Cenerentola è morta – Kalynn Bayron : recensione

Cenerentola è morta da duecento anni. Le fiabe, si sa, finiscono tutte con un rassicurante “e vissero tutti felici e contenti”. Nel caso di Cenerentola, però, la sua vita e la sua morte sono state fatte oggetto di un culto teocratico della sua persona. La fiaba viene appresa a memoria sin dall’infanzia, e la sua perpetuazione è ciò su cui si basa la vita a Lille, e (sembra) nel Regno di Mersailles.

Le ragazze devono trovare la forza di uscire da una situazione di oppressione e miseria, grazie al proprio talento e all’aiuto di amici fidati? No, le ragazze devono obbligatoriamente presentarsi al ballo annuale per farsi selezionare da un uomo come mogli. Se non vengono selezionate per tre anni consecutivi, sono dichiarate inadempienti e condannate ai lavori forzati e alla schiavitù. I capifamiglia di ogni unità familiare (maschi, naturalmente) dispongono come meglio credono della vita della moglie e dei figli. Su tutti comanda il Re Manford, diretto discendente del principe Azzurro, il cui ritratto è affisso in ogni casa. Poi, ci sono i nobili, i meno nobili, i poveri, tutti accomunati dal desiderio di far spiccare le proprie figlie sulle altre, per far loro ottenere un matrimonio vantaggioso e impedire che il disonore si abbatta sulla famiglia.

Soldi, potere, classe; tutte queste cose contano, ma alla fin fine, la base comune delle nostre leggi è che le donne, a prescindere dalla loro posizione, sono alla mercé di ogni minimo capriccio degli uomini.

In questo adorabile contesto vive Sophia, che è innamorata di Erin e non ha mai creduto che le leggi del regno fossero giuste. Sua nonna, che è stata giustiziata per aver protestato apertamente contro il Re e i suoi decreti, le ha trasmesso il desiderio di lottare e ribellarsi per far rispettare i propri desideri. I suoi genitori però, per proteggerla e per proteggere sé stessi, le impongono di indossare un vestito azzurro, mettersi un bel paio di tacchi alti e andare al ballo. Sophia si dispera, chiede a Erin di fuggire insieme. Ma la paura e l’incapacità di immaginarsi un mondo diverso hanno la meglio su tutti, tranne che su di lei. Al ballo, una serie di eventi imprevisti danno inizio al suo viaggio, al termine del quale scoprirà che neppure Cenerentola è chi credevamo fosse.

Cenerentola è morta di Kalynn Bayron è uno young adult atipico. Innanzitutto, non è un retelling in senso stretto. La fiaba è smontata in ogni sua componente, e ogni personaggio del racconto canonico assume una dimensione nuova, contemporanea. Le sorellastre e la matrigna, che a Lille sono usate come spauracchio per bambine. Il principe Azzurro, che si chiama davvero così, e che forse non è mai esistito. Il ballo, che qui sembra più un mercato del bestiame che un evento mondano. Persino le scarpette di cristallo. Tutti elementi tradizionali della fiaba che vengono sezionati, problematizzati e inquadrati in una luce completamente diversa.

Ho pensato più volte a The Selection di Kiera Cass, che all’epoca trovai tremendo, e (chiedo scusa per i toni apocalittici) amorale e diseducativo. Anche qui la protagonista è costretta a partecipare a un reality show per essere selezionata come moglie dal principe, se non fosse che dopo un inizio in cui si pone delle ovvie domande sul proprio libero arbitrio, finisce per infatuarsi del suddetto principe dimenticando completamente i propri propositi di ribellione femminista.

Sophia invece, che ci viene descritta come carina e potenzialmente contesa tra più pretendenti, è orgogliosamente omosessuale, non si lascia irretire né distogliere dai propri propositi e, una volta tanto, è davvero padrona del proprio destino. Anche quando conosce Constance (lascio al lettore il compito di scoprire chi sia), che svolge per lei il ruolo di mentore, non si affida mai passivamente, e non smette mai di costruire la propria identità da sola.

Ho molto apprezzato che l’orientamento sessuale sia rappresentato solo come uno degli aspetti della protagonista, che non la definisce più di quanto non faccia il suo senso dell’umorismo o il suo amore per la giustizia. Una volta tanto, è una storia in cui le tematiche LGBTQI+ sono inserite in modo armonico all’interno della narrazione.

Nella sua semplicità, anche il world building è ben fatto. Niente nomi astrusi di città impossibili, complesse gerarchie e classi sociali poco funzionali alla narrazione. C’è tutto quello che serve per costruire la storia, e anche gli elementi sono disseminati in maniera accorta e intelligente.

Per genitori e insegnanti all’ascolto che non sanno mai cosa far leggere agli adolescenti, lo consiglio vivamente. È un’ottima rampa di lancio per letture più complesse e c’è un’attenzione costante a non annoiare e a non scendere di ritmo senza però sacrificare la credibilità della vicenda. Ma, vi dirò, me lo sono goduto parecchio pure io.

Fiorenza Fortini

Fiorenza Fortini nasce e attecchisce tra le colline abruzzesi. Nella vita è un’insegnante di italiano e storia (o latino e greco, dipende dagli anni). Scrive racconti sulla pagina Instagram @ritrattiscartati e sogna di pubblicare il grande romanzo generazionale italiano. Ama la fantascienza, lo smalto semipermanente, i podcast e le storie in cui alla fine il protagonista muore.

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