Ariston – La scatola magica di Sanremo – Walter Vacchino con Luca Ammirati

Il titolo dice davvero tutto, in una sola frase: Ariston, la scatola magica di Sanremo. L’Ariston non è solo un teatro, è il frutto di un sogno della famiglia Vacchino che coinvolgeva tutta la comunità locale prima, nazionale poi. L’evento artistico più noto dello Stivale inizia sempre con quel “In diretta dal teatro Ariston” ormai stampato in mente.

L’idea è la più ambiziosa possibile. Progettare un teatro che sia anche la prima multisala in un centro cittadino, una delle prime sull’intero territorio nazionale. […] Ma a mio padre non basta, la sua visione si spinge ancora più in là. L’obiettivo, il sogno, è fare concorrenza alla Francia e alla sfavillante Cannes con il suo Festival del cinema nato nel 1946.

Ariston ha una radice greca importante: aristos significa “il migliore”. Oltre l’ambizione, che poi è diventata realtà, la scelta del nome racchiude forse anche una motivazione emotiva e sentimentale. Il nome di Aristide Vacchino, padre di Walter, inizia con le stesse tre lettere che chiudono il cognome della moglie, Pinina Cerchiari. Un cerchio unito per un nucleo perfetto che sarà la famiglia dell’Ariston.

La scatola magica di Sanremo è narrata nella sua storia, travagliata fin dall’inizio. Purtroppo sembra quasi che sia una colpa avere quel guizzo che permette di avanzare più degli altri. La concorrenza fa di tutto per mettere i bastoni tra le ruote al visionario Aristide, senza contare al vantaggio di poter lavorare in una città ancor più viva grazie a luoghi (come sarà in effetti l’Ariston) rinomati che porterebbero spettatori da ogni località.

Questo libro è però anche un racconto della famiglia Vacchino, da Carlo – che nel 1907 creò il Cinematografo Sanremese con gli spettacoli in esclusiva della Pathé – fino all’autore del libro Walter, anche se la storia proseguirà un domani con i suoi figli e poi coi nipoti e così via. La storia dei Vacchino è di persone determinate e realmente innamorate del proprio lavoro.

Terzo protagonista di Ariston, la scatola magica di Sanremo è, giustamente, il Festival della canzone italiana, giunto alla sua settantaquattresima edizione. Il coautore è una garanzia: Luca Ammirati è il responsabile della Sala Stampa. Queste tre storie sono intrecciate, ed è impossibile parlare dell’una senza un’altra.

All’inizio, il Festival di Sanremo si svolgeva presso il Casinò cittadino. La presa sul pubblico era poca, e la Rai stessa non puntava all’evento. Veniva trasmesso solo in radio e con poco battage pubblicitario. Non era però una gara come le altre, e la prova è che è l’unica rimasta tra le molte dei passati decenni, ed è sempre più grande. Dal 1977 ha la sua casa nel teatro Ariston, ed è interessante la frase di Mario Maffucci: «Gli uomini di televisione sostengono che il palcoscenico dell’Ariston faccia, da solo, tre punti di share in più».

Sul palco sono saliti tutti, dai cantanti del Festival e del Club Tenco fino ai poeti come Edoardo Sanguineti o addirittura il premio Nobel Dulbecco. A leggere la lista delle personalità che hanno avuto la fortuna di poter solcare il palco dell’Ariston, la scatola magica non solo dei Festival musicali, sembra quasi impossibile che esista un luogo di tale portata e che non sia in una delle grandi metropoli italiane.

Sono tanti i frammenti di storie che Walter Vacchino racconta a noi curiosi: dai cantanti che si ribellano al playback fino alle richieste degli ospiti e gli imprevisti, ad esempio l’ospitata mancata di Elton John, più approfondita nel libro di Stefano Senardi La musica è un lampo.

Ariston, la scatola magica di Sanremo è perfetto per tutti noi veri appassionati che fin da piccoli abbiamo il sogno di varcare l’ingresso del teatro per ammirare il palco più amato e temuto d’Italia. Ricordo un servizio televisivo dove intervistavano i cantanti in gara e chiedevano cosa si provava su quel palco. La maggior parte ne aveva paura per la sua importanza e energia. Nel cuore mi è rimasto, unico a cui riesco ad associare la risposta, Enrico Ruggeri, che invece voleva vivere la festa, come un ragazzo in gita.

Per tutte queste storie c’è Ariston, la scatola magica di Sanremo, e QUI parliamo sia del libro che della nuova edizione, sempre presentata da Amadeus e con la regia di Stefano Vicario, imperdibile come sempre!

Aniello Di Maio

Aniello di Maio è nato l’ultima volta a Castellammare di Stabia (NA), ma si definisce pescarese per evitare lo spirito di competizione. Allevato da un diplomatico presso l’ambasciata spagnola, ha acquistato un veloce eloquio, così veloce che è meglio leggerlo che ascoltarlo. Ha amato così tanto studiare Lettere moderne che ha trascorso almeno il doppio degli anni fuori corso, un po’per l’ansia dilagante, un po’perché non riesce ad essere serio a lungo. Neanche in quattro righe di biografia.

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