la racconterà in un libro a fumetti, unico vero amore, il disegno, che non lo ha mai abbandonato e che ha sempre coltivato anche in situazione di grande precarietà.

Ai miei cocchi, come vi accennavo, questo libro non denuncia soltanto l’abuso legato agli oppioidi, ma in ogni sua parte è presente una critica ad un sistema che non si occupa veramente delle persone ma di numeri e guadagni. Come l’assistenza sociale che affida i bambini a chiunque, senza controllare le reali condizioni, e che pur vedendole non è in grado di fornire una situazione migliore. O ancora la rappresentazione delle minoranze, come i Mulungeon, i Neri, il rapporto che la Virginia ha rispetto agli Stati Confederati. Lo stesso modo in cui l’America tratta la Virginia, il Kentucky, il Tennessee: stati considerati “montanari”, inferiori rispetto alle città.

Lo stesso rapporto tra città\campagna, tra Pennington e Knoxville, lì dove viene evidenziato il valore positivo della vita in campagna, per la possibilità della creazione di una rete umana di sostegno che in città non trova sviluppo e allo stesso tempo quella stessa rete può stringersi addosso e causare la nascita di chiacchiere e pettegolezzi anche falsi.

Demon Copperhead pone l’accento sugli aspetti tenuti in ombra, o forse ignorati, proprio perché sotto gli occhi di tutti. Se questa è una critica alla società, non è solo una critica ad una società afflitta dalla dipendenza da farmaci oppiacei, è una critica a tutto tondo, che ci indigna e ci spaventa. Ci indigna perché ci rendiamo conto del male e delle ingiustizie e ci spaventa, non solo per quanto velocemente la nostra condizione può cambiare, ma soprattutto perché non troviamo la forza per essere parte di quel cambiamento.

A quanta sofferenza assistiamo ogni giorno? E un po’ tutti, come gli assistenti sociali, cerchiamo di mettere un cerotto su un arto mancante.

Questo libro non è né bello, né brutto, è veritiero, potete leggerlo, in base al vostro gusto di lettura, sicuramente vi verrà voglia di rileggere anche David Copperfield (a me è venuta). Ma è anche un libro di un certo peso, con un grumo al centro bello grosso da ingoiare, io stessa ho rischiato di interrompere la lettura, e ancora più difficile da digerire.

Perché se per il nostro Demon Copperhead le cose si risolvono in un finale positivo, anche sotto il punto di vista amoroso – leggi Agnes – per molti altri la dipendenza e l’indigenza si protraggono o continuano a risolversi con la morte. E l’America, nonostante le numerose cause, i risarcimenti e i più stretti controlli, non può ancora dire di aver risolto con i farmaci oppioidi o con il sistema degli affidi.

Oriana D'Apote

Oriana D'Apote classe ’93 un pendolo che oscilla tra la Puglia e l’Abruzzo. La mia prima natura è quella di ascoltatrice di storie, con l'animo inquieto sempre alla ricerca di qualcosa, il dettaglio, la poesia. Sogno di acquistare centinaia di fiabe illustrate, leggo storie crude. Vivo come il protagonista di un noir a colori dove alla fine prenderò il cattivo, risolverò il caso.

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