Che traccia hai scelto – a cura di Ivan Carozzi : recensione

Tutte le idee sono buone ma qualcuna lo è più di altre, e tra queste c’è Che traccia hai scelto di Utet, a cura di Ivan Carozzi. Dell’esame di maturità rimangono, in genere, il tema e la parte orale. Sarà per questo che non si fa più la terza prova? Molti hanno ancora gli incubi sulla commissione, sulle attese, o sui tiri mancini dei professori. Sì, parlo proprio di quei docenti che accordano le domande con gli studenti prima dell’esame per poi disattendere gli stessi aiuti proposti.

Il concept di questo libro viene dalla domanda che tutti gli alunni ormai “maturi” sentono ripetere nel corso dell’ultima estate da vivere senza preoccupazioni, scadenze, sessioni in agguato: “Ma tu che traccia hai scelto?”, e giù di lacrime, specie per chi, senza pensare alle complicazioni, si è buttato sul tema storico.

Il gruppo di autori di quest’operazione è molto vario, sia per età che per scelte. Ognuno si è trovato di fronte le tracce del proprio anno di maturità, anche con la possibilità di cambiare traccia rispetto al passato.

Barbara Alberti, ad esempio, diplomata nel 1962, ricorda un più immediato “Preferisci Manzoni o Leopardi?” rispetto alla “contemplazione del dolore” nei due scrittori. L’odio per la situazione ha portato la mente a una semplificazione quasi caricaturale, un “o con noi o contro di noi” che si sarebbe sposato bene con il commissario per le materie letterarie, un prete. La Alberti visse la prima prova come un test, una schedatura, una sorta di modo per stanare i miscredenti.

Pur preferendo di gran lunga il Leopardi del pessimismo ateo e ricco di ironia nell’epistolario e lo Zibaldone, decise quindi di parlare del cattolico Alessandro Manzoni, con l’importanza della Provvidenza nei Promessi sposi e tutte quelle cose che allontanano i giovani dalla lettura nel corso dei primi due anni di liceo.

La viltà della scelta non premiò, e forse anche quest’esperienza avrà influito sulla libertà della scrittura di Barbara Alberti.

Non tutti gli scrittori di Che traccia hai scelto hanno conseguito la maturità, infatti Chicoria e Antonio Moresco hanno optato per altro. Il rapper del Truce Klan parla della sua esperienza al Virgilio di Roma, liceo di fronte al carcere di Regina Coeli, separati solo dal ponte Mazzini, Molto interessanti le riflessioni sulle scelte. Moresco invece scrive il racconto della propria formazione scolastica, quasi un’epopea, Perché alla fine il percorso dello scrittore mantovano è un lungo esame di immaturità che continua ancora oggi.

Com’era prevedibile (per chi mi conosce bene), il mio scritto preferito è di Alessandro Gori, il creatore dello Sgargabonzi. La traccia sulla rivoluzione industriale diventa un perfetto spunto per un meta-tema.

“ Oltretutto la seconda rivoluzione industriale non è per niente facile. È come bissare quel capolavoro che fu la prima. Ci vuole un attimo a fallire, un po’come Sfera 2: Dodecagono di Morte, che uscì solo in VHS, con Bill Pullman al posto di Dustin Hoffman. Dicevamo, la seconda rivoluzione industriale.

Ma no, non me ne dà il tempo. Ecco la sua voce alle spalle. Finalmente si palesa e ha pure il coraggio di chiedermi come va col mio tema. Male, professor Raimo, male! E lei lo sa meglio di me visto che lo sta leggendo. “

Ero quasi sicuro di non trovare tracce di tipologia A, per questo mi ha doppiamente sorpreso il testo di MEDUSA, un progetto che ho conosciuto solo grazie al volume in oggetto. Matteo De Giuli e Nicolò Porcelluzzi, sotto il nome fittizio di Gabriele Lomanto, fanno una bellissima disamina di Versicoli quasi ecologici di Giorgio Caproni. Nel 2017 avrei scelto anch’io quest’analisi del testo, che poi la poesia in questione è in Res amissa, tra le raccolte più belle di Caproni. E sì, l’ho riletta subito dopo aver chiuso questo volume.

Tra gli autori di questo libro troviamo Bianca Pitzorno, Maria Grazia Calandrone, Gaja Cenciarelli, Roberta Scomparsa che addirittura inserisce un racconto a fumetti, i tipi di Tlon, e persino ChatGpt. Ecco, tra i grandi meriti di Che traccia hai scelto c’è quello di aver fugato un dubbio che mi correva in testa. Sappiate che l’intelligenza artificiale, almeno in un futuro prossimo, non sembra che sarà in grado di sostituire chi scrive, o almeno chi lo fa bene. Leggere per credere!

Aniello Di Maio

Aniello di Maio è nato l’ultima volta a Castellammare di Stabia (NA), ma si definisce pescarese per evitare lo spirito di competizione. Allevato da un diplomatico presso l’ambasciata spagnola, ha acquistato un veloce eloquio, così veloce che è meglio leggerlo che ascoltarlo. Ha amato così tanto studiare Lettere moderne che ha trascorso almeno il doppio degli anni fuori corso, un po’per l’ansia dilagante, un po’perché non riesce ad essere serio a lungo. Neanche in quattro righe di biografia.

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