Cinzia – Leo Ortolani : recensione

Oh, baby, what you’ve done to me

You make me feel so good inside

And I just want to be close to you

You make me fell so alive

you make me feel like

A natural woman

Oh baby cosa mi hai fatto

mi fai sentire così bene dentro

ed io voglio solo essere vicina a te

tu mi fai sentire così viva

tu mi fai sentire

come una donna naturale

Prendo in prestito le parole di Aretha Franklin per parlarvi della fantastica Cinzia di Leo Ortolani, conoscente alla lontana di quella stronza di Bedelia.

Sicuramente da questa introduzione vi sarete già fatti una idea di come sia questo personaggio. La quarta di copertina dell’edizione Bao Publishing riporta la citazione della prefazione di Licia Troisi “Cinzia è la donna che ogni uomo vorrebbe essere”.

Su questo devo dissentire. Penso sia riduttivo includere semplicemente la categoria maschile. Chiunque desidererebbe essere Cinzia di Ortolani.

Cinzia è un transessuale con ben 30 centimetri in più. Ma non è questo il dettaglio di cui vi volevo parlare immediatamente in questa recensione. Questo romanzo grafico parla di sogni, desideri e del senso di inadeguatezza che provano tutte le persone ogni giorno. Alzi la mano chi non si è mai sentito inadeguato. Nel caso contrario, state solamente mentendo o forse avete vissuto solo in un film o in una storia a fumetti.

Cinzia sta vivendo la sua fase di transizione ed è alla ricerca del suo posto nel mondo. Chissà, forse potrebbe trovarlo nella Città senza nome che attraversa tra le tavole realizzate dall’autore pisano.

Leo Ortolani, nelle sue tavole, ci racconta di una ragazza che vive un rapporto conflittuale con un corpo che non sente più suo. Sì, è una ragazza, perché non stiamo parlando di Paul – il postino perdutamente innamorato di Rat-man che non ricambia il suo amore – ma di Cinzia, una romantica che ha un rapporto conflittuale con un corpo che non riconosce.

 Si sente come una macchia scura sul vestito pulito della realtà della gente.

Cinzia 1 Leo Ortolani
I luoghi affollati solo quelli che ti fanno sentire più soli

Il desiderio di Cinzia è solo quello di riconoscersi in un mondo che vada oltre le apparenze, le prime impressioni. Un mondo dove è possibile essere sé stessi e non Paul. Pur utilizzando l’umorismo che caratterizza la scrittura di Leo Ortolani, vengono trattate difficoltà che spesso sono sottovalutate dalla maggior parte delle persone, come ad esempio quelle nel dimostrare le proprie qualità in ambito lavorativo. Il dover fingere di non essere ciò che siamo solo per non perdere il proprio impiego o il riuscire ad ottenerne uno, nonostante le comprovate esperienze e capacità.

“Prima di morire, mia nonna mi disse: ’Paul non è un brutto nome… solo che non è il tuo, se vuoi, puoi usare il mio. Tanto, ormai, non mi serve più’”

Non è il responso dell’esame per l’assegnazione di genere a darle le risposte che cerca, e nemmeno un amore ricambiato. Aggiungo, però, che la “tesora” di Tamara trova sempre metodi innovativi e rocamboleschi per approcciare con gli uomini di cui si innamora perdutamente. Qui si riconosce proprio la comicità dell’autore che non delude i lettori che cercano anche la battuta che ti fa strizzare gli occhi per le risate.

Leo Ortolani opta, in Cinzia, per un lieto fine (ormai molto gettonato) dove la protagonista decide di scegliere sé stessa e di amarsi. Non si può contare sempre sugli altri e di certo non saranno loro a dire chi siamo. Solo noi possiamo saperlo.

E tu chi sei, Cinzia o Paul?

Federica Andreozzi

Leggo da sempre, e ho deciso di diventare miope e astigmatica solo per provarlo a tutti. La mia compagna di vita si chiama Ansia, che mi somiglia ma ci vede benissimo. Recensisco di tutto, anche le etichette delle camicie, ma se mi date un fantasy non potrò che assumere l’espressione schifata in foto.

Questo articolo ha 2 commenti

  1. Nonno Frat

    Per me il miglior fumetto di Ortolani. Ora ho anche io un paio di cani morti nel freezer. Non si sa mai.

    1. Federica Andreozzi

      Anche io ho dei cani nel freezer grazie a Cinzia. Penso sia una bella storia da raccontare alla futura prole! 🙂

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