Caminito. Un aprile del commissario Ricciardi – Maurizio De Giovanni : recensione

Siamo più vicini al Natele che alla Pasqua, ma il ritorno sulle scene di Luigi Alfredo Ricciardi, nel mio calendario, corrisponde più ad un’attesa resurrezione che ad una natività imminente.

Poi Caminito, un aprile del Commissario Ricciardi, con la pasqua ci sta davvero bene.

Dopo un fermo di due anni, e tre nella Napoli del Commissario, Maurizio De Giovanni torna a regalarci un pezzetto della vita del Barone di Malomonte.

Chi di voi mi segue da un po’ ricorderà di certo la recensione che precede questa, Il pianto dell’alba. Ultima ombra per il Commissario Ricciardi, dove dopo dodici libri vedevamo finalmente giungere a realizzazione la dolcissima storia d’amore, di silenzi e di sguardi tra Enrica e Luigi Alfredo, che si apprestavano a vivere una piena e felice vita coniugale.

Ma ovviamente così non è stato! Vuoi per un senso di perdita che ha sempre guidato l’opera o comunque per un senso di mancanza e di irrealizzazione insito nella natura del personaggio, De Giovanni ci priva TUTTI della felicità che stavamo aspettando, ci priva di Enrica.

Ma ci lascia in dono Marta, Marta Ricciardi di Malomonte; avrà, questa bambina meravigliosa ereditato il dono del padre?

Caminito si apre a tre anni dalla morte di Enrica, è il 1939 e la Napoli di Ricciardi cerca di proteggere la sua vera natura, disordinata, passionale e irruenta da quelle che sono le nuove direttive, di rigore e di progresso, a tutti i costi, imposte dallo stato.

Il sentimento che prevale è quello di disagio, il cambiamento, la bruttura. la paura è dietro l’angolo, una sensazione che produce nel lettore un effetto straniante, trattandosi della città di Napoli, dove la vicinanza dei palazzi e il numero degli abitanti favorisce i contatti umani, di vicinanza, di solidarietà. Il regime invece costringe a guardare il prossimo con occhio di sospetto. Fioccano le denunce, spesso infondate, su presunti atti antifascisti o condotte sessuali ritenute inadatte dalla politica del tempo.

In mezzo a questa aria tesa, di doloroso cambiamento, ritroviamo i nostri beniamini di sempre impegnati a scoprire la verità sull’omicidio di due giovani amanti di cui nessuno ha denunciato la scomparsa.

Com’è ovvio, la politica non riesce più a restare al margine delle indagini e delle vite. E quella che era l’anima passionale della città, viene corrotta da quelli che sono le trame terribili del periodo storico.

Mentre le anime continuano a parlare a Ricciardi dei loro sentimenti d’amore, perduto o sperato, in un aprile che promette già l’estate, Bruno Modo, da sempre impegnato nella sua campagna antifascista, gli racconta un’altra storia, fatta di persone che resistono e, anche se con piccoli gesti, continuano una cocciuta opposizione alle politiche dell’epoca.

Il ragazzo trovato morto era un porta lettere, un tramite tra i prigionieri al confino e le famiglie che non ne avevano ricevuto più notizie.

Bruno è straziato. Convinto del coinvolgimento delle camicie nere nell’omicidio del giovane amico. Ricciardi invece è preoccupato, non solo perché con l’assenza della vedova Vezzi non riuscirebbe a trovare il modo di aiutare il dottor Modo, ma alla sua indole schiva si unisce ora un nuovo sentimento alla conservazione. Una prudenza che prima il Commissario non aveva conosciuto.

Ora che nella sua vita c’è Marta, sua responsabilità è restare vivo, è tornare a casa, anche per rispettare l’ultimo desiderio di Enrica.

Caminito è un libro carico di ombre, di attese, grava sull’atmosfera l’avvicinarsi di qualcosa che deve succedere, camminiamo cauti sul fio di un rasoio, mentre un vento d’estate fa, come al solito, girare la testa e il sangue per le strade dell’afosa città.

È un degno seguito, è quello che stavamo aspettando, un ritorno familiare a tutti gli effetti, una nuova storia di Luigi Alfredo, come se un’ipotetica fine non fosse mai giunta e in effetti non lo era, per noi che lo stavamo aspettando. E saremo sempre qui per farlo.

Il Commissario Ricciardi conserva il pregio di riuscire ad arrivare dritto al cuore, delle cose e del lettore, con la sua semplicità, il suo senso di giustizia, il grande rispetto per il dolore, il suo e quello degli altri. Devo ammettere che c’è grande curiosità nel vedere come un animo come il suo affronterà gli orrori, e soprattutto le morti della guerra imminente; e poi quali sorprese ci riserveranno gli occhi scuri di Marta?

Molte cose in questo aprile ingannevole ci sono state svelate completamente.

Con Caminito, De Giovanni mantiene la sua consueta linea narrativa, riuscendo a raccontare, ancora una volta, di una natura umana in tumulto e di una città che, sotto una falsa cortina di quiete, si mostra sempre irrequieta.

Bentornato Commissario, ci aspettiamo ancora grandi cose da lei.

Oriana D'Apote

Oriana D'Apote classe ’93 un pendolo che oscilla tra la Puglia e l’Abruzzo. La mia prima natura è quella di ascoltatrice di storie, con l'animo inquieto sempre alla ricerca di qualcosa, il dettaglio, la poesia. Sogno di acquistare centinaia di fiabe illustrate, leggo storie crude. Vivo come il protagonista di un noir a colori dove alla fine prenderò il cattivo, risolverò il caso.

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