Dance! – Maurane Mazars : recensione

Dance! di Maurane Mazars è un graphic novel sorprendente. Proprio come per la danza, dove tutto è affidato all’espressività dei corpi, così in questo volume il disegno, i disegni dei corpi la fanno da padrone. Le parole sono secondarie, fluidità e rigidezza sono i due principali mezzi espressivi.

Dance! è un testo di grandi contrasti, fluido e rigido, il colore e la sua assenza, l’America e l’Europa. E nel mezzo c’è la storia, ma ancora di più ci sono le persone, c’è Uli, ma c’è anche Anthony.

Uli è il protagonista, pelle chiara, lentiggini e capelli rossi sono il suo tratto d’istintivo attraverso le tavole. Il semplice desiderio di Uli, che nel 1958 decide di abbandonare la scuola di danza moderna Folkwang e di trasferirsi a New York per seguire il sogno delle commedie musicali, nasconde verità più grandi. Storie più grandi.

Racchiuse in un microcosmo, come può esserlo quello della persona, ci sono storie globali. Ulrich Rosenstiehl, nato a Berlino nel 1938, fuggito a Londra con la famiglia, inseguiti dalla guerra, rappresenta non solo la Germania, ma l’Europa tutta, che cerca di rialzarsi, di non guardare ad una ferita che si scoprirà ancora viva. Numerose sono le tavole in Dance! che rappresentano in toni cupi gli incubi di Uli legati ai ricordi della guerra.

E poi c’è l’America, c’è Anthony, le lotte della comunità afroamericana. C’è Patty, che da ballerina vuole diventare coreografa e si vede relegata al ruolo di assistente, di semplice bellezza. Lei che quel ruolo per le donne vorrebbe ribaltarlo, smantellarlo, ed è invece ostacolata da una Broadway con le sue favolette superate del successo individuale. E il filo conduttore è sempre la danza, il movimento, il superamento, l’evoluzione.

Sono anni molto densi e ci passiamo attraverso per vedere finalmente i sogni realizzarsi. Quelli di Anthony che sfociano nella nascita della compagnia “Alvin Alley American Dance Theater”, una delle prime compagnie composta esclusivamente da danzatori afroamericani. Quelli di Patty che entreranno a far parte della scena avanguardista e sperimentale “Off-Off Broadway” che rifiuta il teatro commerciale.

Tanti microcosmi, scenari che si aprono sotto i nostri occhi come un complesso sistema illusorio. E poi ci sono le ispirazioni, Rudolf Laban, con il suo sistema di notazione della danza noto come “Labanotation”, Mary Wigman e Kurt Jooss, che influenzano disegni e storia e che sicuramente un occhio esperto nell’ambito della danza avrebbe potuto cogliere al primo sguardo.

Purtroppo la mia esperienza con la danza si è interrotta piuttosto presto, sebbene io ne conservi un bellissimo ricordo, come tutte le cose che mi è dispiaciuto davvero lasciare posso dire che: “ho smesso davvero solo quando ho capito che la musica era cambiata, e che quello che mi sarebbe piaciuto ballare non lo suonava più nessuno”, per dirlo con le parole di Giulia Blasi.

Maurane Mazars deve essere una grande viaggiatrice, ci informa che Dance! è stato scritto e disegnato in sei città, cinque paesi e tre continenti diversi. Io, che lo sono molto meno, devo riconoscerle il merito di avermi fatto innamorare di New York attraverso le sue immagini; o per lo meno di quella del 1958!

Forse per quelle atmosfere che mi ricordano West side story, di cui di recente è uscito il nuovo adattamento cinematografico diretto da Spielberg, con tutti quei muri di mattoncini rossi e la vita sulle scale antincendio (si, io amo i musical).

Le tavole che rappresentano queste scene di vita fuori dalle finestre, direttamente sulle scale antincendio, sono tra le mie preferite, non solo per i giochi di luce che si creano ma anche per questo cliché , tutto americano, vedi anche Audrey Hepburn che nei panni di Holly Golightly le usa per scappare su e giù da ogni suo guaio, della vicinanza, della vita lungo queste altissime e, (per me precarie), scalette di metallo che collegano i piani, alle volte quasi i palazzi, nei vicoli più piccoli.

E poi, anche se ambientato molto dopo, in linea temporale, Dance! mi ricorda anche un po’ la New York di Fame – Saranno famosi, forse per via di tutti questi sogni che strabordano, di tutte le vite, le aspirazioni che si intrecciano in quel grosso groviglio di strade, in quella grande promessa di felicità che sembra essere New York City.

So che ho detto che Dance! è una lente, che dal micro ci permette di vedere il macro, ma funziona anche al contrario. Dai grossi subbugli e dalle vicende del mondo possiamo zoomare fino a vedere quel piccolissimo puntino rosso che deve essere Uli visto dall’alto ed essere partecipi della sua vita, dei suoi smarrimenti, dei momenti di sconforto e delle gioie.

Partendo per la grande mela Uli si conquista una vita non facile ma nuova, una nuova possibilità di movimento, di brio. Proprio quello che l’Europa gli aveva tolto e gli vietava.

Dance! ha, per me, in sé i canoni giusti per diventare una perfetta storia di Broadway, mancano solo le canzoni.

Oriana D'Apote

Oriana D'Apote classe ’93 un pendolo che oscilla tra la Puglia e l’Abruzzo. La mia prima natura è quella di ascoltatrice di storie, con l'animo inquieto sempre alla ricerca di qualcosa, il dettaglio, la poesia. Sogno di acquistare centinaia di fiabe illustrate, leggo storie crude. Vivo come il protagonista di un noir a colori dove alla fine prenderò il cattivo, risolverò il caso.

Questo articolo ha 2 commenti.

  1. Angela

    Ciao.
    Il protagonista di “Dance!”, comunque, si chiama ULI e non Uri.
    E l’autrice si chiama Mazars e non Mazar.

    1. Oriana D'Apote

      Ciao, grazie per avermi fatto notare questi errori, li correggerò, anche perché credo che è sbagliando che si impari. ☺️
      La cosa che invece mi rattrista è che di cinquemila battute, scritte con tanta passione, siano rimasti solo gli errori. Credo che, errori di battitura a parte, sia questo quello più grande.
      E da questo cercherò di imparare, a riuscire a trasmettere ancora di più la passione, l’interesse e l’amore che metto in quello che faccio, per far in modo che traspaia ancora di più attraverso le mie parole. E per questo ti ringrazio. 🙏

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