Barbarone sul pianeta delle scimmie erotomani – Gipi : recensione

Ho fatto pace con la fantascienza grazie a Barbarone sul pianeta delle scimmie erotomani. Soprattutto ho capito cos’era a infastidirmi del genere. Se becco qualcuno che si prende troppo sul serio, non posso che ridere di lui. La vita è un condensato di situazioni assurde e grottesche, almeno la mia, e non riesco a concepire le piatte esistenze degli eroi senza macchia che fanno sempre la cosa giusta contro i cattivi che fanno sempre la cosa sbagliata. Manca completamente l’empatia verso chi crede nel “riso che abbonda sulla bocca degli stolti”. Vale anzi il contrario: Quanto può essere stolta la persona che non cerca occasioni per ridere? Come sempre ha ragione il Perozzi.

Il volume della Rulez parla di un esploratore spaziale che tiene il suo diario di viaggio mentre tenta di sopravvivere a tutte quelle situazioni che si creano quando l’ignoto è la base di ciò che si incontrerà. Le analisi di Barbarone seguono un ironico realismo.

La sequenza iniziale, l’incontro di Barbarone con le scimmie erotomani sul loro pianeta, è esilarante eppure naturalissima. Ho apprezzato parecchio l’intero malinteso linguistico, e Gipi dimostra di essere un fantastico disegnatore ma anche un perfetto sceneggiatore (sì, lo sapevamo già, ma fatemi arrivare al punto) perché è in grado di giocare con parole e gesti quasi come se stesse esemplificando una trattazione come quelle di Andrea Moro. Limiti e possibilità della lingua diventano tangibili sulla carta disegnata.

È una graphic novel libera, sempre e comunque. E non è solo per la bestemmia nelle prime pagine – che non ce ne sono più, è funzionale e screma i lettori che non sarebbero in grado di proseguire – ma si vede anche nell’impostazione delle pagine e delle vignette senza bordi. Nell’imprevedibilità delle razze aliene c’è Goggo, tenero e paciocco, c’è Pozza di Piscio, il personaggio impossibile da non amare.

Ecco, a mio avviso è (quasi) impossibile non amare Barbarone. Fin dalla copertina rimanda a quella leggerezza che dovrebbe tornare a diffondersi nel mondo. La guardi e ritorni a quando risparmiavi per spendere tutti i tuoi soldi in edicola. C’è grande cura nella costruzione del volume, ad esempio ho riso come un idiota nelle pagine in cui – fuor di spoiler perché tanto non ne conoscete il motivo – Barbarone va all’incontrario nel linguaggio e nel tempo, e anche il numero delle pagine è al rovescio. Sì, tante volte non rido quando sarebbe normale ma in compenso può capitare l’opposto.

Buttatevi a capofitto su Barbarone sul pianeta delle scimmie erotomani, perché potremo aspettare insieme i prossimi volumi (non mi piace aspettare da solo, e voglio parlarne con più persone possibile)!

Aniello Di Maio

Aniello di Maio è nato l’ultima volta a Castellammare di Stabia (NA), ma si definisce pescarese per evitare lo spirito di competizione. Allevato da un diplomatico presso l’ambasciata spagnola, ha acquistato un veloce eloquio, così veloce che è meglio leggerlo che ascoltarlo. Ha amato così tanto studiare Lettere moderne che ha trascorso almeno il doppio degli anni fuori corso, un po’per l’ansia dilagante, un po’perché non riesce ad essere serio a lungo. Neanche in quattro righe di biografia.

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